sabato, 28 Novembre, 2020

Cambiare il DPCM non solo si può, si deve

0

L’ultimo della lunghissima collezione di DPCM del Presidente del Consiglio ha determinato
una spaccatura verticale del paese: diviso Governo e Regioni, diviso la società civile da quella
politica, diviso la gente fra quella che è garantita e quella che è disperata. E deluso: i giovani in
primo luogo a cui si raccontano favole e a cui si dispensano consigli ma ai quali non si da una
prospettiva di studio e lavoro stabile, deluso gli operatori economici ed i lavoratori di interi
settori, dai teatri ai ristoranti con chiusure indiscriminate mentre si lasciano aperti anche nei
giorni festivi i supermercati. A cosa sono serviti i sacrifici e gli investimenti per mettere in
sicurezza i locali? Dov’è finita la fase 2 della ripresa e cosa si è imparato dagli errori della fase 1
se non si è preveduto né provveduto alla soluzione dei problemi non risolti? Perchè si è
gestito in maniera rigida e indifferenziata situazioni dissimili e differenti sul piano nazionale?
Il Governo ha abdicato ogni decisione in favore del Cts invertendo la relazione dei diversi
compiti fra una espressione politica ed una scientifica, così si bruciando la credibilità che si
era guadagnato sconfiggendo i fautori della recessione e dell’egoismo nazionalista che stava
sfasciando la UE. Nel metodo la limitazione del dibattito parlamentare, la carenza di ascolto
dei tanti gridi di dolore che salgono dal mondo della precarietà e dell’impresa insieme allo
svuotamento dei riferimenti identitari dei partiti e dunque da una visione strategica capace di
andare oltre il contingente e l’immediato aprirà scenari inquietanti fra la gente che si sentirà
tradita nelle proprie aspettative ed esigenze da tutti, partiti, istituzioni tutte, Parlamento.

Cambiare il DPCM allora non solo si può, si deve. E’ questo l’appello che lanciamo affinché
nel Parlamento, restituito alla sovranità popolare, prevalga la linea del coraggio che non
consiste nel prendere provvedimenti duri, ma giusti. E dell’onore, che è riconoscere l’impegno
di quanti invece che parlare a vanvera senza nulla fare o accusare questo o quello hanno fatto
uno sforzo per rendere sicura la propria attività, quella dei lavoratori come la gestione degli
utenti e ai quali era stato per questo consentito di rimanere aperti. Al Presidente Conte di cui
abbiamo apprezzato lo sforzo fatto fin’ora, ricordiamo un episodio lontano ma significativo.
Churchill disse ricordando i compromessi per “la pace” fatti da Chamberlain nel 1939 di fronte
all’aggressività della Germania di Hitler: “dovevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno
scelto il disonore, hanno avuto la guerra” e tradire una promessa è disonore, sempre.
Infine esprimiamo appoggio e solidarietà alla manifestazione di protesta indetta il 30 Ottobre
da Cgil Cisl e Uil in piazza Maggiore a Bologna per i lavoratori e lavoratrici dello spettacolo.

 

Paolo Sartori

p.dip.lavoro Psi Bologna

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply