venerdì, 22 Gennaio, 2021

Calabria, basta giochi di equilibri politici

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Mentre a Roma si discute sul nome del super commissario, sembrando una partita di ping pong e i politici calabresi si affannano a varare ipotetiche misure di rilancio, provando a far passare, in secondo piano, il picco in corso, la situazione sanitaria regionale continua a peggiorare di ora in ora.
Sebbene i dati di ieri ed oggi, mostrino un leggero allentamento dei contagi è anche vero che ciò che sta avvenendo nei nosocomi della Regione, in particolare nel cosentino, è la piena dimostrazione del fallimento della classe politica di ogni ordine e grado.
Il palese conflitto istituzionale che si è  generato in Calabria, con un Presidente non eletto, l’alternarsi di super Commissari incompetenti in materia e i diversi sub che operano in maniera disorganica nelle ASP delle diverse province, alcune delle quali sciolte per mafia, hanno sprofondato la Regione in un caos senza precedenti.

Chi sta pagando un prezzo carissimo, in questi giorni, sono i calabresi e soprattutto, chi necessita cure mediche. Emblematiche le urla disperate del personale medico e paramedico,  estremamente provati da turni massacranti per carenza di organico, dei malati in fila nei pronti soccorso in attesa di ricevere assistenza e cure, dell’assenza di dispositivi salvavita, di presunti guasti al macchinario che processa i tamponi, generando ritardi nelle diagnosi.
Perché la sanità in Calabria è divenuta un gioco di equilibri politici?
Che senso ha, oggi, fare proclami e aver lasciato fondi ed ingenti somme di denaro sulla “carta” destinati al potenziamento delle strutture sanitarie?

Costoro che credibilità possono ostentare dinanzi ad un fallimento così evidente e palpabile?
I rappresentanti politici sembrano voler rasserenare l’opinione pubblica per 4 ospedali da campo realizzati in 48 ore, quando si sarebbero dovuti battere, senza se e senza ma, per l’immediata attivazione delle strutture dismesse da quella politica che ha permesso, con il solito approccio clientelare, di disintegrare e smantellare poli sanitari pubblici, piccole eccellenze territorialmente strategiche, per favorire gli Amici delle Cliniche private. Solo per citarne qualcuno, nella sola provincia di Cosenza, sono stati dismessi San Marco Argentano, punto di riferimento della Valle dell’Esaro, Lungro, Trebisacce (alto Jonio cosentino) Cariati (basso Jonio cosentino) o ospedali fantasma perché mai avviati come nel caso di Scalea (alto Tirreno cosentino).
I veri responsabili sono costoro se oggi la Calabria è sotto i riflettori per una gestione commissariale inadeguata ed incapace.
Al di là delle posizioni politiche, la sanità è un diritto inalienabile e ogni uomo ha il sacrosanto diritto di accedere a prestazioni mediche efficaci ed efficienti in maniera universale. La sanità non è un gioco politico e non si gioca sulla pelle di una intera collettività soprattutto in un momento così drammatico come quello che stiamo vivendo.

 

Francesca Rosa D’Ambra
Vice segretario Nazionale PSI – Partito Socialista Italiano

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