lunedì, 14 Ottobre, 2019

Caro Rino, caro Claudio

1

Cari compagni e amici Rino e Claudio, avete rappresentato un solido punto di riferimento nella mia ormai lunga vita politica. Sono cresciuto con voi e anche grazie a voi nella corrente autonomista e nel Psi di Bettino Craxi. Anche alcune esperienze successive alla drammatica fine del Psi le ho vissute con passione assieme a voi, in particolare con Claudio. Martelli, contrariamente a Formica, é anche stato eletto nel 1999 deputato europeo dello Sdi, elezione alla quale ho cercato di portare anche il mio entusiastico contributo, ma dal quale poi insieme ci distaccammo, anche a seguito della morte di Craxi, per costruire coi suoi figli, Gianni De Michelis e altri, il Nuovo Psi. Dal 2004 Claudio si é praticamente ritirato dalla politica attiva e siamo rimasti in ottimi, anche se sporadici, rapporti personali. Quasi mai Martelli, che ha girato l’Italia a presentare il suo ottimo libro, e anche Rino, che con la sua acida ironia ha spesso commentato i passaggi più salienti della politica italiana, hanno preso ufficialmente posizione sulle scelte di un partito, il Psi, al quale hanno deciso di non aderire. Sono rimasto stupito, dunque, da questa improvvisa eccezione volta a sancire una sorta di sconfessione, perché di questo si tratta, della scelta compiuta a favore di un gruppo parlamentare al Senato tra Psi e Italia viva di Renzi. Perché mai questa reprimenda in nome della tradizione e dell’identità? Il senatore socialista Riccardo Nencini era iscritto non al gruppo di Turati e Pertini, ma al Misto assieme a Leu. E’ cosi scandaloso questo passaggio, che peraltro consente al Psi maggiore visibilità e vantaggi? Non doveva il Psi impicciarsi di una scissione in casa d’altri? Davvero? Dunque era sbagliato valutare negativamente quella di Bersani e D’Alema solo perché avveniva in casa d’altri? Un partito non può avere preferenze a fronte di un fatto così coinvolgente come una scissione del principale partito della sinistra italiana? Personalmente ho sempre auspicato che si formasse una seconda formazione politica nella coalizione di centro-sinistra e ho sempre pensato, anche per tutte le cose che Rino e Claudio ci avevano insegnato, che il Pd fosse un partito senza identità. Democratico in Italia, socialista in Europa (dove lo portò Renzi e non Veltroni, Franceschini e Bersani), comunista e po’ democristiano nella memoria dei suoi militanti. Rompere questa ambiguità é per Rino e Claudio un fatto negativo? Rino ha confessato di avere votato Pd alle Europee e credo che la stessa cosa abbia fatto Claudio. Posso pensarla diversamente e ritenere che il Pd non sia il migliore dei mondi possibile? Che cercare altre soluzioni (Calenda mi pareva anche più appropriato di Renzi e la mia posizione sul governo era la sua, ma oggi c’é spazio per tre partiti nel centro sinistra?) fosse utile non solo per allargare il recinto ahimé ristretto del riformismo italiano, ma anche per riunire coloro che nel centro-sinistra non condividono (uso una vecchia frase) l’egemonia del Pd. La pensate diversamente? Liberi e amici come prima. Come per sempre si é amici, per la vita, noi che siamo stati nel vecchio e glorioso Psi a consumare con orgoglio vita e politica.

Affettuosamente vostro mauro del bue

Condividi.

Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Senza voler dare giudizio alcuno sulle scelte politiche di chicchessia – specie se si tratta di personalità di larga esperienza, e che hanno lasciato un segno nella vita del Paese o dell’allora PSI – quanto scrive il Direttore in questa “retrospettiva” dà l’idea di un “movimentismo” politico che potrebbe essere interpretato come un “non saper dove stare”, o far pensare ad una ricorrente incertezza sulla via da imboccare.

    Nessuno me ne voglia ma, giusta o sbagliata che sia, mi sembra in fondo più coerente la posizione assunta da quei socialisti che dopo Tangentopoli sono andati verso il Cav., e sono poi rimasti sempre “in zona”, ossia dalle sue parti, tanto più che oggi lo vediamo riscuotere apprezzamenti anche dai critici, o detrattori, di un tempo (una bella giravolta, quella loro, pensando ai toni che all’epoca gli avevano riservato).

    Mi associo comunque al Direttore nel concetto finale di queste sue righe, perché “noi che siamo stati nel vecchio e glorioso Psi” abbiamo saputo reciprocamente rispettare le scelte che ciascuno di noi ha fatto dopo la fine del nostro partito, scelte che ci hanno diviso in questi anni e che verosimilmente, o forse, ci divideranno ancora (questo è per me motivo di orgoglio, e mi auguro che possa continuare così).

    Paolo B. 22.09.2019

Leave A Reply