mercoledì, 30 Settembre, 2020

Cassa integrazione, dal ministero del lavoro le diverse modalità di accesso

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Cassa integrazione
CIRCOLARE DEL MINISTERO SUI CRITERI D’ACCESSO
L’emergenza epidemiologica legata al Covid-19 ha reso necessari criteri di integrazione salariale inseriti fin dal principio della crisi nel decreto Cura Italia. Il ministero del Lavoro ha stilato una serie di Faq per porre l’obiettivo sulle diverse modalità di accesso e sui requisiti per la cassa integrazione.
Si tratta per lo più di questioni legate a condizioni particolari, come le aziende plurilocalizzate sul territorio nazionale o quelle con localizzazione (anche) in Regioni e Province Autonome.

In caso di istanze di cassa integrazione in deroga presentate da datori di lavoro che facciano riferimento a unità produttive site in cinque o più Regioni o Province Autonome sul territorio nazionale è possibile produrre un unico accordo sindacale che faccia complessivamente riferimento a tutte le unità produttive interessate?

Sì. In questo caso per semplificarne la presentazione, l’istanza al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dovrà essere accompagnata da un unico accordo sindacale, che si riferisca a tutte le unità produttive considerate nell’istanza. L’accordo sindacale viene trasmesso alla Direzione Generale dei rapporti di lavoro e delle relazioni industriali e, unitamente all’istanza di autorizzazione al trattamento, alla Direzione Generale degli ammortizzatori sociali e della formazione secondo le modalità già descritte nella Circolare ministeriale n. 8 dell’8 aprile 2020.

Il riferimento al 17 marzo 2020, indicato nella circolare quale data ultima di assunzione dei lavoratori per i quali può essere riconosciuto il trattamento di integrazione salariale di cui all’articolo 19 del Decreto-legge n. 18/2020, trova applicazione anche per la cassa integrazione in deroga di cui all’articolo 22 del medesimo Decreto-legge n. 18/2020?
Sì. Ai sensi dell’articolo 41, comma 2, del Decreto-legge n. 23/2020, la cassa integrazione in deroga di cui all’articolo 22 del Decreto-legge n. 18/2020 si applica anche ai lavoratori assunti tra il 24 febbraio 2020 e il 17 marzo 2020.

Un datore di lavoro con una struttura produttiva distribuita in cinque o più Regioni o Province Autonome che, tuttavia, faccia richiesta di cassa integrazione in deroga per Covid-19 per unità produttive e/o operative presenti fino a un massimo di quattro Regioni o Province Autonome, dovrà presentare domanda alle singole Regioni o Province Autonome in cui hanno sede le unità produttive interessate dalle sospensioni?
Sì. In questo caso – seppure si tratti di un datore di lavoro con una organizzazione produttiva o distributiva plurilocalizzata – tuttavia se l’esigenza di attivare la cassa in deroga per Covid-19 si riferisce a unità produttive site in non più di quattro Regioni o Province Autonome, le relative istanze andranno presentate singolarmente alle rispettive Regioni o Province Autonome e non al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

In caso di tirocinio sospeso in conseguenza della sospensione dell’attività produttiva a seguito dell’emanazione dei provvedimenti contenenti le misure di contenimento del contagio, la durata del tirocinio è prorogata? Entro quando devono essere effettuate le comunicazioni?
Se la scadenza del tirocinio cade nel periodo di sospensione dell’attività produttiva, lo stesso si intende prorogato e la durata originariamente prevista si intende prolungata per il periodo residuo non effettuato a causa della sospensione. La comunicazione di proroga, prevista dall’articolo 4-bis del Decreto legislativo n. 181/2000, va effettuata entro 5 giorni dalla data di ripresa dell’attività produttiva dell’azienda presso la quale il tirocinio era svolto.

L’assenza dei lavoratori dovuta al rispetto dei provvedimenti di contenimento e di divieto di allontanamento dal proprio territorio, anche se adottati dai Presidenti delle Regioni interessate, può essere equiparata alla malattia?
Sì. In caso di lavoratori che non abbiano potuto assicurare la regolare presenza per il rispetto di provvedimenti di contenimento e di divieto di allontanamento dal proprio territorio, anche quando siano stati adottati dai Presidenti delle Regioni interessate dal contagio, l’assenza dei medesimi è equiparata a malattia, ai fini del trattamento economico previsto dalla normativa di riferimento e non è computabile ai fini del periodo di comporto, in applicazione del principio contenuto all’articolo 26, comma 1, del Decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 e senza necessità di produrre certificazione medica.

Covid-19: Cig
ISTRUZIONI PER LADOMANDA INTEGRATIVA
La circolare Inps del 28 marzo scorso, n. 47 illustra le misure a sostegno del reddito previste dal decreto-legge 18/2020 (decreto “Cura Italia”), per sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza Covid-19.
L’articolo 41, decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 ha disposto l’estensione delle prestazioni di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (Cigo), di assegno ordinario e di Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (Cigd) ai lavoratori assunti dal 24 febbraio al 17 marzo 2020.
Pertanto queste prestazioni, con causale “Covid-19 nazionale”, sono riconoscibili, per periodi decorrenti dal 23 febbraio al 31 agosto 2020 e per una durata complessiva non superiore a nove settimane, anche ai lavoratori che al 17 marzo 2020 risultino alle dipendenze dei datori di lavoro richiedenti la prestazione.
Il messaggio Inps del 14 aprile 2020, n. 1607 chiarisce che le aziende che hanno già trasmesso domanda di accesso alle prestazioni con causale “Covid-19 nazionale” possono inviare una domanda integrativa, con la medesima causale e per il medesimo periodo originariamente richiesto, con riferimento ai lavoratori che prima non rientravano tra i beneficiari della prestazione.
Il termine di scadenza per la trasmissione delle istanze è fissato alla fine del quarto mese successivo a quello di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa con decorrenza dalla data odierna.
Lo stesso messaggio, inoltre, precisa che per consentirne la corretta gestione, nel campo note dovrà essere indicato il protocollo della domanda integrata.

Reddito di cittadinanza
SOSPESA FINO A GIUGNO LA VERIFICA DEI REQUISITI
Continuano a essere sospesi fino a giugno i termini per la segnalazione delle variazioni al nucleo familiare o al reddito dei titolari di Reddito o Pensione di Cittadinanza, che quindi continuano a percepire il sussidio anche senza aver inviato l’eventuale comunicazione di variazione reddituale o familiare.
La sospensione dei termini di decadenza relativi alle prestazioni previdenziali, assistenziali e assicurative erogate dall’Inps e dall’Inail, disposta in considerazione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, a decorrere dal 23 febbraio 2020 e sino al 1° giugno 2020, è contenuta nel messaggio Inps n. 1608 del 14 aprile scorso.
Variazione del nucleo familiare
In caso di variazione del nucleo familiare rispetto a quanto dichiarato ai fini Isee, i nuclei stessi sono ordinariamente tenuti a presentare una Dsu aggiornata, entro due mesi dalla variazione, pena la decadenza dal beneficio.
Come si legge nella citata comunicazione dell’Istituto, per quanto attiene il nucleo familiare dei titolari di RdC o PdC:
qualora la variazione del nucleo familiare intervenga nel corso del periodo di sospensione (a partire dal 23 febbraio 2020 e sino al 1° giugno), il termine decadenziale inizierà a decorrere al termine della sospensione stessa;
qualora la variazione sia intervenuta prima del 23 febbraio 2020, il termine decadenziale deve intendersi sospeso e riprenderà a decorrere dal 1° giugno 2020, salvo eventuali proroghe.
Fanno eccezione gli eventi di nascite e decessi, e tutti gli altri casi in cui è previsto come ulteriore adempimento la presentazione di una nuova domanda (la prestazione decade dal mese successivo a quello di presentazione Isee aggiornato).
Variazioni di lavoro
Nell’ipotesi di attività lavorativa da parte di uno o più componenti il nucleo familiare, che sia iniziata in corso di erogazione della prestazione, l’avvio dell’attività e i redditi che ne derivano, devono essere riferiti all’Inps mediante il modello “Rdc/Pdc-Com Esteso” (modulo “SR181”), pena la decadenza dal beneficio.
L’obbligo di comunicazione è sospeso a partire dal 23 febbraio 2020 sia per le attività di lavoro autonomo, sia per le attività di lavoro subordinato. Con riferimento a queste ultime, qualora la variazione sia intervenuta nei 30 giorni precedenti al 23 febbraio 2020, il termine riprenderà a decorrere al termine del periodo di sospensione prefigurato dalla norma, salvo eventuali proroghe.
Per le sole attività di lavoro autonomo avviate nel primo trimestre 2020, la comunicazione dei redditi a consuntivo decorrerà dal termine del periodo di sospensione, fatte salve eventuali proroghe.
Variazioni patrimoniali (immobiliare, beni durevoli, mobiliare)
Per i patrimoni (immobiliare, beni durevoli, mobiliare) il termine di comunicazione dei 15 giorni successivi alla variazione è sospeso dal 23 febbraio fino al 1° giugno 2020.  Se le variazioni sono intervenute nei 15 giorni precedenti il 23 febbraio 2020, la scadenza dei 15 giorni riprenderà a decorrere dalla fine della sospensione, salvo ulteriori proroghe.
Sospensione dei termini per il Reddito di inclusione (ReI)
Il messaggio Inps riporta anche le istruzioni per i percettori del Rei (Reddito di inclusione), per i quali sono sospesi dal 23 febbraio al 1° giugno 2020, salvo eventuali proroghe, gli adempimenti relativi all’obbligo di riferire entro 30 giorni dall’avvio di ogni attività lavorativa il reddito annuo previsto derivante dalla stessa e quello di presentazione di una nuova Dsu in caso di variazione del nucleo familiare, con esclusione dei casi di decesso o nuove nascite.
Se le variazioni sono intervenute prima del 23 febbraio, i relativi termini decadenziali sono sospesi e riprenderanno a decorrere al termine del periodo di sospensione.

Carlo Pareto

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