lunedì, 30 Marzo, 2020

Brexit, niente ingressi con carta d’identità dall’Italia

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La Brexit sarà più dura di quanto si pensasse. Almeno è quanto trapela da Oltremanica: stando ai piani governativi, il visto di lavoro destinato ad essere introdotto a regime dopo la Brexit potrà essere concesso solo ai richiedenti – europei e non – che abbiano un minimo di 70 punti. E i punti verranno attribuiti (10 o 20 per voce) soltanto a chi avrà già in mano offerte di lavoro da 25.000 sterline l’anno in su, titoli di studio specifici (come Phd), qualificazione per settori con carenza occupazionale nel Regno Unito e conoscenza dell’inglese. Alla frontiera non verranno più accettate carte d’identità di paesi come Francia e Italia, così da evitare che lavoratori extra Ue ingannino il sistema con carte d’identità falsificate. Gli studenti saranno coperti dal sistema basato sui punti.
Il Regno Unito si prepara dal 2021 a sbarrare gli ingressi, dopo la fine della transizione post Brexit, ai nuovi immigrati “a bassa qualificazione” e non a loro agio con la lingua inglese: inclusi quelli che dall’anno prossimo busseranno alle porte dell’isola dai Paesi dell’Ue. Regole destinate a chiudere le frontiere alla pratica di chi finora è andato nel Regno Unito proprio per imparare l’inglese, lavorando come lavapiatti o cameriere. Le nuove regole non dovrebbero riguardare gli europei che già risiedono nel Regno di Sua Maestà, ma le opposizioni sono compatte nel contestare questa strategia, sostenendo che il modello australiano filtra ma incoraggia l’immigrazione, mentre questa versione minaccia di scoraggiarla tout court. Il Labour ha chiesto di assicurare almeno delle eccezioni in settori strategici quali la sanità, dove i ruoli infermieristici sono coperti attualmente in buona parte da stranieri. Mentre i Liberaldemocratici hanno accusato il governo di “xenofobia”.

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