mercoledì, 20 Novembre, 2019

Brasile, Lula torna libero in attesa sentenza definitiva

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L’ex presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, conosciuto come Lula, è stato scarcerato dopo una lunga detenzione, in attesa di una sentenza definitiva.
Lula, 74 anni, leader indiscusso della sinistra brasiliana e ammirato dai progressisti di tutto il mondo, dopo avere trascorso più di 18 mesi in prigione, ha beneficiato di una sentenza della Corte Suprema del Brasile.
Lo scorso giovedì, l’Alta corte ha reinterpretato una norma che imponeva ai condannati, che avevano perso in appello, la carcerazione preventiva in attesa della sentenza definitiva.
Lula, tra il 2003 e il 2010, era stato condannato per corruzione in due processi legati a tangenti relative allo scandalo Petrobras, la compagnia petrolifera statale del Brasile e un altro processo riguardante la compagnia di costruzione Odebrecht.
Lula si è sempre dichiarato innocente e nel corso del tempo sono affiorate notevoli perplessità rispetto all’imparzialità dei giudici che hanno emesso la sentenza di condanna per il leader del Partido dos Trabalhadores, PT.
A svelare le trame più oscure ha contribuito la stampa libera. Nell’inchiesta realizzata da The Intercept, fondato dal giornalista investigativo statunitense Gleen Greenwald, si portavano diverse tesi a sostegno della persecuzione giudiziaria contro il leader più amato dai brasiliani.
In altri termini, da diverse parti si sostiene che il processo contro Lula sia stato pilotato per motivi politici, al fine di escluderlo dalla competizione presidenziale della fine del 2018, nella quale il candidato del Pt era il grande favorito secondo tutti i sondaggi. L’esclusione di Lula ha permesso alla destra estrema di Jair Bolsonaro di vincere quelle decisive elezioni.
In seguito, ha destato grande sospetto la nomina, da parte di Bolsonaro, di Sergio Fernando Moro, come nuovo ministro della Giustizia.
Infatti, il giurista Moro ha condotto, dal marzo 2014, il processo denominato “Lava Jato” che ha portato nel 2017 alla condanna dell’ex presidente Lula a nove anni e sei mesi di reclusione.
Secondo Moro, si è trattato del maggiore caso di corruzione e riciclaggio di denaro mai rilevato nel più grande paese dell’America latina.
La scelta della nomina ministeriale di Moro ha scatenato numerose polemiche, poiché Bolsonaro nelle elezioni presidenziali del 2018 ha fortemente beneficiato del processo “Lava Jato”, avviato proprio da Moro.
Nel giugno del 2019, il giornale online The Intercept Brasil ha pubblicato una serie di articoli basati sulle chat private del giudice Sergio Moro nell’App Telegram, dove Moro suggerisce ai procuratori della “Lava Jato” come muoversi per condannare Lula.
Sembra sempre più chiaro che il ministro della Giustizia del Brasile, Sergio Moro, abbia orchestrato l’arresto di Lula per non permettergli di candidarsi alle elezioni.
Queste vicende hanno richiamato gli eventi di Mani pulite, avvenuti in Italia nei primi anni ‘90: diversi giornalisti brasiliani hanno paragonato la figura di Moro a quello dell’ex capo del pool di Milano, Antonio Di Pietro. Come Moro, anche Di Pietro ha ottenuto un ruolo politico di primo piano a seguito dell’inchiesta che ha spazzato via un’intera classe politica.
Dopo la scarcerazione, l’ex presidente è uscito dalla prigione della città di Curitiba alzando il pugno al cielo e ringraziando i numerosi sostenitori accorsi davanti al carcere: “Non pensavo che oggi sarei stato qui a parlare con gli uomini e le donne che durante 580 giorni hanno urlato buongiorno, buon pomeriggio e buonanotte, anche con la pioggia o con 40 gradi. Sergio Moro non ha voluto arrestare un uomo- prosegue Lula- Volevano incarcerare un’idea e le idee non si bloccano, non si uccidono. Cari compagni e care compagne, non sapete che cosa significhi che io adesso mi trovi qui con voi. Tutta la mia vita ho parlato con il popolo brasiliano e non avrei immaginato che accadesse quello che è accaduto oggi».
Suona stonato e minaccioso, il tweet di Bolsonaro: “Agli amanti della libertà e del bene, siamo la maggioranza. Non possiamo commettere errori. Senza un comando anche la migliore truppa diventa un gruppo disordinato che spara ovunque, compreso agli amici. Non diamo munizioni alla canaglia, che è momentaneamente libera ma è colpevole”.
Subito dopo la notizia della liberazione del leader della sinistra brasiliana sono giunte numerose dichiarazioni di solidarietà da parte di politici progressisti sudamericani e mondiali, da Bernie Sanders a Jeremy Corbin.
Paolo Gentiloni, neo commissario europeo, su Twitter scrive: “Lula torna in libertà. Un grande presidente che ha combattuto contro la povertà e per il riscatto del popolo brasiliano”.
Il segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti, ha espresso la sua soddisfazione: “Bella notizia Lula libero! Un grande presidente, simbolo di un Brasile più giusto e più forte”.
Tuttavia, la scarcerazione di Lula potrebbe non essere definitiva: l’ex presidente dovrà affrontare gli ultimi gradi di giudizio nei processi ancora in corso e rispondere ad altre accuse di corruzione a suo carico.
Per questi motivi la mobilitazione internazionale a favore di Lula proseguirà, con il chiaro obiettivo di contribuire a ristabilire democrazia e Stato di diritto in Brasile.

Paolo D’Aleo

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