sabato, 26 Settembre, 2020

Caso Moro, studiosi e storici contro teorie complottiste

0

Quarantadue anni dopo il sequestro Moro, questa vicenda – già oggetto di più processi e dei lavori di varie commissioni parlamentari d’inchiesta, tali da sviscerare ogni particolare di quei tragici fatti – continua ad essere oggetto di ricostruzioni storiche e giornalistiche spesso fuorvianti, perché condotte con enorme superficialità e gusto del sensazionalismo complottista, agli antipodi di qualsiasi criterio di ricerca serio. Fedeli a quelli che sono, invece, i canoni di un giornalismo serio e attendibile, pubblichiamo questa documentata smentita di un’ennesima ricostruzione del caso Moro fatta, recentemente, dal quotidiano “Il Manifesto”: smentita scritta da un gruppo di 23 ricercatori specialisti dell’argomento e, più in generale, del terrorismo anni ’70..
“Diversi organi di stampa insistono nel riproporre ai loro lettori finti misteri e ricorrenti fantasie di complotto sul sequestro di Aldo Moro.

È successo anche sul Manifesto del 2 agosto. In occasione del quarantennale della strage di Bologna, un articolo di Tommaso di Francesco e un intervento di Saverio Ferrari richiamano l’argomento, benché nulla c’entri con il tema affrontato. Ci riferiamo, in particolare, al seguente passaggio «… Catracchia, l’amministratore per conto del Sisde delle palazzine di via Gradoli, dove al civico 96 si trovava il covo Br affittato dall’ingegner Borghi, alias Mario Moretti, dove Aldo Moro fu inizialmente tenuto prigioniero».

È un’affermazione priva di fondamento che induce il lettore a credere accertatoun legame occulto tra il Sisde e le Br: legame, in realtà, sempre smentito dalle ricerche storiografiche e dalle risultanze processuali. Al contrario,l’attività giudiziaria e delle diverse commissioni d’inchiesta ha accertato che l’on. Moro non è mai stato tenuto sotto sequestro nei locali di via Gradoli, che fungevano invece da base per due brigatisti, Mario Moretti e Barbara Balzerani. L’ultima Commissione Parlamentare d’inchiesta sul caso Moro ha addirittura effettuato un’indagine Dna sui frequentatori dell’appartamento di via Gradoli, constatando l’assenza di tracce genetiche riconducibili ad Aldo Moro.

In ordine all’episodio dell’affitto di via Gradoli, c’è da dire che in più Corti di Assise sono emerse chiare evidenze. Ci sembra doveroso segnalarle, le elenchiamo in queste poche righe:

1. L’ingegner Borghi/Moretti ha affittato i locali di via Gradoli 96 a seguito di normale annuncio pubblicitario nel dicembre del 1975, come risulta agli atti;

2. I locatori erano i signori Giancarlo Ferrerò e Luciana Bozzi, proprietari dell’appartamento dal rogito avvenuto indata 01/07/1974;

3. È accertato che si è trattato di una transazione tra privati, senza coinvolgere la figura dell’amministratore;

4. Il Sisde, il nuovo servizio segreto civile, è stato creato nel 1977, cioè due anni dopo la stipula del contratto di affitto per la base brigatista.

5. È evidente che il contratto d’affitto tra brigatisti e coniugi Ferrerò non poteva perciò essere implicato con il Sisde, del resto inesistente in quel momento.

6. Occorre peraltro ricordare che, com’è noto, la base Br di via Gradoli 96 ha cessato di essere “un covo” nel 1978, proprio durante il sequestro Moro.

7. Per evitare contiguità immotivate e fuorvianti, va sottolineato che la base dei Nar era invece al civico 65 di via Gradoli e comunque il loro soggiorno risale al 1981. Un altro estremista di destra aveva in realtà abitato in via Gradoli 96 – Enrico Tomaselli di Terza Posizione – ma nel 1986, cioè molti anni dopo i fatti in oggetto. Per completezza documentale, va comunque precisato che non si trattava dello stesso vano occupato a suo tempo dalle Br. Infine, risulta che ad affittare il monolocale al Tomaselli non sia stato l’amministratore Catracchia ma un altro estremista di destra: Andrea Insabato, proprietario del piccolo appartamento e peraltro futuro attentatore alla sede del Manifesto nel dicembre 2000.

8. In ogni caso, anche i presunti 24 appartamenti legati a diverse società immobiliari – che in modo sbrigativo e arbitrario vengono attribuite ai Servizi – sono acquisiti negli anni successivi al sequestro Moro.

9. In particolare, sono agli atti le proprietà immobiliari di Vincenzo Parisi, nel 1978 questore di Grosseto e dal 1980 in organico al Sisde (di cui diventa direttore nel 1984).

10. L’intensa attività immobiliarista del dirigente Parisi, con gli appartamenti intestati alle figlie Maria Rosaria e Daniela, non sembra richiamare reconditi misteri. Ad ogni buon conto, sono fatti notarili che ricorrono almeno un anno e mezzo dopo il rapimento Moro. E ben quattro anni– 4 – dopo la stipula del contratto di affitto del 1975 da parte delle Brigate Rosse.

11. Quandosi tratta dell’immobile di via Gradoli queste date abitualmente non vengono segnalate ai lettori. E invece, in questa come in molte altre occasioni, la precisione sui tempi cronologici è necessaria per un’interpretazione ponderata dei fatti ispirata al metodo storico. Un’analisi corretta dei tempi, delle fonti e del nesso causa-effetto smentisce seccamente ogni possibile coinvolgimento di entità non riconducibili alla lotta armata intrapresa dalle Br nel lontano 1970. Denunciamo pertanto il mancato rispetto dei più elementari criteri di verità e di logica nella ricostruzione di eventi e circostanze, una degenerazione particolarmente grave della e nella stampa italiana.

Matteo Antonio Albanese

Gianremo Armeni

Andrea Brazzoduro

Frank Cimini

Marco Clementi

Andrea Colombo

Silvia De Bernardinis

Christian De Vito

Italo Di Sabato

Eros Francescangeli

Mario Gamba

Marco Grispigni

Davide F. Jabes

Nicola Lofoco

Carla Mosca

Paolo Persichetti

Giovanni Pietrangeli

Francesco Pota

Ilenia Rossini

Elisa Santalena

Vladimiro Satta

Giuliano Spazzali

Davide Steccanella

Ugo Maria Tassinari

Roma, agosto 2020

Una nota sui firmatari diquesta lettera.

L’intervento è stato elaborato da un gruppo distorici ed esperti, da tempo impegnati in studi di rilevanza storica sulle Brigate Rosse e sulle altre formazioni combattenti, più in generale suimovimenti sovversivi degli anni Settanta. Ecco alcune informazioni sintetiche sugli autori di questo intervento.

Matteo Antonio Albanese è ricercatore all’Università di Padova e autore del recentissimo volume “Tondini di ferro e bossoli di piombo. Una storia sociale delle Brigate rosse”(Pacini editore).

Gianremo Armeni, scrittore, ha pubblicato numerosi libri sulla lotta armata:“Questi fantasmi, il primo mistero del caso Moro” (Tra le righe), “Bi. Erre. I Fondatori” (PaesiEdizioni), “Buone regole. Il vademecum del brigatista” (Prospettiva Editrice),“Romanzo brigatista” (Altravista).

Frank Cimini, cronista di giudiziaria, storico polemista a difesa dei movimenti degli anni Settanta, è stato il direttore responsabile di “Controinformazione”, di “Autonomia” e di “Sinopsis”, e ha fondato il sito giustiziami.it

Marco Clementi è uno storico, docente all’Università di Cosenza, autore di numerosi saggi, tra cui“La pazzia di Moro” (Mondadori), “Storia delle Brigate rosse” (Odradek),“Brigate rosse dalle fabbriche alla campagna di primavera” (Derive Approdi).

Andrea Colombo, già militante di Potere Operaio, ha seguito per molti anni sul Manifesto il caso Moro e ha scritto “Un affare di Stato, il delitto Moro quarant’anni dopo»(Cairo editore).

Silvia De Bernardinis, ricercatrice, ha scritto una tesi di dottorato su “Lotta di classe e lotta armata nella crisi fordista degli anni 70 in Italia: le Brigate Rosse”.

Christian De Vito, storico,ricercatore all’Università di Bonn, è autore di “Camosci e portachiavi”(Laterza), un saggio sulle carceri speciali.

Italo Di Sabato è tra i fondatori dell’Osservatorio contro la Repressione, un organismo che dal 2007 coordina studi, ricerche, dibattiti e seminari sui temi della repressione, della legislazione speciale, della situazione carceraria.

Eros Francescangeli, ricercatore all’Università di Parma, ha pubblicato “Arditi del popolo: Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista, 1917-1922” (Odradek). È tra i fondatori di “Storie in movimento/Zapruder” – rivista quadrimestrale di storiadel conflitto sociale con cui collaborano oltre trecento storici – e ne coordina la redazione, di cui fanno parte altri quattro firmatari: Giovanni Pietrangeli, Francesco Pota, Ileana Rossini e Andrea Brazzoduro (che è anche ricercatore e autore del saggio “Soldati senza causa. Memorie della guerra d’Algeria”, Laterza).

Mario Gamba, giornalista esperto di musica contemporanea, ha lavorato per il Manifesto, Alias, L’Espresso, Reporter, Outlet e il Tg3. Ha scritto una memorabile cronaca dei funerali di Prospero Gallinari e su Alfabeta2 ha pubblicato un intervento dal titolo “Memoria ed esorcismo”.

Marco Grispigni è uno studioso dei movimenti sociali e politici degli anni Sessanta e Settanta.Ha pubblicato diversi volumi: “Il Settantasette” (Il Saggiatore); “Elogiodell’estremismo. Storiografia e movimenti” (Manifestolibri); “Gli anni Settanta raccontati a ragazze e ragazzi”(Manifestolibri); “Quella sera a Milano era caldo. La stagione deimovimenti e la violenza politica” (Manifestolibri); “Il 1968 raccontato aragazze e ragazzi” (Manifestolibri).

Davide F. Jabes, storico, ricercatore indipendente e consulente editoriale. È coautore di“Impero. The Axis Powers’ V-1 Carrying Capital Ship” (Fonthill).

Nicola Lofoco, giornalista specializzato in terrorismo italiano e internazionale, è autore di“Il caso Moro, misteri e segreti svelati” (Gelso Rosso). Collabora con HuffingtonPost e ha un proprio sito www.nicolalofoco.it

Carla Mosca, ex giornalista Rai, ha seguito per il servizio pubblico le principali vicende giudiziarie connesse agli anni Settanta. Ha scritto, assieme a Rossana Rossanda e Mario Moretti, “Brigate Rosse, una storia italiana” (Oscar Mondadori).

Paolo Persichetti, già br esule a Parigi, è oggi ricercatore indipendente e autore del blog “Insorgenze”.Ha collaborato con Liberazione e Il Garantista. Con Oreste Scalzone ha scritto“Il nemico inconfessabile” (Odradek) ed è coautore di “Brigate rosse dalle fabbriche alla campagna di primavera” (Derive Approdi), dove in particolare si è occupato dei 55 giorni del sequestro Moro e della mistificazione dietrologica che è in atto da anni.

Elisa Santalena, è una storica, docente all’Università di Grenoble, esperta di carcere speciale, è coautrice di “Brigate rosse dalle fabbriche alla campagna di primavera” (DeriveApprodi).

Vladimiro Satta, già documentarista del Senato, è autore di “Odissea nel caso Moro” (Epub), “Il casoMoro e i suoi falsi misteri” (Rivettino), “I nemici della Repubblica”(Mondadori).

Giuliano Spazzali, avvocato penalista, è stato uno dei principali esponenti del “Soccorso Rosso Militante”. Ha difeso gli anarchici del Circolo Ponte della Ghisolfa nellavicenda di Piazza Fontana, e successivamente anche numerosi protagonisti della lotta armata. Ha pubblicato il saggio “La zecca e il garbuglio” (Machina Libri).

Davide Steccanella, avvocato penalista, poligrafo, ha all’attivo numerosi saggi tra i quali “Gli anni della lotta armata. Cronologia di una rivoluzione mancata” (BiettiEditore), “Le indomabili. Storie di donne rivoluzionarie” (Pagina Uno), “Lebrigate Rosse e la lotta armata in Italia” (Narcissus.me). È autore anche delromanzo “Gli sfiorati” (Bietti), una narrazione autobiografica collocata aridosso dei principali eventi sovversivi italiani. Ogni anno pubblica “L’AgendaRivoluzionaria” (Mimesis), una cronologia quotidiana di ricorrenzericonducibili a figure e storie del Novecento ribelle.

Ugo MariaTassinari, giornalista e insegnante, è stato lo storico fondatore del sito “Fascinazione” (dedicato all’estrema destra italiana) e oggi del blog AlterUgo. Ha scritto vari saggi e curato numerose pubblicazioni, tra cui “Biennio Rosso” di Oreste Scalzone (Sugarco) e“Evasioni. Melfi: operai in fuga dalla fabbrica penitenziario e altre storie”di Elisabetta Della Corte (Immaginapoli)”.

Fabrizio Federici

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply