giovedì, 26 Novembre, 2020

Nuovo strappo sulla Brexit. Il no deal è vicino

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Il segretario di Stato britannico per l’Irlanda del Nord, Brendon Lewis ha affermato: “Sì, violiamo il diritto internazionale, ma in modo molto specifico e limitato”.
Questa dichiarazione ha segnato un nuovo strappo sulla Brexit ed è stata accolta con incredulità a Bruxelles, mentre è ai nastri di partenza l’ottavo round negoziale volto a regolare le relazioni future tra l’Unione europea e la Gran Bretagna.
Una trattativa che evidentemente parte in salita ripida, dopo l’escalation della polemica tra le parti a partire dall’ultimatum di due giorni fa del premier Boris Johnson, che è tornato a minacciare un ‘no deal’ se non si arriverà ad un accordo entro il 15 ottobre.

Il fatto è che le notizie in arrivo da Londra sembrano puntare innanzitutto a destabilizzare la controparte. In primis c’è l’Internal Market Bill, che sarà presentato venerdì a Westminster, che, modificando alcuni passaggi chiave, finirebbe per svuotare l’accordo tra Ue e Londra sulla Brexit sottoscritto dallo stesso Boris Johnson l’anno scorso dopo defatiganti trattative.
Ora sono arrivate le dimissioni del capo del dipartimento legale del governo britannico, che ha lasciato il posto in aperta polemica con la posizione negoziale di Londra sulla Brexit. Lo ha rivelato il Financial Times, spiegando che la mossa che ha spinto Jonathan Jones al clamoroso addio è proprio il disegno di legge di cui sopra, tanto da rendere il capo giurista di Downing Street molto dispiaciuto.
Una proposta di legge che ieri aveva già provocato l’ira della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e scatenato la dura reazione del capo negoziatore dell’Ue, Michel Barnier che ha detto: “Tutto quel che viene firmato deve essere rispettato”.

Fatto sta che i toni si alzano ancora una volta, e praticamente nessuno, a Londra e a Bruxelles, scommette, questa volta, su una svolta positiva. Di gravi conseguenze in caso di mancato accordo parla il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, che ripete la frase in latino “pacta sunt servanda” che da ieri è diventato il mantra in casa Ue rivolto all’esecutivo del Regno Unito.
Sassoli ha proseguito: “Ci aspettiamo che il Regno Unito rispetti pienamente gli impegni che ha negoziato e sottoscritto l’anno scorso, soprattutto per quanto riguarda i diritti dei cittadini e l’Irlanda del Nord”. Ovviamente non è l’unico a parlare. Anche Manfred Weber ha attaccato: “L’Europa non si farà ricattare, se vinceranno gli ideologi, tutti perderanno”.
Il capogruppo del Partito popolare europeo ha avvertito: “Gli accordi sulla Brexit devono essere rispettati, senza discussioni o ulteriori negoziati da parte britannica. Si tratta della domanda fondamentale se ci si possa fidare delle intese internazionali”.
Il malumore, insomma cresce, e lo scenario del ‘No deal’ appare essere sempre più concreto. Tanto che qualche eurodeputato inizia a invocare l’interruzione dei negoziati in corso, se l’ipotetica legge britannica sul mercato interno non sarà tolta dal tavolo.
Lo ha detto apertamente il capo della commissione per il commercio al Parlamento europeo, Bernd Lange, allo Spiegel online.

Il capogruppo della Linke all’Europarlamento Martin Schirdewan, che siede nel gruppo-Brexit al quale Barnier riferisce regolarmente dell’andamento delle trattative ha affermato: “L’Unione europea dovrebbe interrompere i colloqui con Londra, finché Johnson non torna alla ragione”.
La mancanza di fiducia ai due fronti della trattativa pare completa. Prima di sedersi al tavolo, il capo negoziatore britannico David Frost ha detto: “Se vogliamo un’intesa prima della fine dell’anno, è necessario che ci siano progressi già questa settimana. E se Bruxelles non ce fa, nei tempi molto limitati che ancora ci rimangono, allora tratteremo per ottenere condizioni come quelle che l’Ue ha con l’Australia”.
Ancora una volta, l’Irlanda del Nord rappresenta ‘la mela della discordia’ nella Gran Bretagna.

 

Salvatore Rondello

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