martedì, 12 Novembre, 2019

Calenda un cavallo di Troia

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La proposta di Calenda di un nuovo soggetto politico in grado di interloquire con i ceti moderati contrari all’egemonia di Salvini sul centrodestra facendolo nascere consensualmente col PD si presta ad interpretazioni le più diverse delle forze in campo.

Come sempre accade le proposte di Calenda colgono un problema reale ma non è detto, come in questo caso, che la soluzione avanzata abbia il consenso necessario a portarla avanti. La banalizzazione di un ennesimo tentativo del leader di turno di crearsi un partito ad hoc da lui diretto per paternità di concepimento appare forzata e non tenere in conto che nel momento più difficile del PD Calenda ha scelto di condividere l’appartenenza al PD e di iscriversi pur sapendo che, sempre smentito, veniva accreditato a Renzi, il tentativo di far nascere una forza di centro. La sua iscrizione al PD è apparsa mirata a tenere il PD unito offrendosi come saldatura tra le sue molte anime. L’elezione di Zingaretti mentre cercava di saldare un ricongiungimento con espressioni della sinistra democratica specie a livello elettorale recuperando quello rimasto deluso dal credito dato ai penta-stellati, obbiettivamente non appare in grado di attrarre l’elettorato moderato decisivo ad evitare la vittoria in elezioni anticipate di una destra a trazione Salvini-Meloni. L’esclusione dalla segreteria del gruppo renziano non è certo in linea con il perseguimento del campo largo auspicato da Zingaretti e sottolinea la fondatezza di un’area moderata che non ha un punto di riferimento per opporsi alla deriva verso destra. Il riferimento di Calenda ad una separazione concordata è di una fragilità assoluta perché la competizione elettorale diventerebbe necessariamente conflittuale rendendo ancor più decisivo il peso delle estreme. Per stare a quanto accade a livello europeo ci sono due partiti che procedono di stretta intesa, i cristiani democratici in Germania ma c’è una condizione, non presente nell’ipotesi di Calenda, quella di non pestarsi i piedi a vicenda, grazie a bacini elettorali differenziati autonomi.

Volendo di comune intesa promuovere lo stesso schema gli ambiti territoriali possibili appaiono: quello del nord e parte del centro e l’altro del sud fino a comprendere il Lazio. Una strategia di questo tipo porterebbe inevitabilmente ad una scossa profonda nell’attuale sistema politico a partire dai penta-stellati che si sono caratterizzati come alfieri del riscatto del sud ma non assumendo come priorità assoluta il lavoro, preferendo soluzioni assistenziali non di breve durata se non cambia la politica dello sviluppo e degli investimenti, questi ultimi i più idonei a favorire l’intesa a livello europeo. Su questa linea la presenza di Calenda nel rilancio dell’Europa nel mondo sarebbe la prosecuzione a più ampio raggio dell’opera di Draghi, secondo la linea strategica di un impegno prioritario europeo verso l’Africa con l’Italia e soprattutto il suo Sud a far da trampolino di lancio di un’auspicabile piano Marshall. Un’opportunità quella che si offre a Calenda di diventare il leader accreditato di saldatura per tutto l’elettorato di centrosinistra ben oltre le forze in campo.

Roca

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