domenica, 8 Dicembre, 2019

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La decrescita felice teorizzata dal grillismo si sta verificando. È la prima promessa mantenuta. Che poi sia felice è un altro discorso. Fatto sta che i numeri resi noti oggi dall’Istat sono allarmanti. Il fatturato dell’industria italiana, infatti, a dicembre 2018, diminuisce del 3,5% rispetto a novembre, subendo il ribasso più forte sul mercato estero. Lo rileva l’Istat, che su base annua segna una caduta del 7,3% (dato corretto per gli effetti di calendario).

Si tratta della flessione tendenziale più accentuata dal novembre del 2009. Male anche gli ordinativi: a dicembre calano dell’1,8% rispetto al mese precedente, a causa delle perdite subite sul mercato estero. Su base annua la flessione è del 5,3% (dato grezzo), la più ampia dal luglio del 2016. Anche sul ribasso tendenziale pesa soprattutto la cattiva perfomance registrata fuori confine.

Inoltre la flessione, spiega l’Istat, riguarda in maniera diffusa tutti i settori, ma è particolarmente ampia nel settore degli altri mezzi di trasporto (23,6%), dove si confronta con un dato particolarmente positivo nell’anno precedente. Molto in calo su base annua anche l’industria farmaceutica (-13,0%) e l’industria chimica (-8,5%).

“Sono dati – ha affermato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia – che fanno riflettere e che impongono un dovere ed una responsabilità di tutto il Paese a reagire ad un contesto economico che sta rallentando che è arrivato anche in casa essendo il nostro un Paese ad alta vocazione all’export”. “Una delle proposte che abbiamo fatto è quella di aprire immediatamente i cantieri che sono elementi cosiddetti anti ciclici che comporterebbero occupazione e più crescita. La questione temporale diventa importante: in quanto tempo lo facciamo diventa dirimente” ha aggiunto il presidente di Confindustria.

La caduta si concentra nel quarto trimestre dove l’indice complessivo ha registrato un calo dell’1,6% rispetto al trimestre precedente. Il calo congiunturale del fatturato riguarda sia il mercato interno (-3,6%) sia, in misura più accentuata, quello estero (-7,6%). Si registra una crescita per il solo comparto dei macchinari e attrezzature (+5,4%), mentre la diminuzione più marcata si rileva per l’industria delle apparecchiature elettriche (-21,4%).

“Nel corso del 2018 – è il commento dell’Istat – il fatturato ha mostrato un andamento tendenzialmente stabile nei primi nove mesi, con un peggioramento nell’ultimo trimestre. Nella media dell’anno il fatturato dell’industria presenta, comunque, una dinamica moderatamente espansiva rispetto al 2017, anche al netto della componente di prezzo”.

“I dati diffusi dall’Istat sulla produzione industriale italiana – afferma Tiziana Bocchi, Segretaria confederale UIL – sono un campanello d’allarme che non può essere ignorato: il fatturato dell’industria è sceso, infatti, del 7,3% su base annua, raggiungendo uno dei livelli più bassi dell’ultimo decennio.Una nuova e buona politica industriale che guardi al futuro, sostenendo produzione, innovazione e occupazione, non è più rinviabile e deve essere l’obiettivo dell’Esecutivo: non si può pensare alla crescita senza una strategia inclusiva di sviluppo che preveda investimenti, pubblici e privati, e, nel contempo, un rilancio vero della domanda interna. In tal senso, sarebbe opportuno avviare un confronto serio tra parti sociali e Governo per un progetto di politiche industriali utile al Paese”.

E, tra le conseguenze immediate della frenata del settore industriale, c’è anche la Borsa di Milano in rosso. Piazza Affari, infatti, evidenzia un rialzo dello spread tra Btp e Bund tedeschi a 274 punti. A scivolare, tra gli istituti bancari, sono soprattutto MPS (-3,5%), Ubi Banca (-3,05%), Unicredit (-2%) e Banco Bpm (-1.65%). Giù anche Amplifon (-2,72%) e Cnh (-1,43), insieme a Pirelli (-1%), Fca (-0,75%) e Ferrari (-0,72%), che scontano l’incertezza sui dazi tra Stati Uniti e Cina e l’andamento del settore manifatturiero italiano.

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