venerdì, 20 Settembre, 2019

Carlotta Caponi, Più Europa per abbattere inefficienze italiane

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Mancano pochi giorni alle elezioni europee. Si vota domenica 26 maggio ed è un appuntamento importante perché le spinte sovraniste e la battaglia contro l’euro dei partiti dell’estrema destra rischiano di distruggere l’Unione Europea.

Il Partito Socialista ha messo in campo cinque donne nella coalizione +Europa e oggi vi presentiamo Carlotta Coponi, candidata per la Circoscrizione centro.

Come sempre, prima di passare all’intervista, vi presentiamo un ritratto della nostra candidata.

Classe 1982, nata e cresciuta a Passaggio di Bettona (Perugia), diplomata al Liceo Classico Properzio di Assisi, laureata in Economia Aziendale all’Università degli studi di Perugia, Carlotta Caponi ha sempre lavorato nell’azienda di famiglia, specializzata nel trasporto di bestiame. Nel 2006 ha rappresentare la FAI (Federazione Autotrasportatori Italiani) – Conftrasporto all’IRU (International Road Union) con sede tra Bruxelles e Ginevra. Nel 2012, è stata nominata segretario regionale della neonata la FAI Umbria, (la sezione Umbra della FAI): oggi abbiamo 100 imprese associate e circa 3000 operatori. Nel 2016, si è candidata come sindaco al Comune di Bettona con il progetto “Lista Civica Bettona Futura che ha raccolto il 25% dei consensi. Impegno che continua dagli scranni dell’opposizione e che si consolida come progetto civico indipendente e autonomo. Da due anni è segretario provinciale del Partito Socialista.

Perché ti sei candidata?

«Mi sono candidata perché credo che ci sia la necessità di +Europa: un’Europa senz’altro riformata e rinnovata, forte e coesa che sappia fronteggiare le sfide legate alla globalizzazione, coglierne le opportunità e affrontare tematiche economiche, sociali e climatiche che oggi non possono più essere demandate ai singoli Stati membri. Questo non significa perdere le proprie tradizioni culturali, storiche, amministrative ma anzi, un Europa senza confini (di genere, religione, colore della pelle, età, disabilità) che sappia celebrare ed esaltare le peculiarità e le diversità degli Stati membri come valore aggiunto, nell’ottica della realizzazione degli Stati Uniti d’Europa, così come immaginati nel Manifesto di Ventotene».

Quali sono i punti principali del tuo programma?

«Il nodo centrale del mio programma ruota attorno al concetto di sostenibilità. Sostenibilità economica: abbiamo un rapporto deficit/pil superiore al 133% che comporta il pagamento di oltre 70 miliardi di euro di interessi l’anno. Il Governo chiede flessibilità e la usa per finanziare spesa corrente e non investimenti.

Occorre ripensare l’economia sulla base di un mercato del lavoro e un welfare davvero europei. Servono più risorse: la nostra proposta è quella di raddoppiare l’entità del bilancio europeo (che oggi si attesta all’1% del Pil europeo), attraverso una maggiore cessione di risorse nazionali (a parità di pressione fiscale per i cittadini contribuenti) e migliorando la tassazione a livello europeo (soprattutto nell’ambito del digitale).

Sostenibilità ambientale: mirare alla riduzione della produzione dei rifiuti; usare le risorse europee per migliorare le condizioni delle reti idriche; ripensare a un nuovo modello di sviluppo agricolo (produzioni adeguate, costi accessibili, giusta remunerazione per gli operatori). Ma anche decarbonizzazione: riduzione delle emissioni di CO2».

Come conciliare questa proposta con la crisi?

«Ritengo che fissare obiettivi troppo stringenti, dimenticando che dall’altra parte si sta parlando con operatori del settore già fortemente vessati da una crisi economica importante, non sia la soluzione più adeguata. Abbiamo il dovere di salvaguardare l’ambiente ma dobbiamo anche tutelare le imprese e i lavoratori, fissando obiettivi ambiziosi ma che non siano solamente spot elettorali. Saremo in grado di ridurre sensibilmente le emissioni di CO2 nel campo dell’autotrasporto solo se ognuno farà la sua parte: la politica, con fondi europei per la rottamazione di mezzi inquinanti con il contestuale acquisto di mezzi a emissioni ridotte, o fondi per l’acquisto di mezzi alimentati con fonti di energia alternativa (Lng); le associazioni di categoria, prendendo per mano le imprese e supportandole in questo senso; le imprese, facendo questo grande salto di qualità nella consapevolezza che l’associazione di categoria è al loro fianco.

Un po’ quello che si è già realizzato da noi in Fai Umbria: una sinergia che vede coinvolti imprenditori, associazione e ministero alle Infrastrutture e ai trasporti, con l’utilizzo di fondi per l’ammodernamento delle flotte.

Posso dire senza tema di smentita che negli ultimi due anni, oltre otto milioni di euro sono stati investiti dalle nostre aziende umbre in tale senso, e posso altresì affermare orgogliosamente di aver accompagnato questi coraggiosi imprenditori dell’autotrasporto umbro, verso acquisti più consapevoli e più green».

Sostenibilità significa anche tutela dei diritti umani?

«Certamente. Le proposte del decreto Pillon (fortunatamente bloccato appena in tempo) mi fanno rabbrividire perché calpestano la storia del diritto familiare e mostrano l’assoluta ignoranza rispetto al diritto privato ed internazionale, oltre che alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo!

Ricordo che il decreto Pillon istituiva la bigenitorialità perfetta, l’impossibilità di ascoltare il bambino se non a seguito dell’accordo di entrambi i genitori, l’introduzione della mediazione civili quando si tratta di possibili violenze domestiche.

Per non parlare del Decreto sicurezza Bis con il divieto di Resistenza Passiva: dove va a finire il diritto di manifestare i nostri diritti come ci insegna il messaggio pacifista di Gandhi?».

Come vedi il futuro dell’Unione Europea? Perché c’è bisogno di più Europa e di meno sovranismo?

«Intanto l’Europa ci ha garantito 70 anni di Pace…e già questo sarebbe un buon motivo per continuare a crederci!
L’Europa non è solo austerità: con il trattato di Shengen si può studiare, vivere e lavorare senza l’obbligo di passaporti visti e permessi. Il progetto Erasmus ha consentito a oltre 9 milioni di giovani di confrontarsi con realtà europee di formarsi fuori dai confini dei propri stati e di tornare a casa con un bagaglio di conoscenze ed esperienze incredibili!

Il Mercato unico ha creato dal 1990 al 2017 oltre 3,6 milioni di posti di lavoro con l’aumento del reddito pro capite di 1.050 euro grazie al libero scambio.

L’euro, unica moneta in grado di fronteggiare lo strapotere del dollaro, ha consentito una riduzione degli interessi sul debito pubblico, che nel 1989 si attestavano al 9,99%, e che oggi sono al 2,83%.

Viaggiare costa 16 volte meno che nel 1992: nel 1998 viaggiavano all’estero 360 milioni di passeggeri, oggi sono oltre 918 milioni. L’ambiente è tutelato da una produzione legislativa europea importante che ha ridotto considerevolmente l’esposizione alle polveri sottili della popolazione europea; a Bruxelles sono decisi gli standard qualitativi che rendono più forte la sicurezza alimentare, così come l’allerta su prodotti tossici (giocattoli e apparecchi elettrici) è garantita dal Safety Gate.

Siamo così sicuri che da soli potremmo fare lo stesso?»

Troppa burocrazia rischia di uccidere il sogno europeo? E quale dovrebbe essere la mamma di tutte le battaglie perché sia meno invasiva?

«Il termine burocrazia è stato coniato intorno al 1750 non a caso dall’economista francese De Gournay. Da bureau «ufficio» e cratie «crazia» o potere. Quindi il complesso dei funzionari che, articolati in vari gradi gerarchici, svolgono nello stato le funzioni della pubblica amministrazione.

E’ composta da due elementi fondamentali: l’organizzazione e i funzionari: si deve intervenire simultaneamente su entrambi gli elementi per spalmare l’organizzazione degli enti locali su una nuova idea di organizzazione della società, nella quale la ricchezza e le peculiarità delle piccole realtà locali non deve più corrispondere ad una frammentazione funzionale; mantenere quindi le identità dei campanili riorganizzandone la gestione dei servizi in comparti economicamente rilevanti, creando valore aggiunto e riducendo i centri di costo.

I funzionari devono essere parte attiva in un processo di riqualificazione professionale coerente con la nuova organizzazione e ispirata da un’idea di servizio al cittadino ed agli operatori economici.

La famosa Legge n.241/1990 o “Bassanini” è praticamente naufragata in quanto ha affrontato il problema solo dal punto di vista della sottrazione di potere gestionale ai politici, senza occuparsi della riorganizzazione del contesto.

Come viene percepita oggi la burocrazia e come rinnovarla?

«L’anamnesi del fenomeno ci fornisce una cruda realtà di come viene percepita la burocrazia.
Nel vocabolario italiano alcuni sinonimi di burocrazia sono “chiusura, fiscalismo, formalismo, grettezza ….”.

Tutti abbiamo infatti sperimentato questa criticità endemica della nostra società, per la quale costituisce purtroppo un costo oggi non più sostenibile.

Affrontare questo tabù eliminandone gli effetti negativi e sostituire i vecchi sinonimi con “apertura, informazione, semplificazione e quindi efficienza” è la madre di tutte le battaglie.

Una battaglia culturale per dare pari dignità a tutti i cittadini ed allo stesso tempo abbattere gran parte delle inefficienze che generano il mostro del debito pubblico.

La burocrazia è quindi come il colesterolo. C’è quello cattivo, ma c’è anche quello buono».

E come può essere utile l’Europa?

«L’Europa è il contesto ideale nel quale formulare proposte forti, che tutti gli stati possono sviluppare ciascuno in funzione alla propria realtà, per dare vita ad un sistema articolato ma funzionalmente omogeneo e quindi coeso.

La ricaduta sulla realtà italiana può solo esaltare le potenzialità della nostra economia eliminandone disfunzioni e sprechi».

Il Psi ha candidato cinque donne. Pensi che una maggiore presenza femminile possa rendere l’Unione Europa più attenta ai problemi della gente e meno distaccata dalla realtà?

«Il Psi candida 5 persone: nel caso specifico 5 donne. Non è uno spot elettorale ma la prosecuzione di quel “sano femminismo” che non può prescindere dal socialismo.

Si sa, le donne sono multitasking: conciliare casa, lavoro, famiglia, tutto gestito in maniera efficiente per riuscire a dimostrare che si vale almeno quanto un uomo. Siamo 5 professioniste di diversi settore: mettiamo in campo le nostre competenze e conoscenze, al servizio della Politica».

Antonio Salvatore Sassu

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