sabato, 24 Ottobre, 2020

Brexit vicina al no deal. Negoziati a oltranza

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L’Ue si prepara al no deal e il capo negoziatore, Michael Barnier parla di negoziati a oltranza sulla Brexit, mentre la Gran Bretagna si dice delusa dalle conclusioni del vertice europeo in corso. A Bruxelles gli Stati membri hanno chiesto alla Commissione di prepararsi ad uno scenario di uscita della Gran Bretagna senza accordo. I leader dei 27 hanno espresso supporto totale a Barnier e al suo approccio negoziale. L’Ue è pronta a negoziare e ha una chiara preferenza per un accordo ma resta ferma sui punti di negoziato che riguardano la parità di trattamento, il mercato unico, la pesca e la ‘governance’ assicurando che tra i leader prevalgono la solidarietà e l’unità.

Da parte sua Barnier ha annunciato: “Per trovare un accordo da lunedì sarò a Londra per tutta la settimana e anche nel fine settimana, se necessario, la settimana successiva saremo a Bruxelles, almeno questa è la mia proposta. Le prossime settimane ci sarà un negoziato a oltranza con il Governo britannico”.
Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel ha riassunto la posizione di Bruxelles: “Siamo uniti e determinati ad arrivare ad accordo ma non a qualunque costo. La parità di condizioni è essenziale perché garantisce, ad esempio, parità di standard di produzione industriale con il Regno Unito. Senza parità di standard non c’è accesso nel mercato Ue senza dazi o quote perché questo metterebbe in pericolo i nostri posti di lavoro”.

Il Vertice dei capi di Stato e di governo ha dato il via libera alle conclusioni del summit su Brexit. Nel documento sui lavori svolti si legge: “Il Consiglio europeo ricorda che il periodo di transizione terminerà il 31 dicembre 2020 e rileva con preoccupazione che i progressi sulle questioni chiave di interesse per l’Unione non sono ancora sufficienti per raggiungere un accordo”.
I leader hanno rinnovato l’invito Barnier a proseguire i negoziati nelle prossime settimane e chiedendo al Regno Unito di compiere i passi necessari per rendere possibile un accordo. Quindi, il Consiglio europeo ha invitato gli Stati membri, le istituzioni dell’Unione e tutte le parti interessate a intensificare il loro lavoro sulla preparazione e disponibilità a tutti i livelli e a prepararsi per tutti i risultati, compreso quello del mancato accordo. Su quest’ultima possibilità si invita la Commissione, in particolare, a prendere in considerazione tempestivamente misure di emergenza unilaterali limitate nel tempo nell’interesse dell’Ue.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte è intervenuto a sostegno di Charles Michel: “Bisogna stringere i tempi, vogliamo un accordo e lavoreremo fino all’ultimo istante per questo, ma che sia equo ed equilibrato. Quindi non un accordo a tutti i costi”.

Alessandro Terzulli, capo economista della Sace ha commentato gli effetti della Brexit: “Da mercato traino per l’export italiano a fanalino di coda per la ripresa. E’ questo lo scenario che si verrebbe a creare in caso di una uscita del Regno Unito dall’Ue senza accordo. Una eventualità, neanche troppo remota, che si andrebbe a sommare alla già pesante crisi pandemica mettendo così in atto un vero e proprio ‘doppio shock’ per le esportazioni Made in Italy verso il Regno Unito. Se guardiamo a quello che è successo dopo la crisi finanziaria globale, il Regno Unito era stato un mercato molto vivace per la ripresa del nostro export. Anche escludendo il biennio 2010-2011, chiaramente  di forte rimbalzo delle esportazioni nell’era post-crisi, dal 2012 in poi abbiamo avuto da subito dei tassi di crescita del nostro export nel Regno Unito significativi al punto di dire che la ripresa nei paesi europei in senso allargato era partito dalla Gran Bretagna. Era un mercato trainante. Negli ultimi sette anni, dal 2012-2019, il nostro export è cresciuto in media nel Paese al +4,5% l’anno, arrivando nel 2019 a 25 miliardi di euro e diventando il quinto mercato di destinazione per l’Italia. Ci si potrebbe aspettare un discorso simile per la ripresa post pandemica, ma in realtà ci sono indicazioni totalmente contrarie. Il paese d’oltremanica, infatti, è stato colpito dalla pandemia abbastanza profondamente e nonostante la politica monetaria e fiscale siano di supporto, a livello sanitario il Regno Unito è rimasto più indietro. In una logica di solo shock pandemico seguito da un accordo, come evidenzia il nostro scenario base, il tasso di crescita atteso per il 2021 sarebbe del 5,3%. Avremmo quindi una ripresa discreta nel 2021 con accordo, non paragonabile certo a quella che abbiamo avuto dopo la crisi finanziaria globale, ma dopo un -4,8% prevediamo +5,3% nel 2021 e + 6,8% nel 2022. Se a questo però si aggiunge un no deal, il Regno Unito, sostanzialmente, diventa un mercato a più lenta ripresa, questo non è da sottovalutare perché nel 2019 ha rappresentato per noi 25 miliardi di export. Con il doppio shock, dopo il -14,8% nel 2020 avremo un’ulteriore riduzione export di beni in valore nel 2021 con i prodotti italiani che subirebbero una contrazione del 12,1%”.

Secondo l’economista di Sace: “La ripresa, che sarebbe rimandata al 2022 sarebbe comunque abbastanza lenta perché nel 2022 quello che il nostro modello ci dice è che il nostro export crescerebbe del 4,8%. Non è male come tasso storico, ma dopo due anni pesanti è una ripresa fiacca. Gli effetti di questo no deal potrebbero protrarsi più a lungo in termini di una domanda che rimarrebbe debole a lungo, non esprimendo quella vivacità che abbiamo visto nella post crisi finanziaria ma crescerebbe molto molto lentamente. Ma, considerando che il doppio shock dovrebbe in caso avvenire nel 2021, almeno a livello complessivo l’effetto di un no deal sulle esportazioni complessive del Made in Italy sarebbe in parte compensato da un avvio della ripresa negli altri mercati”.
Dunque, in previsione del no deal sulla Brexit e non solo, sarebbe opportuno per l’Italia cercare mercati dove lo shock pandemico verrà superato prima.

 

Salvatore Rondello

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