giovedì, 13 Agosto, 2020

Buoni spesa, il vaccino degli impoveriti

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Credo che il DPCM del 30 marzo, che autorizzava i Comuni italiani a distribuire 400 milioni alle famiglie disagiate per conseguenza della pandemia, sia stato una delle poche cose buone fatte da questo Governo. Certo, la somma poteva essere più alta, ma cosi recita un detto milanese: “Piuttosto che niente è meglio piuttosto”.
Fatto è che migliaia di persone, grazie a questo provvedimento, nell’immediatezza hanno potuto mangiare.
Semmai il punto debole sono i requisiti richiesti per ottenere i buoni spesa perché, nelle migliori tradizioni italiche, si sono sommati una serie infinita di regolamenti dove, tanto per cambiare, la parola “mendace” è riportata come le note di un carillon.
Il motivo di questa eccezione è che i “mendaci” esaltano la loro creatività proprio quando le cose sono illeggibili e complicate; insomma, fatta la legge, trovato l’inganno. Legale, naturalmente.

La fortuna, però, ha voluto che la gestione di queste importanti risorse sia toccata ai Sindaci che, conoscendo il territorio, hanno agito con equilibrio e sono riusciti rapidamente ad assegnare i voucher – in gran parte a chi già nelle liste dei servizi sociali ma, con sorpresa, anche a famiglie che mai avrebbero pensato di averne bisogno: gli impoveriti.
Anche se qualche stonatura c’è stata da parte di alcuni assistenti sociali che, presi dal complicato compito di districarsi tra regolamenti e bisogni dei richiedenti, non sono stati particolarmente amorevoli; ciò non toglie che anche a loro vada la nostra comprensione in quanto, in questa particolarissima situazione, non hanno potuto distribuire, magari come avrebbero voluto, le parole di conforto necessarie; soprattutto nei confronti di coloro che – frustrati – si sono trovati per la prima volta a dichiararsi pubblicamente poveri. Alla faccia della privacy.

Non è stato facile capire se tra le tante richieste ce ne fossero alcune particolarmente difficili da valutare; nel senso che, a prima lettura, alcune certificazioni ne avevano certamente diritto, ma non ne avevano riguardo alla morale. Quella morale che mette in imbarazzo le amministrazioni più sensibili che tutto sanno dei cittadini che governano, o quasi.
Per quanto attiene a molte città le Amministrazioni sono state velocissime ad assegnare i buoni spesa per venire incontro alle impellenti necessità dei cittadini più bisognosi. Ma tutti coloro che hanno beneficiato del sussidio – ne avevano diritto? Questa è la domanda amletica che speriamo venga chiarita in rispetto di quella trasparenza dovuta a quanti, davvero bisognosi, sono rimasti fuori per esaurimento della risorse. Bene, comunque, hanno fatto questi comuni a consegnare rapidamente i suddetti buoni, speriamo solo che la rapidità di assegnazione dei voucher si sia conciliata con l’equità.

Angelo Santoro

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Angelo Santoro

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