martedì, 10 Dicembre, 2019

Ecokeynesismo

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Nel mio recente scritto su avantionline, dal titolo “Ecoriformismo”, ho enunciato il concetto di “ecokeynesismo”, in particolare della manutenzione territoriale. In questa occasione vorrei dare seguito al mio ragionamento e tornare su quest’ultimo aspetto, con un minimo di geometrico approfondimento. La tesi centrale che ho voluto focalizzare nell’ecoriformismo, si risolveva nell’esigenza epocale di individuare un’aurea sintesi tra l’economia e l’ecologia, termini da sempre vissuti come antitetici, oggi reclamanti la prospettiva di una loro distillata composizione, quale moderno paradigma politico assolutamente sovrapponibile ad un auspicabile orizzonte ecosocialista. Nell’attuale epoca postideologica e postindustriale, al di là delle degenerazioni che ho più volte sottolineato, ci troviamo difronte ad un rimescolamento categoriale, con il primato della distinzione tra sovranisti ed europeisti, con l’esigenza di ridefinire l’antica diade politologica di Destra e Sinistra e con, appunto, l’emergente “dialettica” tra economia ed ecologia.

Ciò rappresenta, a mio avviso, lo schema attuale con cui una forza politica deve misurarsi per ridisegnare la propria identità. Senza un’operazione analitica di questo tipo, sarà difficile, per ogni formazione politica attuale, scolpirsi una propria identità, premessa necessaria per aspirare ad essere politicamente identificata. Alla luce di ciò, pur inconsapevolmente e con il condimento di ampia cialtronaggine, le attuali formazioni politiche nazionali, in gran parte come riflesso delle dinamiche politiche internazionali, stanno ricollocandosi sulla nuova grammatica tracciata. Le Destre e le Sinistre classiche, dogmatiche, scarsamente liberali e riformiste, tendono a declinare verso un orizzonte sovranista ed il tema ambientale o lo derubricano ad argomento “da salotto” od, in alternativa, lo considerano funzionale ad un rovesciamento del modello liberale. Le forze di centro liberaldemocratiche, viceversa, tendono a declinare verso un orizzonte entusiasticamente europeista ed il tema ambientale lo derubricano ad “infiocchettamento” del modello liberista. Questa geometria che ritengo caratterizzi l’attuale scenario politico, a volte, come nel caso del maggiore partito del centrosinistra, tende ad attraversare al proprio interno la singola struttura partitica. Nel mezzo di tale impianto si individua, a mio avviso, uno spazio politico alquanto disponibile, rappresentabile da una moderna cultura riformista e liberalsocialista, in grado di comporre adeguatamente, sapientemente e saggiamente, le esigenze ecologiche ed economiche, così come quelle europeistiche e virtuosamente localistiche, magari riscoprendo e ridefinendo una ragionevole prospettiva “glocalista”.

A questo punto si inserisce prevalentemente l’idea di un ecokeynesismo della manutenzione territoriale. La centralità delle emergenze ambientali, simboleggiate dal cambiamento climatico, rappresentanti un dato ormai epocalmente strutturale, ci dispiega l’ineludibile esigenza di un territorio da gestire, curare ed equilibrare, sotto il profilo ambientale, economico e sociale. La manutenzione delle città, dei corsi d’acqua, del patrimonio forestale, degli edifici e delle molteplici infrastrutture, ponti, viadotti, autostrade, sotto il profilo ambientale ed antisismico, deve incarnare l’occasione di un poderoso rilancio di investimenti pubblici, in grado oggi di prefigurare una ecoriformistica quadratura del cerchio. Da un lato rappresenterebbe la moderna via liberalsocialista, equidistante da tentazioni neocollettivistiche e da continuismi neoliberistici. D’altra parte materializzerebbe la più compiuta sintesi tra l’economia e l’ecologia, tutelando l’ambiente, evitando con la prevenzione drammi umani e sociali, nonché spreco di denaro in fase di ricostruzione, e rilanciando, al tempo stesso, autentico sviluppo e certa occupazione. Infine, corrisponderebbe ad una sana esigenza di identità territoriale, cercando di contaminare l’Europa verso la riformulazione dei suoi assetti in chiave politica e di valorizzazione dei singoli territori. Convintamente ritengo che questa possa essere la battaglia fondamentale ed identitaria dei socialisti, i quali, dopo aver ritrovato se stessi con il nuovo simbolo, debbono e possono accompagnare la forma con la sostanza, quella che più li caratterizzi per i loro valori tradizionali, adeguatamente aggiornati, e per la propria identificabilità nello sgangherato scenario politico esistente.

Carlo Ubertini

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