sabato, 27 Febbraio, 2021
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Brexit, firmato un accordo di compromesso

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È stato un accordo di compromesso quello firmato sulla Brexit il giorno prima di Natale tra Boris Johnson e la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. E non poteva che essere così visto le distanze che fino a pochi giorni prima parevano insormontabili tra le due parti in causa. Oggi, trenta dicembre, il Parlamento inglese sarà chiamato a ratificarlo e lo farà sicuramente a larga maggioranza anche per la nuova linea politica costruttiva dei laburisti imposta dal nuovo leader Keir Starmer ma i distinguo saranno notevoli. E due giorni dopo il Regno Unito uscirà dal periodo di transizione per entrare ufficialmente nella nuova fase del divorzio con l’ Europa. Quali sono i punti più importanti del compromesso raggiunto? Sicuramente Johnson ha dovuto cedere più del previsto sulla pesca, che era diventato lo snodo fondamentale e quindi sulla possibilità che i pescatori europei, soprattutto francesi, potessero continuare a rifornirsi di merluzzi e altre specie nei mari del Regno Unito. Le ” quote di prodotto” garantite non accontentano i pescatori inglesi che volevano ben altra tutela. Ciò ha già provocato le forti proteste del Primo Ministro scozzese Nicola Sturgeon che ha accusato Johnson di non aver mantenuto le promesse fatte in merito. Non parliamo del leader del Partito nazionalista Ian Blackford, che dopo il successo riportato nelle ultime elezioni è tornato alla carica sull’ indipendenza della Scozia attraverso la secessione ed ha annunciato il voto contrario in Parlamento proprio partendo dal vergognoso cedimento del Premier sulla pesca. Ma nelle stesse file dei conservatori le perplessità su quanto avvenuto non mancano. Non hanno suscitato sorpresa le dichiarazioni concilianti del Ministro delle Finanze Rishi Sunak.

 

Il Cancelliere dello scacchiere, infatti, ha pronosticato un periodo di difficile gestione dell’ accordo da parte della City anche se rimane una cornice di cooperazione che dovrebbe consentire il mantenimento dei rapporti con i partners europei. Più duri sono stati i laburisti che hanno indicato conseguenze molto negative per l’ occupazione e per l’ economia. Starmer ha proseguito sulla linea di non contestare più la Brexit in se stessa ma di criticare i modi con cui è stata ottenuta riproponendosi come forza politica costruttiva di Governo. In Irlanda del Nord poi allo scetticismo sulla Brexit si sono aggiunti altri problemi derivati dall’ accordo come quello riguardante gli studenti dell’ Erasmus tanto che Dublino si è sentita in dovere di intervenite precisando di voler pagare le tasse di questo programma agli studenti di Belfast che hanno gli stessi diritti di quegli irlandesi. C’ è da dire che anche l’ Europa ha fatto passi indietro sulle ritorsioni immediate previste nel caso il Regno Unito aggiri le regole sul mercato del lavoro e sull’ ambiente consentendo una interpretazione più morbida da parte inglese che è servita a tranquillizzare la borsa. La sensazione è che comunque molte questioni rimangano aperte e infatti sono una quindicina i gruppi di lavoro istituiti proprio per fare chiarezza e dirimere i dubbi sui punti in sospeso , soprattutto sul piano dei servizi finanziari che costituiscono la gran parte delle esportazioni inglesi. Di calcola ,tra l’altro, che più dell’ottanta per cento delle aziende al di qua e al di là nella Manica non sia ancora pronta né attrezzata per affrontare le novità imposte dalla Brexit. Nella giornata di oggi, il Parlamento inglese dirà la parola definitiva.

 

Alessandro Perelli

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