venerdì, 7 Agosto, 2020

Cassa integrazione, buste paga alleggerite di quasi 5 miliardi

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Secondo un’analisi a cura del Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della UIL, le tasche degli italiani si sono alleggerite di quasi 5 miliardi di Euro.  Infatti 4,8 miliardi di euro è quanto manca nelle tasche dei lavoratori dipendenti, al netto dell’IRPEF nazionale e delle addizionali regionali e comunali che, a causa del COVID – 19, sono stati posti in cassa integrazione nei mesi di aprile e maggio (2,5 miliardi di euro netti nel mese di aprile e 2,3 miliardi di euro netti nel mese di maggio).

Alla Lombardia il primato della maggior perdita delle retribuzioni nette, pari al 25% del totale nazionale (1,2 miliardi di euro), seguita dal Veneto dove i cassaintegrati perdono oltre 608 milioni di euro netti, dall’Emilia Romagna (491 milioni di euro netti) e dal Piemonte (418 milioni di euro netti).

È quanto emerge da un’analisi condotta dal Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della UIL che ha elaborato i dati Inps delle ore autorizzate di integrazione salariale su cui sono state condotte le simulazioni.

Ma quanto incide questa perdita sulle singole retribuzioni mensili dei dipendenti?
Tra riduzione dello stipendio e mancati ratei della 13° e della 14°, spiega Ivana Veronese – Segretaria Confederale UIL, in due mesi le buste paga si sono alleggerite mediamente dal 18% al 37%, a seconda del reddito.

A fronte di circa 1,7 miliardi di ore di cassa integrazione, autorizzate nei mesi di aprile e maggio (rispettivamente 835 e 849 milioni di ore), numeri mai raggiunti in precedenza ed in così breve tempo, gli 8,4 milioni di beneficiari hanno perso, mediamente, 569 euro pro-capite nel bimestre.

Se consideriamo i beneficiari in cassa integrazione a “zero ore” che corrispondono ad una platea di 5 milioni di dipendenti, continua Ivana Veronese, la mancata retribuzione corrisponde a 966 euro netti medi pro-capite nel bimestre.

Nella riforma più complessiva degli ammortizzatori sociali, sottolinea Ivana Veronese, occorre tenere ben presente il tema della revisione dei tetti massimi del sussidio della cassa integrazione e la loro rivalutazione, fissati oggi per legge a 998,18 euro lordi mensili per retribuzioni inferiori o pari a 2.159,48 e a 1.199,72 per retribuzioni superiori a 2.159,48.

Infatti, se consideriamo un dipendente a tempo pieno con una retribuzione annua netta di 17.285 euro (1.440 euro mensili) posto in cassa integrazione a zero ore per due mesi, la perdita, tra riduzione dello stipendio e mancati ratei di 13° e 14°, ammonterebbe a 889 euro netti (444 euro mensili).
Altro caso è quello di un dipendente part-time con una retribuzione netta annua di 10.005 euro (834 euro mensili) che in due mesi in cassa integrazione perderebbe 290 euro netti (145 euro mensili).

Per la UIL la rivalutazione dei sussidi, incalza Ivana Veronese, dovrebbe essere ancorata agli aumenti contrattuali e non soltanto al tasso di inflazione annua che, come noto, negli ultimi anni ha registrato indici pressoché pari allo zero.

 

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