venerdì, 18 Ottobre, 2019

Carola e Salvini

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Leggo voluttuosamente l’editoriale dell’8 luglio di Mauro Del Bue : ”Carola come Goering.”. Sono sconcertato al pensiero che nessuno dei “giornaloni” abbia ospitato riflessioni di analogo contenuto. Sorge allora spontaneo questo pensiero: Dobbiamo tuttavia essere consapevoli che la maggioranza degli italiani è posseduta, come scrive il nostro Mauro, da “continue convulsioni e profondi rancori”. C’è anche, nelle classi dirigenti dei Paesi “ricchi”, una forte componente di egoismo, di miopia politica e morale: insomma una confessione di impotenza, o addirittura di disinteresse, al cospetto delle crescenti migrazioni di masse di disperati che vogliono entrare nel mondo del benessere.

Eppure l’evento biblico che è davanti ai nostri occhi era stato vaticinato, con pressante invito a contrastarlo, non solo dagli storici, ma anche da eminenti statisti occidentali: in primis dal Cancelliere tedesco Willy Brandt ed il nostro Bettino Craxi, incaricato dall’ONU di misurare la gravità del disequilibrio fra il mondo dell’opulenza e quello della miseria e della fame: nella consapevolezza che, in mancanza di decisioni appropriate da parte dei Paesi del benessere,, sarebbe avvenuta la catastrofe che è davanti ai nostri occhi, quasi simboleggiata dalle vicende quotidiane di Lampedusa.

E dunque gran tempo che l’Europa dei lumi, che è anche l’Europa del cristianesimo, si ponga l’obiettivo primario di far valere, insieme ai suoi alleati d’oltre Atlantico, i valori della sua civiltà. Il nostro Paese, per la sua collocazione geo-politica, è in prima linea. Ha dunque il dovere di combattere duramente chi cerca facile consenso speculando sulle migrazioni che riguardano le nostre coste.

Mentre quelli che voi chiamate “i giornaloni” fanno la cronistoria delle imprese granguignolesche del Truce Matteo Salvini e delle sempiterne faide intestine del PD, questo antico giornale offre ogni giorno ai suoi lettori riflessioni utili a comprendere l’estrema gravità dell’ora.

Noi siamo una minoranza che non ha perso la testa, che è disgustata dal linguaggio sbracato e dal vestiario paramiltare di Salvini, l’amico di Putin e di Orban, ebbro di nazionalismo. Siamo consapevoli che è Salvini il capo reale del Governo. Sappiamo anche che questo urlatore non ha neppure tentato di imporre l’esodo biblico dal Sud al Nord del pianeta come prima, urgente emergenza dell’Unione Europea.
Purtroppo, anche il maggior partito dell’opposizione sembra quasi inconsapevole della “grande slavina” che sta per travolgerci. Par difficile non condividere la realistica constatazione dell’Economist: “PD is unfit to lead Italy.”.

Per nostra buona sorte nel corpo vivo della Nazione sono presenti, oltre a quelle dei partiti, altre energie politiche e morali in grado di concorrere validamente alla formazione dell’”esercito della salvezza”. E’ tempo di operare perché questi “riservisti” scendano in campo”.
Un contributo significativo possiamo recarlo anche noi, eredi del socialismo liberale di Craxi, con questo giornale, con Mondoperaio, con la Fondazione Socialismo. Serve anche un Convegno nazionale volto ad associare a questa “chiamata alle armi”. Anche le istituzioni deputate a tener viva la storia del cattolicesimo democratico e repubblicano: penso alla Fondazione La Malfa e a Libro Aperto.
Spero di non essere troppo ottimista quando affermo che nelle Università, nel mondo del lavoro, dunque nelle organizzazioni sindacali, cooperative e imprenditoriali, sono presenti nuove e vecchie elites, consapevoli della urgente necessità di contrastare la deriva populista che si rafforza di giorno in giorno. Se non ora, quando?

Perché, caro direttore, non iniziare con un Convegno Nazionale seguito da alcuni incontri provinciali, incubatoi di nuovi comitati finalizzati a contrastare vigorosamente il nazionalismo salviniano e dunque a difendere la nostra democrazia liberale e la partecipazione attiva dell’Italia all’Unione Europea?
Confesso che mentre scrivo queste righe affiora il ricordo della mia partecipazione giovanile ai “Convegni degli amici de Il Mondo”, il settimanale diretto d Mario Pannunzio. Da quella progettazione politico-culturale nacque il primo governo di centro-sinistra, con la partecipazione dei socialisti e dei repubblicani.
Dicevamo allora che nelle ore difficili della nostra vita nazionale sono sempre le minoranze che fanno la storia”.

Fabio Fabbri

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