domenica, 5 Luglio, 2020

Brexit, adesso Johnson non ha più maggioranza

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Con il passaggio del deputato Philip Lee dai Conservatori ai Liberal-Democratici, Boris Johnson perde la maggioranza alla House of Commons:
Maggioranza (CON+DUP) 320 seggi
Opposizione (LAB+SNP+LDM+IND+CHUK+TIN+PLC+GRN) 321 seggi

La messa in minoranza del governo potrebbe rendersi ancora più evidente stasera, quando l’aula sarà chiamata a pronunciarsi sulla proposta di legge, presentata per le opposizioni dal laburista Hilary Benn, che punta ad impedire la ‘no deal Brexit’. Alla mozione dovrebbero aderire diversi deputati conservatori ribelli, contrari all’uscita dalla Ue senza un accordo

Brexit, la Gran Bretagna si prepara al voto anticipato

Aspettando il voto sulla Brexit, le borse europee manifestano nervosismi nelle contrattazioni e tendono al ribasso. In avvio di seduta è in calo anche la sterlina che, per la prima volta dal gennaio 2017, è scesa sotto la soglia di 1,2 dollari, a 1,1991, cedendo lo 0,6%.
Intanto la Commissione europea ha ribadito la volontà di lavorare in modo costruttivo col Regno Unito e sarebbe pronta ad analizzare proposte concrete alternative al backstop purché siano compatibili con l’Accordo di separazione che è già stato negoziato. Proposte che ancora non sono arrivate da Londra. Così la portavoce dell’Esecutivo comunitario Mina Andreeva ha risposto alle domande dei giornalisti, confermando che i negoziati a livello tecnico proseguono. Domani, dall’esito del voto del Parlamento del Regno Unito potrebbero sorgere importanti sviluppi.
Boris Johnson si sta rivelando un personaggio politico sfuggente. In pubblico, il premier britannico non ha mostrato alcuna intenzione di volersi arrendere al voto. Invece, nel suo discorso, davanti al 10 di Downing Street, si è mostrato ottimista su un accordo con l’Ue sostenendo: “Nelle ultime tre settimane le probabilità di riuscirci sono aumentate”. Poi, escludendo un ritorno alle urne ha detto: “Perché non le vogliono gli elettori”.
Poi, agli uomini del suo governo durante una riunione di gabinetto non programmata ha messo sul tavolo l’ipotesi delle elezioni generali il 14 ottobre, due settimane prima della Brexit, se domani la sua maggioranza dovesse cadere sulla legge voluta dal laburista, Jeremy Corbyn, per scongiurare il no-deal.
L’opzione delle elezioni anticipate è quindi sul tavolo e il premier britannico la sta considerando per contrastare gli oppositori di una Brexit senza accordo, alla luce del rischio per il governo di essere battuto in Parlamento con l’aiuto di un gruppo di ribelli dei Tory.
Il proposito di Boris Johnson di portare il Regno Unito fuori dall’Ue il 31 ottobre, costi quel che costi, ha spinto parlamentari di diversi schieramenti a unirsi per contrastare lo scenario del no-deal. Invocando lo Standing Order 24 (SO24), che permette di chiedere un dibattito su ‘un tema specifico e importante che dovrebbe avere considerazione urgente’, i laburisti hanno agito immediatamente, alla riapertura del Parlamento dalla pausa estiva. L’obiettivo è quello di far passare una legge che obblighi il premier a chiedere un’estensione dell’Articolo 50 nel caso in cui non riesca a trovare un nuovo accordo con Bruxelles.
Migliaia di inglesi sono già scesi in piazza per contestare le decisioni del premier inglese che vorrebbe la Brexit anche senza nessun accordo.
Sull’iniziativa dei laburisti potrebbe convergere una pattuglia di parlamentari dissidenti dei Tory, nonostante il partito li abbia minacciati di espulsione e abbia sottolineato come un’eventuale approvazione della legge, con il loro aiuto, verrebbe vista come un voto di sfiducia nei confronti del governo.
Il premier britannico ha lanciato un appello: “I Tory devono sostenere il governo, non quella legge che taglierà alla Gran Bretagna la strategia negoziale”. L’ipotesi di elezioni anticipate è sempre stata una carta sul tavolo di Johnson che però avrebbe bisogno del sostegno di due terzi dei deputati; avendo una maggioranza di un solo voto e diversi oppositori al no-deal anche tra i suoi, è evidente la necessità di coinvolgere l’opposizione. Quindi, la sua strategia difficilmente avrebbe successo, ma viene utilizzata come pressione contro il voto sul disegno di legge dei laburisti.
La premier scozzese, Nicola Sturgeon, sarebbe a favore di elezioni anticipate, ma da tenersi prima del 31 ottobre, per evitare che siano usate dal premier come ‘stratagemma’ per far passare una Brexit senza accordo. Cresce infatti il timore che Johnson inserisca nella mozione una data ‘ragionevole’ prima della data prevista per l’uscita, per ottenere l’appoggio del Parlamento, e poi usi le prerogative del governo per spostarla a dopo il 31 ottobre, portando il Paese fuori dall’Ue senza accordo, come più volte minacciato.
Per il leader dei laburisti, Jeremy Corbyn, è prioritaria l’approvazione di una legge che blocchi un no-deal, e poi si andrebbe a nuove elezioni in modo da dare al popolo una scelta tra direzioni molto diverse per il Paese. Lo scenario del voto anticipato è stato apertamente respinto dall’ex premier laburista Tony Blair, che ha esortato il successore a non cadere nella ‘trappola’ di Johnson, che potrebbe uscire vincitore dalle elezioni perché ‘alcuni potrebbero temere un Corbyn premier’ più di una Brexit senza accordo.

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