domenica, 23 Febbraio, 2020

Brexit: gli accordi tra Johnson e Bruxelles diventano legge

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L’accordo sulla Brexit raggiunto da Boris Johnson con Bruxelles è da oggi legge nel Regno Unito. Lo ha sancito la regina Elisabetta II, apponendo la sua firma (Royal Assent) sotto il testo dello European Union Withdrawal Agreement Act, che ieri ha concluso l’iter di ratifica parlamentare a Westminster a tre anni e sette mesi dal referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Ue del 2016. L’annuncio del Royal Assent è stato formalizzato alla Camera dei Comuni, fra gli applausi di alcuni deputati Tory, incluso il vice speaker Nigen Evans.
A livello europeo, oggi, i presidenti della Commissione europea e del Consiglio europeo, Ursula von der Leyen e Charles Michel, hanno firmato l’accordo sulla Brexit per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea (Ue). La stessa Ursula von der Leyen, su Twitter ha scritto: “Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ed io abbiamo firmato l’Accordo per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, aprendo la strada per la sua ratifica da parte del Parlamento europeo”.
Si tratta della versione rivista del testo che è stata approvata dai leader dell’Unione lo scorso 17 ottobre. La firma dell’accordo è un passo necessario dal punto di vista legale per permetterne la ratifica, sia da parte dell’Ue che dal Regno Unito. Oggi la commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo ha dato il suo ultimo via libera all’accordo, l’ok definitivo lo darà poi la plenaria del Parlamento europeo, la prossima settimana.
Il Parlamento britannico aveva definitivamente approvato ieri l’accordo, spianando la strada alla storica uscita del Regno Unito dall’Unione europea il 31 gennaio. Ai primi di gennaio, la Camera dei Comuni, dove il premier ha una stragrande maggioranza, aveva già dato il via libera all’accordo e poi aveva inviato il testo alla Camera dei Lord (composto da tutti membri a vita e non eletti). Nei giorni scorsi, la ‘camera alta’ aveva approvato cinque emendamenti, tutti contrari alla linea del governo, in particolare per quanto riguarda i diritti dei cittadini dell’Ue residenti nel Regno Unito e i minori rifugiati non accompagnati. Quando il testo è però tornato ai Comuni questi emendamenti sono saltati. Adesso il via libera definitivo, che è un’indubbia vittoria personale per Boris Johnson, che ha negoziato duramente l’accordo con Bruxelles e il Parlamento e, quando non è riuscito a farselo approvare da Westmnister, ha convocato le elezioni anticipate e ha stravinto. Sul fronte europeo, il voto del Parlamento è atteso probabilmente il 29 gennaio prossimo.
A partire dal primo febbraio comincerà un periodo di transizione di undici mesi, fino al 31 dicembre, in cui continuerà ad essere legato alle strutture comunitarie e ad applicare le regole europee. Nel frattempo, la Commissione europea presenterà un mandato negoziale ai 27 Paesi del blocco che dovranno approvarlo in una riunione ministeriale del 25 febbraio. Il negoziato potrebbe cominciare a quel punto e il primo luglio sarà la prima data chiave: l’Ue e il Regno Unito dovranno decidere se prolungare la transizione e quindi i negoziati per uno o due anni. Boris Johnson sarebbe contrario, ma nelle ultime settimane Bruxelles ha avvertito che undici mesi sono un periodo troppo breve per raggiungere un accordo commerciale completo.
Per il premier inglese: “Il Regno Unito è arrivato al traguardo della Brexit: ora dobbiamo procedere uniti e lasciarci alle spalle gli anni del rancore e della divisione”.
Il ministro dell’Economia, Gualtieri, intervenendo al Forum di Davos, ha dichiarato: “Sulla Brexit vogliamo un accordo il più profondo e completo possibile, ma è importante non perdere tempo, anche perché Londra ha detto che non vuole ricorrere all’opzione di prolungare la transizione”. Gualtieri ha ricordato l’obiettivo di minimizzare il più possibile le ricadute anche sui mercati finanziari dell’uscita del Regno Unito affermando: “Da una parte l’Ue deve negoziare in buona fede un buon accordo, dall’altra deve anche prepararsi a cambiamenti che soprattutto nel medio termine saranno profondi”.
Il commissario Ue agli Affari monetari, Paolo Gentiloni, intervenendo al Forum di Davos ad un incontro sulla Brexit, ha detto: “Penso che possiamo raggiungere un buon accordo con il Regno Unito sulla Brexit ma non c’è tempo da perdere. Il Regno lascerà l’Unione a fine mese e successivamente ci sarà circa un anno, veramente poco tempo per negoziare un accordo. L’Ue è pronta a fare tutto quel che è nel suo potere per avere la migliore relazione possibile con il Regno Unito, ma molti dei risultati dipendono dalle loro decisioni”.
Il segretario del Tesoro statunitense, Steven Mnuchin, a margine del World Economic Forum di Davos, ha detto: “Gli Stati Uniti sperano di concludere un accordo commerciale con il Regno Unito quest’anno dopo la Brexit. Questo accordo è una priorità assoluta per il presidente Trump e abbiamo intenzione di concluderlo con loro quest’anno, pensiamo sarà un bene per loro e un bene per noi”.
Il segretario del Commercio degli Stati Uniti, Wilbur Ross, intervenendo alla stessa conferenza stampa, ha aggiunto: “Ci sono meno problemi tra il Regno Unito e gli Stati Uniti che tra il Regno Unito e l’Unione Europea. Le nostre economie sono abbastanza simili. Entrambe sono molto orientate al servizio, con un’abbondanza di servizi finanziari e c’è già un alto grado di integrazione e di coordinamento. Quindi dovrebbe essere più facile”.
La Brexit per gli Stati Uniti d’America è un primo passo importante fatto per lo sgretolamento dell’Ue. Sarà interessante vedere le contromisure che adotterà l’Ue per evitare ulteriori fuoruscite. Purtroppo, l’assenza di unione politica, rende l’Unione europea più vulnerabile ai tentativi demolitori perpetrati da forze esogene che agiscono all’interno dei Paesi aderenti.
La storia giudicherà a posteriori le conseguenze della Brexit e le sue ricadute economiche. L’atto è ormai irreversibile, ma l’entità degli effetti dipenderà dagli accordi ancora aperti e non  conclusi tra Ue e Regno Unito.
L’umanità sta pagando un prezzo molto alto per il crescente egoismo dei potenti. Sono i ceti più umili ed il ceto medio quelli che avvertono maggiormente i disagi sociali ed economici.

Salvatore Rondello

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