venerdì, 22 Novembre, 2019

Brexit, ancora una fumata nera. Ipotesi nuovo rinvio

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Ancora una fumata nera, l’ennesima, sulla Brexit mentre la deadline del 31 ottobre è sempre più vicina. Non è servito neppure un incontro tra il Primo Ministro inglese Boris Johnson e il Presidente del Parlamento Europeo Sassoli a Londra per venirne a capo. Ulteriore tensione era stata innescata da una fonte di Downing Street che riferiva di un colloqui tra Johnson e Angela Merkel durante il quale la Cancelliera Tedesca avrebbe usato le parole “Sostanzialmente impossibile” nel descrivere le nuove proposte inglesi sull’uscita dall’Europa. Questo fa arrabbiare anche il presidente uscente del Consiglio Europeo Donald Tusk che in un tweet ha attaccato il premier Johnson, accusandolo di voler vincere “un qualche stupido gioco dello scaricabarile” mettendo a rischio “la sicurezza e gli interessi dei cittadini dell’Unione Europea e del Regno Unito”.
Intanto si profila la possibilità di un nuovo orizzonte temporale per la Brexit. La nuova data è quella del 2020 e potrebbe essere decisa nei prossimi giorni, a cavallo del consiglio europeo della prossima settimana o comunque prima della scadenza del 31 ottobre che ormai sembra morta. Secondo fonti europee, tutti i 27 Stati membri dell’Ue sarebbero d’accordo su un’estensione dell’articolo 50 all’estate prossima. Ma dovrà essere il governo di Londra a chiederla con un buon motivo. Il motivo che si fa strada sarebbero le elezioni anticipate.

Già la risoluzione votata dal Parlamento europeo a settembre ipotizza le elezioni anticipate o un nuovo referendum sulla Brexit come un motivo accettabile perché Londra chieda un rinvio. E oggi, all’indomani di un teso incontro con il premier britannico Boris Johnson a Downing Street, il presidente dell’Europarlamento David Sassoli ne ha parlato con lo speaker della Camera dei Comuni John Bercow. “Un’eventuale richiesta da parte delle istituzioni del Regno Unito di estensione del termine di recesso dovrebbe servire a ridare la parola ai cittadini britannici tramite referendum o elezioni generali”, sono le parole di Sassoli. “Con John Bercow c’è stata piena consonanza – aggiunge Sassoli – sull’importanza del ruolo dei nostri Parlamenti nella gestione della Brexit. E vi è la comune consapevolezza che una uscita disordinata del Regno Unito dall’Unione Europea sarebbe contro gli interessi dei cittadini britannici ed europei”.

 

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