venerdì, 20 Settembre, 2019

PRIMA TAPPA

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Con in tasca la fiducia del Parlamento, il presidente Giuseppe Conte, nel pieno delle sue funzioni dopo la fiducia alle Camere, è volato a Bruxelles per chiedere un accordo con l’Unione europea che parta dal patto di stabilità, migranti e investimenti per il Mezzogiorno. Questi i temi che Giuseppe Conte porrà sul tavolo di Bruxelles dove l’Italia, con il nuovo governo, arriva «più forte», scrive il premier in un lungo post facebook. Centrale la riforma del trattato di Dublino, sui cui la Francia ha espresso appoggio all’Italia per superare l’obbligo per il Paese di primo sbarco di esaminare le eventuali domande d’asilo.

L’Unione europea chiede buona volontà da parte del Governo italiano nell’introduzione di quelle riforme che sono state motivo di scontro con il governo uscente. Insomma si chiede al Governo di modernizzare il Paese in cambio della possibilità di effettuare investimenti. Con l’impegno di ridurre il debito pubblico. Si tratta quindi di percorrere al contrario la strada seguita fino alla caduta del primo governo Conte, quello a trazione Salvini, la cui linea rossa era tracciata sullo scontro diretto con la Ue. Uno scontro che ha portato all’isolamento in Europa e al rischio marginalizzazione in un continente in cui i sovranismi, fortunatamente, sono usciti sconfitti dalle elezioni del 24 maggio.

Il primo incontro nell’agenda di Conte è stato proprio quello con Ursula von der Leyen con cui “abbiamo parlato di quello che ci aspetta, della manovra economica. Abbiamo parlato anche del tema immigrazione: quali sono le nostre priorità e quali sono le sue”, ha detto Conte dopo il bilaterale. Alla presidente eletta “ho spiegato che il progetto politico di questo governo è un’Italia digitalizzata, verde, completamente votata all’economia circolare, e da questo punto di vista c’è un’assoluta consonanza. Sono anche le sue priorità: credo che troveremo veramente in Europa un grande sostegno da questo punto di vista”, ha sottolineato prima di recarsi al Parlamento europeo dal presidente dell’Aula, definendo gli incontri con von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk “molto cordiali, con veramente una grande disponibilità nei confronti dell’Italia e nei confronti miei personali”.

“Non è che abbiamo fatto la manovra… – ha spiegato Conte – quello che ho chiesto è che vorrei, con l’Europa, stabilire un patto: abbiamo una stagione riformatrice, che non si esaurisce in qualche mese, evidentemente. Abbiamo bisogno di un po’ di tempo e per questo tempo vogliamo fare un patto con l’Europa per rendere l’Italia digitale, digitalizzata”. “Vogliamo orientare completamente il nostro sistema industriale verso la Green economy – ha proseguito il premier – da questo punto di vista abbiamo bisogno di un po’ di tempo. Dobbiamo fare investimenti che ci consentano crescita economica, che ci consentano di orientare il Paese verso lo sviluppo sostenibile, verso una maggiore occupazione, anche di maggiore qualità”. “Abbiamo bisogno di migliorare le competenze digitali e su questo vogliamo, in modo trasparente, fare un patto con l’Europa: queste sono le nostre carte e il nostro programma. Consentiteci di realizzare questi investimenti e per un periodo di tempo lasciateci realizzare questo progetto”, ha affermato il premier che questa mattina su Facebook aveva scritto: “L’Italia oggi è più forte, e con il nuovo Governo intendiamo svolgere un ruolo di primo piano in questa fase di rinnovamento dell’Unione europea”.

A livello Ue “c’è grande disponibilità a trovare subito un accordo” per la redistribuzione dei migranti salvati in mare, “ancorché temporaneo”, ha detto ancora Conte, a margine degli incontri istituzionali. “Poi – ha aggiunto – lo stabilizzeremo, lo modificheremo, lo perfezioneremo, ma assolutamente dobbiamo uscire dalla gestione dei casi emergenziali affidati alla sola Italia. Qui abbiamo la massima disponibilità: adesso dobbiamo definire un po’ i dettagli. Sicuramente l’Italia vuole che anche in questo meccanismo temporaneo ci sia la sostanziale condivisione e ripartizione” dei migranti sbarcati dalle navi. “In Italia non possiamo dirci soddisfatti del sistema dei rimpatri- ha poi ricordato – Anche su questo abbiamo la piena attenzione e condivisione: d’ora in poi il meccanismo dei rimpatri dovrà essere gestito a livello europeo e soprattutto integrando gli accordi, che devono essere a livello europeo, e non possono essere affidati bilateralmente ai singoli Stati, come l’Italia”. “In prospettiva, quando perfezioneremo” l’accordo temporaneo per ridistribuire tra i vari Paesi Ue i migranti salvati in mare, “probabilmente avremo dei Paesi riluttanti. C’è consapevolezza però che chi non parteciperà ne risentirà sul piano finanziario, in modo consistente”, ha sottolineato il presidente del Consiglio aggiungendo: “Se siamo in Europa tutti devono partecipare a meccanismi di redistribuzione: quindi un meccanismo di solidarietà non può essere disatteso, se non a grave prezzo, per quanto mi riguarda”.
I Paesi del gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) fin dall’inizio della crisi migratoria si sono opposti con vigore, e finora con successo, ai piani di ricollocamenti obbligatori dei migranti salvati in mare i quali, con il regolamento di Dublino che non si è ancora riusciti a riformare, rimangono a carico dei Paesi di primo arrivo, cioè, in questi anni, quelli che si affacciano sul Mediterraneo, tra cui l’Italia.

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