venerdì, 23 Agosto, 2019

Camici di carta, storia della fine di un lavoro

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Quattro cifre in cui c’è tutta una vita lavorativa, i dati anagrafici, i titoli di studio conseguiti, l’esperienza professionale maturata. Quattro cifre legate a una carta con una barra magnetica: il badge. Quello che fa alzare la sbarra per entrare nel parcheggio del posto di lavoro, che permette l’accesso agli uffici, che autorizza a compiere il proprio lavoro. Tutti i giorni per 24 anni. Fino a quando una mattina la sbarra non si alza, l’accesso è vietato, il cartellino smagnetizzato, inutile pezzo di carta. Sei fuori. Senza un preavviso, una lettera, una spiegazione. Certo lo sapevi che c’erano degli esuberi, sapevi che l’azienda avrebbe dovuto fare dei tagli, ma non immaginavi che sarebbe accaduto così all’improvviso e soprattutto proprio a te. Una sbarra che non si alza e la vita di prima finisce. E sei anche fortunato perché avrai, a differenza di tanti altri che hanno perso il lavoro, diritto alla cassa integrazione, una sorta di paracaduteche attutirà sì la caduta ma non ti eviterà di crollare a terra. Una sbarra non si alza e ti ritrovi fuori, assieme ad altri 279 colleghi, davanti a mattinate infinitamente vuote da riempire.

È quanto accade ogni giorno in Italia in tutti i settori, senza che nessuno protesti, alzi barricate, proclami almeno uno straccio di sciopero. È quanto descrive Laura Spagnolo in “Camici di carta”, edito da ponte Sisto. Un libro asciutto, privo di retorica che racconta la mattinata Luca Segni, un chimico che lavora come ricercatore in un’azienda farmaceutica, e che in pochi minuti vede cancellata la sua dignità lavorativa e umana. L’autrice non lancia accuse, non dà colpe, non si lamenta neanche della progressiva perdita di diritti sociali e della mancanza di tutele adeguate nei confronti dei lavoratori, ma attraverso i pensieri, le riflessioni, l’amarezza del protagonista porta il lettore stesso a ragionare su quanto è accaduto negli ultimi anni, sulla mancanza di certezze lavorative e su quanto ormai consideriamo come normali queste situazioni. “Camici di carta” non si sofferma tanto sull’aspetto economico che comporta la perdita del lavoro, quanto su quello psicologico troppo spesso ignorato e sottovalutato.

Che farà Luca una volta tornato a casa? Cosa racconterà alla famiglia, agli amici? Come passerà le sue giornate? Laura Spagnolo non lo racconta, ci lascia sospesi ad immaginarlo: una modalità sottile che ci porta, una volta finito il libro, a restare vicini al suo protagonista a chiederci cosa sarà della sua vita una volta che il badge è stato smagnetizzato.
In appendice un monito e un ricordo: quello Statuto dei lavoratori del 1970, di cui fu padre il socialista Gino Giugni, che ci rammenta i diritti perduti.

Cecilia Sanmarco

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