domenica, 26 Maggio, 2019

Scontro sulla Tav. Il governo non decide e resta la paralisi

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Le polemiche sull’analisi costi-benefici sulla Tav sono proseguite e non si fermeranno fino a quando il governo non prenderà una decisione. Il prof. Pierluigi Coppola, l’unico dei sei componenti della commissione che non ha stilato l’analisi costi-benefici sulla Tav e non l’ha firmata, sarebbe il sesto incomodo. Il prof. Coppola si definisce ‘un tecnico abituato a valutare gli investimenti secondo metodi oggettivi’. Al contrario di quello che è stato usato per la decisione finale sull’analisi, quello che lo stesso ex docente del MIT, in un’intervista ad un quotidiano milanese, ha definito il ‘metodo Ponti’. Il componente dissenziente della commissione, ha spiegato: “Un assemblaggio di approcci diversi. In alcuni punti si seguono le linee guida della Commissione europea. Poi si passa a un altro metodo molto più inusuale. (…) È il metodo del professor Ponti”

Le obiezioni di Coppola vertono soprattutto sul fatto che il metodo si discosti dalle varie linee guida adottate dai Paesi dell’Unione e da quelle che in Italia riguardano la valutazione degli investimenti pubblici. Sono principi che sono stati adottati in via ufficiale da un decreto del 16 giugno 2017. Pertanto l’ex professore del MIT ha manifestato le perplessità: “Ho forti ragioni di perplessità sul metodo usato per l’analisi costi-benefici e quindi anche sui risultati che ha prodotto. Per me è importante che le opere vengano valutate correttamente, siano esse la Tav o un’autostrada”.

Sul metodo utilizzato, Pierluigi Coppola ha contestato sopratutto l’inserimento nei costi del mancato incasso delle accise sui carburanti, in quanto rappresenta una procedura mai seguita prima e assente in qualunque linea guida, sia italiana che europea. Pertanto, non ha firmato né partecipato alla relazione finale essendosi dimesso prima. Al Corriere della Sera ha parlato di un clima serrato in cui c’erano differenze di impostazioni tra un contrario e cinque favorevoli.

Invece, il professor Marco Ponti, in audizione alla Camera sull’analisi costi-benefici per la Tav Torino-Lione, ha detto: “Per realizzare l’Analisi costi-benefici sulla Tav sono stati usati strumenti meno manipolabili a livello internazionale, ma nulla è perfetto. A livello internazionale questo è lo strumento meno manipolabile, ma nulla è perfetto sotto il cielo. Tutto è manipolabile, ma questo è il meno manipolabile degli strumenti a livello internazionale per selezionare gli investimenti”.

Quanto a un suo possibile conflitto d’interessi, il professore ha detto: “Sulle autostrade segnalo che ne ho stroncate non poche con l’analisi costi benefici, e Autostrade per l’Italia mi ha fatto cause per calunnia per 2 milioni di euro. Non sono il miglior difensore di me stesso ma le autostrade le ho trattate peggio delle ferrovie. Metterebbero gli spilli sulla mia fotografia”.

Poi, parlando a margine dell’audizione, Ponti ha aggiunto: “Uno dei nostri obiettivi è che ci sia un dibattito, possibilmente di livello tecnico. Non sono dispiaciuto. Io credo che noi abbiamo contribuito al dibattito, aumentandone la qualità. Credo che migliori il dibattito democratico contestare i conti e ci porti più vicini ai paesi avanzati”.

Matteo Salvini ha detto: “Non ho letto, leggerò le carte, l’analisi costi-benefici non è il vangelo, resto della mia idea. Chi le ha lette mi dice che ci sono dati un po’ strani che ci confermano l’idea di andare avanti”. Inoltre, il leader della Lega non si opporrebbe ad un eventuale referendum.

Il sottosegretario leghista alle Infrastrutture, Armando Siri, ha detto: “Ci sono argomenti dell’analisi costi benefici su cui potremmo discutere e discuteremo attorno a un tavolo: troveremo una sintesi di buonsenso”. Anche il sottosegretario leghista ha valutato “un po’ fuori luogo”, anche in chiave di politica ambientale, valutare come costi i mancati incassi da accise e pedaggi. Ad ogni modo, Siri ha sottolineato: “E’ la politica a fare le scelte strategiche e di contesto. Sarebbe un peccato perdere un’occasione così importante”.

Antonio Tajani, dopo l’incontro con Giuseppe Conte, ha detto: “A Conte ho riportato la posizione del Parlamento Ue che è favorevole a realizzare le infrastrutture, quindi riteniamo di prioritario interesse per l’Europa la realizzazione anche della Tav. Per quanto mi riguarda la Tav è un’opera prioritaria e dal Commissario ai Trasporti abbiamo finanziato la parte europea transfrontaliera. Ritengo che quei soldi debbano essere investiti bene e non buttati al vento perché cinque capricciosi esperti no-tav hanno detto che non si deve fare”.

Il sindaco di Torino, Chiara Appendino, ha commentato: L’analisi conferma i dubbi sull’utilità dell’opera, ma la scelta spetta al Governo. Il senatore Maurizio Gasparri di Forza Italia ha dichiarato: “Ha ragione chi definisce un’analisi truffa quella diffusa da alcuni settori del governo sulla Tav. Numeri approssimativi, previsioni inattendibili. Siamo di fronte ad un esercizio di negromanzia. Una sorta di rito esoterico e nello stesso tempo ideologico. Quella infrastruttura va fatta. Non può essere isolata l’Italia da una dorsale di sviluppo di collegamenti moderni che deve attraversare l’intera Europa. Sarebbe stato come se, negli anni Cinquanta, i toscani o i laziali avessero detto che l’Autostrada del Sole, Milano-Napoli non sarebbe dovuta passare sul loro territorio. Oscurantismo e spreco di risorse si realizzano con le ricette grilline. Questa gente va mandata via dal governo al più presto. Sono degli incapaci irresponsabili. La gente lo sta capendo, sia per quanto riguarda il governo nazionale con i vari Di Maio e company, sia nelle città con la catastrofica Raggi. Mandarli via non è un diritto, è un dovere”.

Secondo fonti autorevoli, il professore Pierluigi Coppola avrebbe consegnato al ministro Danilo Toninelli una nota con ulteriori elementi di valutazione sulla Tav, che si discostano dalle conclusioni ufficiali della relazione costi-benefici. Il professore, che non ha firmato il documento della commissione incaricata da Toninelli, avrebbe chiesto al ministro di pubblicare la nota con le sue conclusioni.

Inoltre, la percentuale tra 10 e 30% prevista a titolo di risarcimento per lo scioglimento dei contratti non va parametrata sul costo totale dell’opera ma sui contratti effettivamente in essere al momento, cioè su circa 1,3 miliardi. Quindi, il conto finale per questa voce si aggirerebbe tra i 130 e i 400 milioni. Il ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha precisato che nelle conclusioni dell’analisi giuridica è presente un errore materiale macroscopico che determina un eventuale costo di uscita dall’opera abnorme rispetto alla realtà.

Lo scioglimento del progetto della Tav costerebbe al massimo, tra penali e rimborsi, 1,7 miliardi. Questo è il nuovo calcolo che è possibile fare dopo che il Mit ha corretto una delle voci, quella relativa allo scioglimento dei contratti in corso, indicata nella Relazione tecnico giuridica sulla Tav. L’analisi, pur non sbilanciandosi sugli eventuali esborsi, ha indicato un massimo: di 400 milioni per lo stop ai contratti, di 81 milioni per violazione dell’accordo, di 400 milioni per la rivalsa francese, di 535 e di 297 milioni per importi Ue da restituire o non incassare. La valutazione degli importi attualmente è solo di parte. Dovrà confrontarsi successivamente con le valutazioni fatte dalla Francia e dall’Unione europea.

Il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha detto: “Nel decidere sulla Torino-Lione auspichiamo che il Governo abbia una unica e grande priorità: l’occupazione, il lavoro. L’apertura di questi cantieri a regime determina 50mila posti di lavoro. Se per il Governo questo basta… A noi basta come analisi costi-opportunità, in una fase delicata per l’economia, in cui va messo al centro il lavoro. E’ una grande occasione per dare lavoro a 50mila persone. Io l’analisi già l’ho fatta: ho dato un dato, a noi basta”.

Sulla Tav si sta consumando una paralisi perfetta. Un gioco di interdizione tra M5S e Lega che sulla carta rappresenta una sorta di pareggio che potrebbe tornare utile in vista delle elezioni europee.

D’altra parte per mettere la parola fine alla Torino-Lione occorrerebbe presentare in Parlamento un disegno di legge in grado di cancellare la legge obiettivo del gennaio 2017 che recepì il trattato siglato con la Francia. Da Torino, i grillini in consiglio comunale proprio questo chiedono quando, con la capogruppo Valentina Sganga, invitano il governo ‘a mettere da parte i tatticismi fermando definitivamente tutti gli appalti attraverso una legge che cancelli i trattati internazionali’. Ma Luigi Di Maio non ha i voti per tentare il blitz e Salvini non ha intenzione di affondare il coltello mettendo sul piatto le percentuali abruzzesi.

Contenziosi e arbitrati internazionali a parte, l’analisi costi benefici applicata allo stallo in corso farebbe però pendere la bilancia a favore dei grillini. Al partito della decrescita felice, e che considera le opere pubbliche solo per l’eventuale ricadute giudiziarie, il blocco del cantiere piace anche perché a maggio si vota anche in Piemonte e il blocco storico grillino sta tutto nei no-Tav. Salvini ha però un duplice problema. Per primo deve smentire una commissione voluta, insediata e pagata da tutto il governo. Inoltre deve contenere la pressione di quel popolo delle partite iva e di quel nord che pensa di ricompensare con la legge sulle autonomie regionali che è però bloccata, mentre corre il reddito di cittadinanza e la Tav si ferma insieme a tanti altri cantieri.

Mentre Salvini ieri ha continuato a dire la sua su tutto, da domenica sera Di Maio si è inabissato. Più che elaborazione del lutto dovuto alla pesante sconfitta elettorale in Abruzzo, nei Cinquestelle si sostiene che si sta lavorando sul dopo e su come correggere la strategia comunicativa puntando più sulle cose fatte che su dichiarazioni e annunci. La radicalizzazione dei messaggi al posto della grisaglia ministeriale non sembra aver pagato perché avrebbe consolidato lo zoccolo duro, che comunque vota M5s, ma allontanato il voto d’opinione. Così come l’inseguimento dell’alleato sui temi suoi potrebbe essere quindi finita perché, come spiega la sindaca di Roma Virginia Raggi parlando di Salvini, ‘il lavoro deve essere fatto giorno per giorno talvolta anche in maniera silenziosa’.

Silenzi, tensioni e fibrillazioni in casa M5S che disorientano la Lega. Salvini ieri mattina si è presentato a palazzo Chigi, per il vertice già rinviato la sera precedente, e non trova Di Maio ma la busta con su scritto No-Tav lasciata da Toninelli. Dopo settimane d’attesa l’analisi costi-benefici sulla Torino-Lione è arrivata e di fatto scaraventata come un macigno anche sulla scrivania del premier Conte. Sul tavolo del presidente del Consiglio le questioni aperte sono ormai tantissime, ma per capire come si potranno risolvere occorre attendere la decisione dei grillini sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini. Da domenica notte Tav e Diciotti vengono considerati dall’ala ortodossa i limiti da non valicare. Il no alla Tav, che ieri ha ufficializzato il ministro Toninelli, sembrerebbe il primo tempo di un film già scritto e che sulla Diciotti potrebbe non dare scampo a Salvini.

Il leader della Lega ha compreso i rischi e ieri non solo ha evitato di commentare l’analisi della commissione no-tav di Toninelli, ma ha anche inseguito per l’intera giornata il collega vicepremier. L’attesa di un vertice di maggioranza nel Carroccio è forte perché tre mesi di stallo su tutto sono difficili da passare. Non c’è solo il timore che un incidente possa far saltare tutto, ma soprattutto il terrore che una crisi di governo costringa Salvini a tornare nelle braccia di Silvio Berlusconi senza passare per le urne e poter quindi capitalizzare il consenso sin qui raccolto.

Di Maio è in forte difficoltà soprattutto nel Movimento, ma prima di suicidarsi o di essere suicidato, assicurano i suoi, sarebbe pronto ad indossare la cintura esplosiva per tirare giù il vicepremier leghista e il premier Conte. I rapporti tra Di Maio e Conte sono da qualche settimana molto complicati anche per i sospetti che viaggiano tra i grillini sul conto del premier e di un suo futuro impegno diretto in politica. Fatto sta che ieri Salvini ha difeso Conte dagli attacchi ricevuti a Strasburgo. Il M5S non è andato oltre alle dichiarazioni del capogruppo Francesco D’Uva.

I nodi presenti nel governo sarebbero venuti al pettine e la miscela Tav-Diciotti potrebbe esplodere ponendo fine all’alleanza giallo-verde.

Salvatore Rondello

 

 

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