giovedì, 4 Marzo, 2021
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Calcio, riprendere o no? E’ scontro totale Coni-Figc

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Istituzioni spaccate a metà: il capo dello sport, Malagò, usa la linea della prudenza, la stessa tracciata dal Ministro Spadafora e dalla Fifa. Gravina e la Lega, sostenuti dalla Uefa, spingono invece per giocare, per evitare soprattutto ricorsi legali dei club e mancati introiti dei diritti tv

Roma – Giocare oppure no? In un momento ancora molto delicato per il coronavirus, le istituzioni del calcio sfogliano la margherita sulla scelta di tornare o meno in campo. Il campionato è fermo da ormai quasi due mesi e questi giorni saranno cruciali per una decisione definitiva.

Coni e Governo frenano
E’ ormai consolidato come ci siano due nette fazioni su questo argomento. Da una parte, il presidente Coni, Giovanni Malagò, e il Ministro per le politiche giovanili e lo sport, Vincenzo Spadafora, hanno scelto la linea della prudenza, la stessa usata dalla Fifa del presidente Gianni Infantino. Dall’altra ci sono Figc e Lega che invece spingono per tornare sul rettangolo verde, supportati dalla Uefa. Ogni istituzione cerca di tirare acqua al proprio mulino. Così il Coni e il governo guardano la questione dal punto di vista politico: cosa succederebbe se la ripresa delle partite (ovviamente a porte chiuse) causasse una nuova diffusione del coronavirus? E in una situazione generale ancora precaria, è davvero opportuno dare il via libera ad uno sport in cui inevitabilmente i contatti ravvicinati non possono mancare? Se si farà il passo più lungo della gamba, le responsabilità saranno proprio di Malagò e Spadafora, che proprio per questo preferiscono essere prudenti e far riprendere soltanto quando ci sono tutte le garanzie.

Figc e Lega compatte
Una linea che invece non è affatto condivisa da Figc e Lega. Il numero uno della Federcalcio, Gabriele Gravina, è stato chiaro: “Non voglio essere il becchino del calcio italiano”, spingendo a riprendere i tornei da fine maggio. Anche la Lega, dopo l’assemblea di martedì, ha espresso all’unanimità il desiderio dei club di Serie A di giocare. Anche in questo caso, ci sono importanti interessi in ballo: la Figc, se dovesse esserci lo stop definitivo, si troverebbe di fronte alla difficile (se non impossibile) questione dell’assegnazione dei titoli, oltre a stabilire qualificazioni in Europa, retrocessioni e promozioni. Scelte che, in un verso o nell’altro, faranno scontenti qualcuno e c’è già da immaginarsi i vari ricorsi legali che butterebbero ulteriore benzina sul fuoco. I club invece, pur consci del rischio legato al covid-19, spingono per giocare soprattutto per una questione economica. Non tornare in campo significherebbe infatti niente soldi dalle televisioni, che rappresentano la principale fonte di sopravvivenza per le medio-basse società e una delle entrate più importanti per i top club. Figc e Lega possono contare anche sull’appoggio della Uefa, che ha invitato le sue 55 federazioni nazionali a portare a termine i rispettivi campionati. Insomma lo scenario è Coni, Governo e Fifa vs Figc, Lega e Uefa: l’arbitro di questa diatriba, più che il buonsenso, saranno inevitabilmente le istituzioni sanitarie.


Francesco Carci

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