giovedì, 21 Novembre, 2019

Brexit: il nuovo governo Johnson verso il No deal

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Boris Johnson è il nuovo Primo ministro del Regno Unito. L’ex sindaco di Londra, negli scorsi giorni, ha giurato davanti alla Regina e ha assunto i poteri di capo del governo, trovandosi a gestire la grana irrisolta della Brexit.
Dopo i numerosi, ma altrettanto fallimentari, tentativi realizzati da Theresa May, il Regno Unito ha vissuto momenti di grande caos istituzionale che hanno portato alle dimissioni della premier vincitrice, di misura, nelle elezioni generali del 2017.
Il cambio della guardia, a Downing Street, si caratterizza per il chiaro messaggio di Johnson sulla Brexit: l’esecutivo britannico ha dichiarato di essere pronto al “no deal”, ovvero un’uscita senza accordo della Gran Bretagna dall’Ue.
Nel suo primo discorso in carica, Johnson ha confermato questa indicazione promettendo che il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea entro il 31 ottobre 2019. Anche senza un accordo, qualora le Istituzioni europee continuassero a non voler riaprire i negoziati (già conclusi dalla May ma naufragati in parlamento).
Il neo premier ha iniziato il suo mandato con un tour del Regno Unito, nel tentativo di stringere dei legami più forti all’interno, in vista della Brexit.
La prima tappa del viaggio è stata la Scozia, un territorio a maggioranza europeista e scosso da una profonda inquietudine rispetto alle possibili conseguenze economiche di un No Deal.
Per questo motivo, l’accoglienza per Johnson è stata fredda.
Nicola Sturgeon, primo ministro scozzese, europeista convinta, fieramente contraria alla Brexit, ha chiesto al nuovo premier di non portare la Scozia “al disastro”, sino a ventilare la possibilità di indire un secondo referendum per l’indipendenza scozzese dal Regno Unito.
Di contro, Johnson ha promesso 300 milioni di sterline per nuovi investimenti in Scozia, Galles e Irlanda del Nord (quest’ultima oggetto di uno scontro tra il governo britannico e Bruxelles che non accetta di eliminare il “backstop”, la clausola che evita il ritorno del confine fisico tra nord Irlanda e Repubblica d’Irlanda).
I nuovi investimenti, secondo Johnson, rappresentano un’iniziativa che “aprirà opportunità in tutto il Regno Unito. In questo modo le persone in ogni angolo del Paese potranno realizzare il loro potenziale. Mentre ci prepariamo per il nostro futuro luminoso post Brexit, è fondamentale rinnovare i legami che legano il nostro Regno Unito. Non vedo l’ora di visitare il Galles e l’Irlanda del Nord per garantire che ogni decisione che prendo come primo ministro promuova e rafforzi il Regno Unito “.
Alla proposta avanzata dal primo ministro britannico, risponde la leader scozzese, Nicola Sturgeon che ha definito “vergognoso” l’atteggiamento del nuovo esecutivo nel voler preparare i cittadini britannici al No deal. Nello stesso tempo, la Sturgeon ha confermato la necessità di un secondo referendum sull’indipendenza della Scozia.
Intanto, la sterlina va giù, scende al suo minimo in due anni sul dollaro, perdendo più dell’1%.
Il nuovo esecutivo non gode di un solido sostegno parlamentare, si ritrova con soli due voti di maggioranza e questo potrebbe ulteriormente esporre il governo a turbolenze politiche.
In un quadro cosi confuso, molti osservatori britannici prevedono un voto anticipato che, tuttavia, difficilmente potrà essere svolto prima del 31 ottobre 2019, giorno dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Paolo D’Aleo

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