martedì, 19 Marzo, 2019

Brexit, la spaccatura del Labour che frena il Referendum bis

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Non è solo la sinistra italiana a scindersi, stavolta il terremoto Brexit colpisce uno dei Partiti di sinistra più solidi dell’Europa, il Labour Party. Ben sette deputati hanno annunciato la loro decisione di lasciare il Partito guidato da Corbyn per ‘qualcosa di nuovo’. I ribelli sono Luciana Berger, la deputata ebrea che all’ultimo congresso laburista venne addirittura scortata per timore di attacchi antisemiti, la giovane promessa Chuka Umunna, uno dei più fermi promotori di un secondo referendum sulla Brexit, oltre a politici navigati come Mike Gapes, Angela Smith e Ann Coffey, fino a Gavin Shuker e Chris Leslie. “Non ci sentiamo più parte di questo progetto politico”, hanno dichiarato i sette spiegando la loro decisione, “il partito si è spostato troppo sull’estrema sinistra e ha posizioni antisemite, oltre a idee molto pericolose in politica estera, vedi Russia, Siria e Venezuela. Ci vuole qualcosa di nuovo”.
Il gruppo sembra voler così minare le prospettive crescenti del piano B proposto dalla stesso Corbyn per una Brexit più soft rispetto a quella della premier Tory, Theresa May, ma pur sempre d’una Brexit.
Jeremy Corbyn si è dichiarato “deluso” della scissione annunciata da sette dei circa 260 deputati del Labour alla Camera dei Comuni. Corbyn ha ribadito quindi la sua linea di “redistribuzione della ricchezza e del potere dai pochi ai molti”. E ha rinnovato un appello all’unità sia contro le politiche conservatrici, che lasciano a suo dire “milioni di persone nella miseria” e nell’insicurezza; sia in favore della “credibile e unificante proposta alternativa laburista alla Brexit pasticciata del governo Tory”.
Non accadeva da quarant’anni: l’ultima scissione nel Labour risale al 1981, quando la cosiddetta ‘banda dei quattro’, formata dagli ‘europeisti’ David Owen, Bill Rodgers, Roy Jenkins e Shirley Williams, diede vita al Partito Socialdemocratico: progetto poi sostanzialmente fallito e assorbito nella fusione dei Liberaldemocratici.
Adesso però ad essere minato non è solo il Labour che per la prima volta dopo anni sembra aver riconquistato il consenso di grandi masse di lavoratori, ma anche il progetto di un referendum Bis. La spaccatura appare destinata a rafforzare le esitazioni e i sospetti della leadership laburista rispetto alla frazione dei pro-Remain più irriducibili, di cui fanno parte i deputati scissionisti.

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