venerdì, 18 Ottobre, 2019

Calenda, Landini, Nencini… è Primavera?

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Una sola rondine non fa Primavera ma tre sì e il cuore si apre alla speranza. Partiamo da Calenda dalla proposta sprint per le europee che intanto scongiura lo scetticismo del nome richiamato nell’espressione di un rinvio sine die  “alle calende greche”. L’appello ad un ampio campo di forze che si riconoscano nel destino di un’Europa più solidale che sbarri la strada a sovranisti e populismi disgregatori di quanto fino ad oggi siamo stati in grado di realizzare ha già superato il primo esame, quello che ha visto cadere le diffidenze di chi teme il protagonismo altrui e la concorrenza e questo per la crescente consapevolezza che la posta in gioco è così alta da richiedere e favorire l’apporto di tutti. La stessa disponibilità di Renzi al tentativo di Calenda non offre più abili ad una separatezza mirata a rompere i cambi di una volata comune verso il traguardo europeo. Ci sarà da lavorare perché si esca da uno schema ad uso e consumo di pezzi di nomenclatura nutrita da diffidenza reciproca. Quella piattaforma contenuta nel manifesto presentato da Calenda è utile a marcare le insuperabili distanze tra i due fronti contrapposti ma le coniugazioni per una comune assunzione di responsabilità di fronte a sfide vecchie e nuove, in primis i fenomeni globali dall’immigrazione, all’ambiente al commercio internazionale ed ai nuovi equilibri tra potenze e paesi poveri non si prestano a facili ricette tanto meno a scorciatoie propagandistiche di facile effetto e di brevissima durata. Perciò sarà importante il modo di raccordarsi perché il tentativo di Calenda vada in porto e dia i suoi frutti in un comune sentire ed operare. A seguire per l’arrivo della primavera va salutata come un gran segnale l’elezione di Landini a segretario della CGIL perché non afflitta da abiure e rottamazioni ma rivolta ad affrancarsi da schemi interpretativi non più in grado di mettersi alla guida di processi di cambiamento epocali. Passione autentica per il mondo del lavoro e della sua missione di protagonista del cambiamento a partire dal suo procedere insieme, a tutela della propria autonomia, anche grazie alla capacità dialettica ed alla sua vis polemica, colma un vuoto indubbio nel panorama del centrosinistra e fungerà da stimolo e da supporto per l’affermarsi di una nuova classe politica. Come da stimolo e da supporto può fare la modalità della convergenza sul candidato unico dopo averne creato le premesse programmatiche per un lavoro comune, indubbio merito della Camusso e dei due maggiori protagonisti. Infine grazie a Nencini il rilancio della “Rosa nel pugno” che ricuce la trama di un tessuto democratico protagonista di cambiamenti epocali di avanguardia nel nostro Paese nel momento in cui i populisti pur di accaparrarsi i voti ripristinano vecchi steccati per attrarre la destra e il mondo cattolico più tradizionale smentendo passo per passo il cammino ecumenico e di apertura di Papa Francesco. Non è da sottovalutare il fatto che la soglia di sbarramento alle Europee è del 4% e consiglia di fare di necessità virtù. Già le politiche scorse si sono incaricate di battere la presunzione di fare da soli mentre un’alleanza tipo Rosa nel pugno avrebbe consentito di superare la soglia ed avere maggiore autonomia propositiva nell’ambito del centrosinistra, tra cui preminente a mio giudizio deve restare la permanenza nella famiglia socialista europea ed internazionale per favorire quel disgelo che dovrà pure arrivare dove permane il monolite comunista.

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