giovedì, 17 Ottobre, 2019

BREXIT, CONTROMISURE UE

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La Brexit spaventa l’Europa. Dopo il voto di ieri sera che ha bocciato nuovamente il piano del Governo britannico e la possibilità di un ulteriore voto negativo in serata che faccia saltare la possibilità un accordo con la Ue, il Parlamento europeo ha approvato una serie di misure di emergenza in caso di una Brexit ‘no deal’. L’aula ha dato il via libera a quattro relazioni: la prima per un’autorizzazione all’export di determinati prodotti dell’Ue verso il Regno Unito e l’Irlanda del Nord. La seconda sul proseguimento del programma Erasmus+, la terza su alcuni aspetti della sicurezza aerea, la quarta con una deroga per proseguire i programmi di cooperazione PEACE IV e Regno Unito-Irlanda alla frontiera nordirlandese.

Con il voti di ieri è stato respinto per la seconda volta l’accordo per la Brexit. Ora la Camera dei Comuni è chiamata a decidere se procedere o meno con l’opzione ‘no deal’, vale a dire l’uscita senza accordo dalla Ue. Il voto si applica però alla sola scadenza del 29 marzo, la data ufficiale fissata per legge. Il testo della mozione presentata dal governo recita infatti che i Comuni “rifiutano di approvare l’uscita dall’Unione europea il 29 marzo senza un accordo di recesso e una cornice per le future relazioni”. L’approvazione della mozione del governo non esclude quindi un’uscita ‘disordinata’ in una data successiva al 29 marzo.

A differenza del voto di martedì, per il quale è stato determinante il parere negativo dell’avvocato generale dello Stato Geoffrey Cox sulle ultime aperture fatte dalla Ue sulla questione del ‘backstop’, la premier Theresa May dovrebbe farcela agevolmente. Ai Comuni, salvo clamorose sorprese, c’è infatti un’ampia maggioranza trasversale contraria all’opzione ‘no deal’. È per questo che il calendario parlamentare messo a punto nelle scorse settimane prevede che giovedì i Comuni siano nuovamente chiamati a pronunciarsi sulla Brexit, per decidere se chiedere una proroga dell’Articolo 50.

PROSSIMI STEP – In caso di voto favorevole alla mozione, Londra chiederà formalmente all’Unione europea un “breve” rinvio dell’uscita, in modo da guadagnare tempo, senza dover prendere parte alle elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento. La parola passerebbe quindi ai 27 leader della Ue, che nel vertice in programma il 21 e 22 marzo potranno accogliere la richiesta britannica, disinnescando (per il momento) lo spauracchio del ‘no deal’. I leader Ue potrebbero anche decidere di accogliere la richiesta britannica di una proroga, ma non per un breve periodo, bensì per un tempo più lungo.

IL RINVIO – A questo punto, se Londra accetterà la controproposta europea, si avrà comunque un rinvio della Brexit. Al contrario, se l’ala oltranzista dei Tories dovesse bocciare la controproposta Ue, si arriverebbe ad una fase di stallo, la stessa alla quale si giungerebbe direttamente nel caso in cui i Comuni dovessero bocciare nel voto di giovedì la mozione per l’estensione dell’Articolo 50. Il rompicapo della Brexit si farebbe, se possibile, ancora più complicato.

TRE SCENARI – Gli scenari prevedibili sono sostanzialmente tre: una Brexit senza accordo; un secondo referendum; un nuovo voto (il terzo) sull’accordo della premier May. Di nuovo, in caso di voto favorevole all’accordo, si procederebbe ad una Brexit ‘ordinata’, il 29 marzo. In caso di ennesima bocciatura dell’accordo, lo scenario ‘no deal’ diventerebbe a questo punto inevitabile. A meno che la Ue, all’ultimo minuto, non facesse delle consessioni sul ‘backstop’ tali da convincere la riottosa maggioranza parlamentare della May. L’accordo verrebbe quindi approvato dai Comuni, probabilmente pochissimi giorni (o ore) prima che l’orologio della Brexit segni inevitabilmente la sua ora alla mezzanotte del 29 marzo.

Jeremy Corbyn, leader del partito laburista, ha rilanciato nel botta e risposta con Theresa May del Question Time del mercoledì ai Comuni la sfida sul suo piano B per una Brexit più soft come unica soluzione “credibile” e realistica dopo la bocciatura bis di ieri dell’accordo proposto dalla premier Tory. Il leader laburista ha sollecitato May a rinunciare alle sue “linee rosse”, a superare i veti incrociati interni al Partito conservatore e a convergere sulla proposta del Labour di una Brexit che punta a lasciare il Regno nell’unione doganale e “allineata” al mercato unico.

La premier ha però insistito sulle linee del suo accordo a dispetto del voto di ieri e notando come pure il piano Corbyn sia stato già bocciato dalla Camera. May si è detta certa che il popolo britannico voglia uscire dall’Ue, ma anche dal mercato unico e garantire al Regno la libertà (fuori dall’unione doganale) di negoziare accordi di libero scambio con Stati terzi.

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