sabato, 22 Febbraio, 2020

Brexit rinviata, ok del labour per nuove elezioni

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Spinto nuovamente all’angolo da un Parlamento ostile, Boris Johnson ha scelto di andare all’attacco. Il premier britannico, impossibilitato a portare a termine la Brexit il 31 ottobre come promesso, ha puntando tutto sulle elezioni anticipate prima di Natale nella speranza di conquistare un nuovo Parlamento che gli permetta di superare l’impasse e concretizzare l’uscita del Regno Unito dall’Ue.

In un’intervista alla Bbc di giovedì scorso, Boris Johnson, ha annunciato la presentazione di una mozione per ottenere il via libera dei parlamentari a nuove elezioni da farsi il 12 dicembre. Ciò avrebbe significato lo scioglimento delle camere il 6 novembre. Nella Camera dei Comuni, poco dopo l’approvazione (310 sì contro 294 no) del Discorso della Regina (Queen’s Speech), ossia le linee programmatiche del governo, il fedelissimo Jacob Rees-Mogg ha formalizzato la richiesta che è stata messa ai voti ieri.
Così, il Primo ministro britannico Boris Johnson ha subito una sonora sconfitta dal Parlamento, che ha bocciato la proposta di andare alle elezioni anticipate il prossimo 12 dicembre.

Il tutto qualche ora dopo la decisione dell’Unione europea di concedere una nuova proroga dei termini al 31gennaio del 2020. Nonostante il voto contrario di Westminster, comunque, Johnson non pare essersi dato per vinto. Le ultime notizie sulla Brexit hanno parlato di un nuovo piano in dirittura d’arrivo.
Per l’approvazione, la mozione avrebbe dovuto ottenere il sostegno di due terzi dei deputati, una condizione che finora è venuta a mancare già due volte negli ultimi due mesi.
La metà dei ministri è stata cauta sull’idea di tornare alle urne e avrebbe preferito puntare sull’aula, ritenendo che i 30 voti conquistati dalla maggioranza il 21 dicembre scorso sull’approvazione della seconda lettura del pacchetto di leggi attuative sulla Brexit (Withdrawal Agreement Bill – Wab), fosse un segnale di un possibile margine per conquistare l’approvazione definitiva.

L’altra metà, invece, come il più stretto consigliere del premier, Dominic Cummings, e lo stesso Rees-Mogg, due Brexiteer di ferro, propendevano per andare a elezioni, visto come il picco nello scontro ‘popolo vs Westminster’, ha prevalso.
Sarebbe stata però una vittoria provvisoria. Nonostante il leader dei laburisti,  Jeremy Corbyn, non abbia mai nascosto il suo desiderio di andare alle urne, nella convinzione di poter scalzare Johnson da Downing Street, il partito nelle ultime ore, quando la voce già circolava con insistenza, aveva fatto sapere che non l’avrebbe sostenuta prima di ottenere dall’Ue la garanzia di un’estensione della Brexit.

Quello che ha temuto l’opposizione è che il governo ottenga l’approvazione della Wab e che subito dopo ci siano elezioni, alle quali Johnson si presenterebbe vittorioso. Inoltre, non è stata esclusa un’ipotesi ancora peggiore: cioè che, una volta ottenuto il via libera alle elezioni anticipate, Downing Street avrebbe potuto legalmente spostare la data, trascinando il Paese al no-deal quando il Parlamento è sciolto e non può intervenire.
Da parte sua, Johnson, alla luce dei suoi fallimenti, si è incontrato prima del voto in Parlamento con Corbyn, tornando a pungolare i laburisti, esortandoli ad appoggiare la richiesta di elezioni anticipate il 12 dicembre. In un’intervista alla BBC, Johnson ha affermato: “Sarebbe assolutamente, moralmente incredibile se non lo facessero”. Poi, in una lettera, ha attaccato: “I continui rinvii, che hanno fatto male all’economia, al commercio e a milioni di persone che cercano di pianificare il futuro. Sono estremamente scettico che questo cambierà e molti dubiteranno che questo Parlamento possa fare altro che sprecare altro tempo e di nuovo a gennaio chiedere un ulteriore rinvio. In queste circostanze presumo che rivedrete la vostra decisione e coopererete con me per far passare il nuovo accordo sulla Brexit in modo da uscire con un’intesa invece che con un no-deal. Non possiamo rischiare nuove paralisi. Lunedì prossimo i Comuni voteranno sulla proposta di tenere elezioni anticipate il 12 dicembre, il che significa che il Parlamento verrà sciolto entro mezzanotte del 6 novembre”.

Il premier inglese ha aggiunto: “Se accettate di tenere elezioni anticipate, ci sarà tutto il tempo, da qui al 6 novembre per discutere e votare la legge di uscita dall’Ue, compresi venerdì e fine settimana, in modo da portare a termine la Brexit prima del 12 dicembre. Se Westminster si rifiuta e non ratifica la legge entro il 6 novembre, allora sarà un nuovo Parlamento a risolvere la questione. E’ tempo che i parlamentari si prendano le loro responsabilità”.
I laburisti britannici avrebbero sostenuto la proposta di Boris Johnson di elezioni anticipate se il primo ministro avrebbe fatto cadere l’opzione di una Brexit no-deal. Lo ha assicurato il leader, Jeremy Corbyn, in un’intervista al Guardian, senza annunciare come avrebbe votato ieri il suo partito, quando i Tory hanno presentato una nuova mozione in Parlamento per ottenere lo scioglimento delle camere il 6 novembre e il voto anticipato il 12 dicembre.
Il leader laburista ha detto: “Togliamo il no-deal e sosterremo sicuramente le elezioni. L’Ue deciderà se ci sarà o meno una estensione (della Brexit) e questa proroga ovviamente determinerà se ci sarà un no-deal oppure no. Vedremo”.
Nel frattempo, i rappresentanti permanenti dei 27 Paesi membri hanno terminato la riunione in cui ha partecipato il capo negoziatore dell’Ue per la Brexit, Michel Barnier, e hanno concordato sul principio di un rinvio.

La portavoce capo della Commissione europea, Mina Andreeva, a Bruxelles, durante l’incontro con la stampa, ha annunciato: “Il lavoro continuerà nei prossimi giorni. L’intenzione è quella di prendere questa decisione per procedura scritta”. La portavoce non ha parlato della durata del rinvio, rimandando al Consiglio Europeo, l’istituzione Ue cui spetta la decisione.
Di certo la Brexit sta creando problemi immani sia agli inglesi che a tutta l’Unione europea.
Invece, ancora una volta le ultime notizie sulla Brexit hanno dipinto un quadro ricco di dubbi e incertezze.
Secondo la normativa vigente, i due terzi del Parlamento (cioè 434 parlamentari) avrebbero dovuto approvare la proposta di elezioni anticipate che invece ha ottenuto soltanto 299 voti favorevoli.
A opporsi sono stati soprattutto i laburisti di Jeremy Corbyn, il quale ha detto di non fidarsi più del governo di Boris Johnson, a sua detta reo di non aver mantenuto le promesse.
Contrari sono stati anche i Lib-Dem di Jo Swinson e il partito nazionalista scozzese (Snp), così come i Verdi. La leader scozzese Nicole Sturgeon ha bocciato l’iniziativa sostenendo: “Le elezioni dovrebbero essere un esercizio per consentire agli elettori di decidere, non dei mezzi per i ciarlatani per fare quello che vogliono”.
Un’aspra critica è seguita dall’immediata reazione del Premier, il quale ha puntato il dito contro le continue opposizioni di Westminster senza le quali il Regno Unito sarebbe già uscito dall’UE nei tempi prestabiliti (entro il 31 ottobre).
Tuttavia, nonostante la sconfitta e nonostante l’opposizione del Parlamento alle elezioni anticipate, Johnson non si è dato per vinto. Secondo le ultime notizie sulla Brexit, il leader conservatore avrebbe già iniziato ad elaborare una strategia alternativa volta a portare a termine il divorzio atteso dal 23 giugno 2016.

Secondo alcuni, molto probabilmente, egli cercherà di approvare una legge a maggioranza semplice volta ad aggirare il ‘Fixed-term Parliaments Act’ del 2011. Sarebbe un passo necessario all’approvazione di una nuova consultazione elettorale. Ovviamente per riuscire in tale impresa sarà necessario l’appoggio dei partiti quali lo Scottish National Party (SNP) ed i Liberal Democrats, che potrebbero propendere per elezioni anticipate.
Dunque, Johnson non cambierebbe il suo obiettivo: quello di andare alle urne per assicurarsi una maggioranza più ampia e per approvare una volta per tutte l’accordo fatto con l’UE per la Brexit.

Oggi è arrivato un nuovo colpo di scena che coinvolge gli spettatori nella Brexit.
C’è stata una svolta verso lo svolgimento di elezioni anticipate nel Regno Unito a dicembre per cercare di rompere lo stallo sulla Brexit. L’opposizione laburista, dopo il rifiuto di ieri di appoggiare per la terza volta la mozione di scioglimento dei Comuni presentata dal governo Tory di Boris Johnson, ha deciso oggi il via libera alla convocazione del voto attraverso la revisione legislativa ordinaria proposta. Lo ha riferito la Bbc, a margine di una riunione del governo ombra di Jeremy Corbyn.

La decisione è stata ufficializzata dallo stesso Jeremy Corbyn che ha detto:
“Io ho costantemente detto che, noi eravamo pronti alle elezioni a patto che una Brexit no deal fosse fuori dal tavolo. Ora noi abbiamo saputo dall’Ue che l’estensione dell’articolo 50 (sull’uscita del Regno dal club dei 27) è stata confermata fino al 31 gennaio 2020, per i prossimi tre mesi. E quindi la nostra condizione è soddisfatta.
Noi intendiamo lanciare adesso la più radicale campagna di cambiamento del Paese che si sia mai vista. E’ la chance di una generazione per costruire un Paese per molti, non per pochi. E’ tempo di farlo”. Così ha concluso Corbyn, annunciando di fatto l’avvio immediato della campagna elettorale.
Sarà su un paio di emendamenti l’ultima battaglia alla Camera dei Comuni britannica alla legge presentata dal governo Tory di Boris Johnson sulla convocazione di elezioni anticipate a dicembre, prima del via libera ormai di fatto scontato dopo il sì dell’opposizione laburista. Il testo prevede il voto per il 12 dicembre.
Il Labour preannuncia tuttavia due emendamenti, destinati, se lo speaker John Bercow li ammetterà, ad avere il sostegno anche di LibDem e indipendentisti scozzesi dell’Snp fra i banchi delle opposizioni, per ottenere l’anticipo della data al 9 dicembre e per allargare la platea elettorale a 16enni e 17enni.

Il governo sta tuttavia tentando di blindare il testo, per renderlo inemendabile o quasi. E si mostra per ora disposto al massimo ad anticipare il giorno del voto all’11 dicembre. Il gruppo laburista, secondo indiscrezioni dei media, ha peraltro ricevuto l’indicazione di votare alla fine a questo punto a favore di qualunque data prenatalizia.
Finalmente, qualcosa di nuovo sta avvenendo nel Regno Unito per la zarzuela della Brexit. La posta in palio è alta e le schermaglie in atto non sono quisquilie.

Salvatore Rondello

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