venerdì, 22 Novembre, 2019

Brexit. Nuova battaglia ai comuni per Boris Johnson

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Lo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, ha respinto la mozione del governo di Boris Johnson per rimettere ai voti oggi l’accordo sulla Brexit raggiunto dal premier Tory con Bruxelles, ma rinviato sabato con un emendamento. Secondo Bercow l’istanza non può essere riproposta nella stessa forma di sabato. A questo punto per il governo è corsa contro il tempo per far approvare entro questa settimana le leggi attuative dell’uscita dall’Ue e ripresentare il deal subito dopo in un contesto nuovo. Pena un rinvio o il no deal.

Nuova battaglia ai comuni per il governo di Boris Johnson, deciso a riproporre al voto dei deputati il deal sulla Brexit dopo il rinvio di sabato seguito all’approvazione di un emendamento che imponeva prima il varo delle leggi attuative tecniche dell’uscita dall’Ue. L’esecutivo chiede un sì o un no, ma lo speaker della Camera dei Comuni John Bercow potrebbe non ammettere la votazione se la ritenesse una ripetizione rispetto a sabato. E in tal caso scatterebbe la corsa contro il tempo del premier per cercare di ottenere l’ok del parlamento alle leggi attuative in settimana, tramite un iter sprint destinato a esser contrastato dalle opposizioni.

Due giorni fa la Camera dei Comuni ha approvato un emendamento presentato dall’ex deputato conservatore Oliver Letwin che ha posticipato il voto sul nuovo accordo siglato da Regno Unito e Unione europea, costringendo Johnson a chiedere a Bruxelles un nuovo rinvio dell’entrata in vigore della Brexit.

Il premier lo ha fatto a modo suo, inviando due lettere all’Unione europea: nella prima, non firmata, ha chiesto un rinvio fino al 31 gennaio 2020, come imposto dalla legge approvata a inizio settembre dalla Camera dei Comuni; nella seconda, questa sì firmata, ha elencato invce le ragioni per cui i leader europei dovrebbero opporsi ad una nuova estensione.

Un comportamento contrario alla legge, stando ad alcuni membri dell’opposizione. “Si sta comportando come un bambino viziato – ha detto John McDonnell, ministro delle Finanze ombra -. Dovrebbe rispettare la decisione del Parlamento. L’idea di mandare una lettera che ne contraddice un’altra significa ignorare le decisioni prese dal Parlamento e dai tribunali”.

Toccherà alla corte suprema scozzese valutare se il premier, con le sue due lettere, abbia violato o meno la legge.

La richiesta di rinvio intanto è sul tavolo dei leader europei, che prenderanno una decisione nel corso di un vertice straordinario da tenere al più tardi il 29 ottobre. Domenica gli ambasciatori europei si sono riuniti per discutere dei prossimi passi sull Brexit: il nuovo accordo dovrà essere sottoposto al voto del Parlamento europeo.

Per Bruxelles una semplice formalità, la vera partita da tempo si gioca a Westminster. Il ‘no deal’ resta una possibilità, motivo per cui il governo britannico intanto ha annunciato di avere avviato la seconda fase dei preparativi necessari ad affrontare un’uscita senza accordo.

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