venerdì, 19 Luglio, 2019

Brexit: Corbyn per un secondo referendum, in questa legislatura

0

Jeremy Corbyn, leader del Labour Party, ha annunciato una svolta nella posizione del partito sulla questione della Brexit.
Il partito socialista britannico si è schierato, ufficialmente, per un secondo referendum sulla Brexit, in modo da combattere la tentazione, che serpeggia tra i conservatori, di andare verso un no deal, ossia l’uscita dall’Unione Europea senza un accordo con le Istituzioni comunitarie.
Secondo Corbyn, un’uscita disordinata (definita “una Brexit conservatrice”) comporterà notevoli difficoltà economiche per i cittadini e le imprese del Regno Unito.
Di fronte alla concreta opzione del No Deal, i laburisti hanno deciso di fugare le ambiguità del passato, specificando la posizione da tenere in questa legislatura.
In altre parole, Jeremy Corbyn ha annunciato che il Labour Party chiederà un secondo referendum su qualsiasi accordo sulla Brexit che potrebbe approvare il partito conservatore, così come su un possibile No Deal. Nel caso di un secondo referendum, i laburisti si schiereranno a favore del Remain.
Questa svolta arriva dopo mesi di forti polemiche interne sulla posizione “ondivaga” adottata da Jeremy Corbyin, nel tentativo di tenere assieme le due principali sensibilità del maggiore partito d’opposizione britannico: chi ritiene indispensabile rimanere nell’Unione Europea e chi si è schierato su posizioni euro-scettiche.
Storicamente, lo stesso Corbyn è da considerarsi un euroscettico, in sintonia con la maggioranza dei militanti laburisti, anche se nelle zone del Nord vi è una significativa presenza di operai schierati a favore del Remain.
La linea contraddittoria degli ultimi mesi è una delle cause della sconfitta del Labour alle recenti elezioni europee nel Regno Unito. Il partito è scivolato in terza posizione, perdendo diversi consensi a favore dei libdem, fieri avversari della Brexit.
Il risultato elettorale (negativo, seppure migliore rispetto al tracollo registrato dagli avversari Tory) ha riaperto ferite e polemiche all’interno del Labour.
Nel tentativo di calmare le acque, Corbyn ha sentito la necessità di specificare la propria posizione, scrivendo una lettera ai militanti socialisti: «Chiunque diventerà il nuovo primo ministro, deve essere abbastanza sicuro da rimettere l’uscita dall’Ue, con e senza accordo, al voto popolare».

Tuttavia, il leader socialista continua a cercare una mediazione all’interno del proprio partito: nella missiva indirizzata ai militanti, specifica che qualora ci fossero nuove elezioni generali e i laburisti prevalessero, a quel punto il partito rispetterebbe la volontà popolare espressa nel referendum del 2016. Negozierebbe un “buon accordo” con le Istituzioni europee, ovvero un’uscita ordinata dall’Ue, rimanendo nello stesso tempo nell’unione doganale e nel mercato unico europeo.
Dunque, in questa legislatura a favore del secondo referendum e dell’eventuale Remain; nella prossima legislatura, ci si impegna a confermare la linea sin qui portata avanti: il rispetto del risultato emerso nella consultazione popolare del 2016.
Com’è evidente, si tratta di una contraddizione notevole, che lascia delusi diversi europeisti convinti nel Labour, come Lord Adonis.
Nonostante questa contraddizione, oggi si registra una svolta perché, almeno per quel che rimane della legislatura, la linea del partito laburista è di chiedere un secondo referendum, impegnando tutte le strutture del partito per il “Remain”.
Una posizione nuova, che potrebbe riaprire la confusa partita della Brexit.

Paolo D’Aleo

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply