sabato, 7 Dicembre, 2019

Carlo Ubertini
Ecoriformismo

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Mi occupo da circa trent’anni di “sostenibilità”, affrontando nelle varie articolazioni il tema fondamentale del rapporto tra ecologia ed economia, che i miei scritti di etica ambientale e forestale cercano di fondare ed equilibrare. D’altra parte, socialista da sempre, per nascita e per cultura, con “l’Ecosocialismo” ho cercato di trasferire la mentalità succitata in ambito politico, tentando di contribuire a modernizzare la nostra nobile tradizione comunitaria. Tuttavia la politica nel suo complesso stenta a prendere coscienza dei nuovi orizzonti, sospesa nel nulla ideale, tra la fine delle ideologie e l’incapacità di ridisegnare nuovi scenari e nuovi valori. In questa fase di drammatica transizione, l’ideologia è stata sostituita dalla demagogia, la tattica ha ingoiato la strategia, la cialtronaggine ha spodestato competenza e responsabilità.

“Mai con il PD, domani con il PD”; “Mai con i 5 Stelle, domani con loro”; “Il Governo durerà cinque anni, domani lo faccio cadere”; “Resto nel Partito, domani ne fondo un altro”; “Sto con quella formazione, domani con un’altra”. Si salvi chi può! A fronte di ciò, la dura lezione della realtà richiama stringentemente all’ineludibilità dei contenuti. Sullo sfondo delle epocali questioni del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità, nella cornice delle grandi tematiche attuali dei rifiuti, dell’energia, della alimentazione, della mobilità, del territorio, la politica italiana si imbatte quotidianamente in enormi problematiche concrete, imperniate sul rapporto tra economia ed ecologia.

L’anticamera della caduta del Governo “giallo-verde” fu la questione della TAV. La crisi sostanziale del Governo “giallo-rosso” sta nella vicenda dell’EX ILVA, condita in queste ore dall’emergenza di Venezia. Grandi questioni che impegnano una sola tematica, oggi centrale nell’agenda politica internazionale e nazionale, quella appunto del binomio economia-ecologia. In sostanza si impongono per via induttiva, dalla realtà, e non più solo per l’inascoltata via deduttiva, dal pensiero, nuove categorie politiche caratterizzanti la società postindustriale, che come da tempo sostengo trasloca dal concetto di “coscienza di classe” a quello di “coscienza di specie”, su cui è doveroso ridisegnare le proprie identità, così bonificando la politica stessa dal volgare soggettivismo di cui è ostaggio, a causa del succitato vuoto ideale.

Per ciò che riguarda i socialisti, riaffermo il profondo convincimento che la ricerca di un modello di sviluppo emergente dalla sintesi tra l’economia e l’ecologia è l’unica via da percorrere, quella che definisce la dimensione di un ecoriformismo, chiarito dal pensiero, imposto dalla storia, fondamentale per la società. Come più volte ho cercato di dimostrare, sulla base della mia formazione naturalistica, al pari della nostra cultura politica evoluzionistica, la sovrapponibilità tra l’ecologia e l’economia, tanto da farne un modello di sviluppo, è ravvisabile addirittura dai fondamenti. L’ecologia fin dalle sue origini viene definita economia della natura; L’economia, nel recinto della nostra impronta naturalistica, è definibile ecologia umana.

Tale impianto razionale, scientifico, laico, per ciò stesso riformistico, apre un nuovo orizzonte di pensiero, un nuovo cammino di studio, elaborazione, approfondimento tra tecnologismo ed antimodernismo, nella consapevolezza non solo di incidere su una ripresa dello sviluppo in chiave nuova e quindi non consumata, ma di farlo nell’obiettivo di rilanciare anche le istanze classiche del socialismo, laddove solo uno sviluppo in grado contestualmente di razionalizzare le risorse può garantire la redistribuzione di quest’ultime.

L’esempio per tutti di un ecokeynesismo della manutenzione territoriale si impone prepotentemente. I socialisti italiani, già virtuosamente percorrendo il cammino evolutivo dal socialismo marxista, al modello socialdemocratico, fino al socialismo liberale, possono oggi coerentemente intercettare la via ecoriformista, attraverso un nuovo modello di sviluppo ed un corridoio identitario disponibile. L’esistenza di quest’ultimo risulta anche indirettamente dimostrata dalla sostanziale avversità a quanto sopra prefigurato da parte, in egual misura, dello hegelo-marxismo alla Fusaro, della maggioranza del mondo sindacale, del sovranismo di Salvini e dei suoi satelliti, dello straripante fronte neoliberista di destra, di centro e di sinistra e, simmetricamente, dell’ideologia della decrescita. L’articolazione esposta attraversa anche l’attuale Governo, al quale in concreto, al di là dei propositi, sfugge un punto di equilibrio, sfugge essenzialmente l’ecoriformismo.

Carlo Ubertini

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