giovedì, 27 Febbraio, 2020

Brunetta e la crisetta

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Quando vedo Renatino Brunetta sento aria di conflitto. Mai che usi mezzi termini, spara sempre ad alzo zero. In questo lo trovo un non democristiano di natura. Si dice sempre che i piccoletti sono cattivi, e ne ho conosciuti tanti. Ma Brunetta, per grinta e aggressività, li supera tutti. Sembra una cartuccia sparata da vicino, una spada appuntita sguainata a piacere. Naturale che nel Pdl abbia sposato l’ala estrema. Moderato lui non può essere mai. In televisione sembra animato dalla voglia di sbranare il suo interlocutore e con lui il moderatore e anche i tecnici e i registi e il pubblico. Ha una fame universale. Forse ereditata da una adolescenza difficile e da una famiglia non certo agiata. Intelligente, colto, preparato, non ti nasconde il suo alto senso di superiorità. Soprattutto quando ride. Lui non ride mai per allegria, ma per scherno. Ti deride. Eppure Brunetta difficilmente riesci a metterlo in castagna e nella politica di oggi, frequentata da improvvisatori e da superficiali esemplari del vuoto più o meno spinto, Brunetta pare quasi una piacevole eccezione. Quando parla sa cosa dice, anche se bluffa. Quando parli dei passati governi berlusconiani, dei quali lui e stato ministro, addossa la colpa a Tremonti, quando parli di questioni più recenti la colpa è solo di Monti. E adesso? Adesso c’è l’ha con Saccomanni e, se potesse dirlo, anche con Letta. Lui alla Camera aveva convocato il gruppo che aveva scelto all’unanimità di votare contro il governo, poi contrordine. Hanno votato tutti sì. Ha saputo motivare sia il sì sia il no. Ma sempre con la stessa grinta e aggressività. Sembra di vederlo. I “voteremo no e voteremo si” per lui valgono la stessa cosa, se sono pronunciati brunettianamente. Adesso si lamenta della legge di stabilità. Non del contenuto. Ma del fatto che Letta non gliel’abbia inviata in anticipo. E minaccia la crisi. La crisi di Brunetta. La crisetta.

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