mercoledì, 27 Gennaio, 2021

Brexit, questioni di dazi doganali in ‘Alto Mare’

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Merluzzi e aringhe costituiscono ormai il principale ostacolo per il raggiungimento dell’ accordo economico sulla Brexit tra Regno Unito e Unione Europea. Dopo dieci mesi dall’uscita politica stanno per scadere i termini per raggiungere un’intesa su quella economica. Il 31 dicembre scadrà infatti il periodo di transizione e dopo innumerevoli incontri e videoconferenze le trattative segnano il passo soprattutto sulla regolamentazione della pesca. È questo un punto molto delicato anche se per il Regno Unito rappresenta circa lo 0,1 dell’economia nazionale. Per i pescherecci europei, soprattutto francesi della Normandia e della Bretagna ma anche danesi, irlandesi, belgi e tedeschi, il pescato nelle acque inglesi dell’Atlantico del Nord ricchissime di merluzzi, aringhe e altre specie pregiate, costituisce bio 35% del totale.
Con la perdita del mercato unico Londra non permetterà più il libero accesso e i dazi doganali imposti renderanno impossibile la convenienza a proseguire l’attività ittica da parte delle barche Ue nelle acque territoriali del Regno Unito. La pesca è anche stata usata dagli oltranzisti della Brexit come un cavallo di battaglia durante la campagna elettorale per il distacco dall’Europa. Al grido di “Riprendiamo la sovranità sul nostro mare” vi erano state a suo tempo anche dimostrazione sulle acque del Tamigi. Ma oggi merluzzi e aringhe sono soprattutto usati da Londra come possibile arma di scambio sulla possibilità per i prodotti inglesi di circolare senza dazi in Europa.
Una sorta di ricatto al quale i Leader europei, in testa Macron si rifiutano di accettare. Insieme all’allineamento regolatorio generale che regoli la concorrenza tra Unione Europea e Regno Unito sembra essere questo il problema irrisolvibile dell’accordo economico per il quale al momento è in atto l’ennesimo tentativo di mediazione. Michei Barnier, caponegoziatore europeo per la Brexit è non questi giorni a Londra per cercare una soluzione in quella che il Ministro degli Esteri inglese Raab considera la settimana decisiva della trattativa.
Barnier si è fatto affiancare da Stephanie Riso consigliera della Presidente della Commissione Europea, fatto che qualcuno interpreta come una ottimistica chiara volontà di arrivare a una conclusione positiva. Ma la sensazione generale è che la questione non sia risolvibile tecnicamente ma solo politicamente. E allora appare probabile un contatto diretto tra Boris Johnson e Ursula von der Leyen che nei prossimi giorni potrebbe sbrogliare la matassa. Tra l’altro il Premier inglese proprio sulla conclusione della trattativa sull’accordo economico si gioca molta della sua credibilità nel Regno Unito dopo che i suoi principali avversari sul piano interno, i laburisti, con il loro nuovo leader Farmer, lo stanno attaccando non più sulla Brexit ma sulle condizioni di uscita e sulle ripercussioni della stessa sull’ economia e sui costi per i cittadini.

Alessandro Perelli

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