martedì, 19 Novembre, 2019

Barbagallo: “A novembre in piazza per i pensionati”

0

Finalmente la manovra economica del governo (la ex Finanziaria per chi ha memoria storica) approda in Parlamento. Come e più del solito si trascina dietro un red carpet di polemiche, ipotesi campate per aria, dichiarazioni al vetriolo, tutto a vantaggio della visibilità nei media e nei social.

Forse la novità più ridondante sta proprio nel fatto che raramente si sono visti gli alleati della maggioranza scannarsi tra loro con tanta scienza e coscienza come in questo scorcio del 2019.

L’opposizione urla e strepita dappertutto ma vedremo come si schiererà in Parlamento. E se dietro le dichiarazioni minacciose di questi giorni c’è il vuoto assoluto – della serie: sotto i capelli niente – oppure una qualche proposta.

Forse quest’anno c’è anche il problema dei problemi, cioè lo strano caso delle manovre economiche dei governi del dr. Jekyll e di mister Hyde, ovviamente quelli del professor Conte.

Ci riferiamo al fatto che parte delle difficoltà che questa manovra ha dovuto affrontare risalgono al governo precedente, anche se non c’è stato neanche un cenno di autocritica da parte dello stesso Conte e dei cinquestelle, che restano sempre il partito di maggioranza relativa in Parlamento.

Tra i più attenti ai contenuti della Manovra ci sono, come sempre, i sindacati, che sono stati convocati dal governo Conte 2 per lunedì scorso, 4 novembre. Sui risultati di questo incontro, e sulla Manovra in generale, abbiamo intervistato Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil.

C’è una pesante eredità lasciata dal Conte 1, e – se c’è – quanto ha inciso sulla Manovra licenziata dal Conte 2?
«Sicuramente c’è un’eredità, ma credo sia parziale. La crisi del precedente Governo si è determinata mentre era in discussione la manovra economica. Con il conseguente cambio e con l’affermazione del cosiddetto “Conte 2”, alcuni contenuti sono mutati. Solo a titolo di esempio, basti pensare alla cosiddetta flat tax che, con il nuovo Esecutivo, è sparita dai documenti di bilancio. Insomma che ci fosse un’eredità, in presenza dello stesso Premier, era cosa scontata, ma un elemento di discontinuità è altrettanto innegabile».

Come è andato l’incontro con Conte?
«La Uil ha apprezzato la disponibilità dimostrata dall’Esecutivo e la conseguente ripresa del dialogo, ma proprio per questo motivo ci saremmo aspettati decisamente di più. C’è qualche aspetto positivo, ma potremmo dire che, nel cambio di passo, il Governo è inciampato nella carenza di risorse».

Quella che il Parlamento si appresta a varare, è una manovra coraggiosa e all’altezza delle sfide che l’Italia deve affrontare per rilanciare economica e occupazione? Oppure no. E per quali ragioni?
«Il problema strutturale di questa manovra sta nel fatto che, purtroppo, è stato necessario concentrarsi sulla sterilizzazione dell’aumento dell’Iva e, a questo scopo, sono stati utilizzati oltre 23 miliardi. Era giusto e necessario procedere in questo modo, ma faccio due osservazioni. Se per i beni di lusso ci fosse stato un incremento di questa imposta, non sarebbe stato affatto un problema. Un intervento più mirato e non generalizzato avrebbe consentito lo spostamento di risorse verso altri capitoli. Non solo, vorrei ricordare che alcune stime parlano di un’evasione dell’Iva pari a 46 miliardi: sarebbe stato sufficiente recuperarne la metà per sterilizzare l’aumento. È vero che i 6 miliardi e mezzo rimasti a disposizione sono stati indirizzati, prevalentemente, verso scelte indicate nella nostra piattaforma, ma è troppo poco per parlare di una vera svolta».

Quali sono gli aspetti positivi della manovra?
«Una decisione sicuramente condivisibile è stata quella di attribuire priorità al taglio del cuneo fiscale a favore dei lavoratori dipendenti, ma – ripeto – le risorse messe in campo conferiscono poco peso a questo importante risultato. Il Governo, poi, non ha avuto la determinazione di inserire, già in questa manovra, l’auspicata detassazione degli incrementi contrattuali che, invece, avrebbe potuto sopperire a quella mancanza, dando un segnale di inversione strutturale di tendenza. Infine, è vero che qualche avanzamento è stato fatto sul fronte dell’evasione fiscale, ma non sono state accolte tutte le nostre rivendicazioni, finalizzate a rendere ancora più efficace la lotta a questa forma di illegalità così socialmente ingiusta ed economicamente devastante».

Quali sono, invece, gli aspetti negativi, migliorabili o da bocciare senza appello?
«La cosiddetta mini rivalutazione delle pensioni è così irrisoria da essere irritante, tanto più che per esse non è stata prevista neanche alcuna riduzione delle tasse. I pensionati, peraltro, aspettano ancora una legge sulla non autosufficienza e l’abolizione dei superticket. Inoltre, le risorse sono insufficienti per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, per gli investimenti pubblici e privati in infrastrutture, per il Mezzogiorno e per gli altri capitoli contenuti nella nostra piattaforma unitaria che hanno ricevuto risposte insoddisfacenti. Bisogna, poi, che siano mantenuti gli impegni assunti per la scuola. E, ancora, restano urgenti le risposte da dare alle tante crisi industriali aperte, sia attraverso interventi specifici sia tramite la definizione di linee strategiche a sostegno del tessuto industriale e produttivo del Paese».

La Uil non ha sottoscritto alcun accordo con il governo. Come contate di muovervi per fare valere le vostre rivendicazioni?
«Ci sono alcune questioni che si possono affrontare e risolvere subito, a partire dalla necessità di “blindare” in Parlamento quel poco che è stato possibile ottenere come, ad esempio, la conferma di “quota 100”. Per molte altre situazioni, poi, è necessario avviare al più presto tavoli specifici, come quelli sul fisco e sulla previdenza, assumendo impegni chiari per giungere, in pochi mesi, prima del prossimo Def, a proposte condivise che diano risposte concrete ai lavoratori dipendenti, ai pensionati e ai giovani in cerca di lavoro. Ovviamente, sosterremo tutto questo con mobilitazione specifiche o di categoria».

Un appuntamento importante sarà la manifestazione dei pensionati del prossimo 16 novembre a Roma. Come hanno risposto al vostro invito gli altri sindacati e le altre categorie?
«Il 16 novembre saremo in piazza per dare visibilità alle richieste di 16 milioni di pensionati del nostro Paese. Ci stiamo preparando a una grande manifestazione per rivendicare, con forza, la rivalutazione delle pensioni, una legge sulla non autosufficienza, una sanità efficiente, l’eliminazione del super ticket e quant’altro indicato in piattaforma. I pensionati italiani sono stati i veri ammortizzatori del Paese: nelle famiglie in cui c’era un cassaintegrato, un esodato, un disoccupato, intervenivano a dare il loro sostegno. Ora, però, proprio a causa del pluriennale blocco della rivalutazione, è diminuito sensibilmente il potere d’acquisto dei pensionati che, dunque, non possono più offrire il loro aiuto a livello familiare e sociale. Ecco perché abbiamo ribadito al Governo le nostre richieste e le confermeremo in piazza: bisogna indirizzare verso i capitoli da noi indicati sia i risparmi di spesa sia quanto recuperato dalla lotta all’evasione fiscale. Tutte le categorie cosiddette attive hanno ben chiare le ragioni della protesta e perciò hanno assicurato il loro concreto sostegno alla manifestazione che, peraltro, si svolgerà in uno degli spazi più grandi della città di Roma: il Circo Massimo. In tutti i territori si stanno organizzando e, dunque, confluiranno verso la Capitale anche migliaia e migliaia di lavoratori. Confidiamo nel fatto che sarà un grande momento di democrazia, di partecipazione e di proposta. I pensionati non si arrendono e sono determinati a non mollare».

Non possiamo chiudere senza un cenno, soprattutto nel giorno dello sciopero dei dipendenti dell’acciaieria, alla situazione che si è venuta a creare all’ex Ilva – ArcelorMittal, con i nuovi acquirenti che hanno stracciato il contratto. Qual è la posizione della Uil?
«Abbiamo chiesto al Governo, uno dei firmatari dell’accordo, di far sì che si ripristinino le condizioni che, a suo tempo, hanno consentito l’accordo tra Governo, azienda e Sindacato. Mi appello alla responsabilità di tutti: in questo momento non ci possiamo permettere divisioni, perché altrimenti la nostra industria manifatturiera e, con essa, il nostro Paese retrocederebbero in Europa e andremmo verso una disgregazione economica e sociale. L’ostilità di alcuni nei confronti di questo accordo c’è stato prima, durante e dopo la sua firma. Ecco perché noi chiediamo che si riconfermi il piano industriale, il numero degli occupati e il livello di produzione stabiliti con quell’accordo, che deve essere rispettato in tutti i suoi punti. Insomma, tutte le condizioni previste, compreso lo scudo legale, devono essere ribadite e senza esuberi. Questa deve essere la base per la discussione: lo chiediamo con forza. È un’impresa titanica, al limite dell’impossibile, ma ci si deve provare. Noi vogliamo dare una mano a risolvere questa annosa questione, ma bisogna remare tutti nella stessa direzione».

Antonio Salvatore Sassu

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply