martedì, 7 Aprile, 2020

Tabasso: il diritto di cronaca non è un morbo ma un anticorpo

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Sulla direttiva dell’assessore alla Sanità della regione Sardegna che rivendica a sé, e solo a sé stesso, il ruolo di dispensatore di informazioni sullo stato dell’arte dell’epidemia di Coronavirus, minacciando i fulmini di Zeus nei confronti di chi non si adegua, abbiamo già scritto.

Nelle difficoltà, quindi, la giunta di destra della Sardegna non trova di meglio che chiudere i boccaporti e calare un velo (anzi, un sudario) sull’informazione e non solo quella riguardante la situazione degli ospedali al tempo del Coronavirus.

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato il comunicato stampa congiunto dell’Ordine dei giornalisti e dell’Associazione della Stampa Sarda e un intervento di Francesco Birocchi, presidente regionale dell’Ordine. Adesso diamo la parola a Celestino Tabasso, presidente del sindaco dei giornalisti sardi.

 

“In questi giorni – scrive  Celestino Tabasso Presidente della Associazione della Stampa Sarda – l’informazione sarda conosce una difficoltà supplementare rispetto a quella del resto d’Italia: la direttiva dell’assessore alla Sanità che rivendica alla Regione tutta l’attività di comunicazione sulla pandemia e minaccia sanzioni al personale sanitario che non dovesse adeguarsi.

Il giornalismo consiste in gran parte nel fare domande e verificare le risposte.

Mettiamo che oggi un cronista sardo voglia spiegare ai lettori (facciamo degli esempi) come va gestito un paziente psichiatrico costretto a stare in casa per giorni, quali strategie può adottare un diabetico che non può fare sport all’aperto ma deve tenere sotto controllo la glicemia, come stanno funzionando i controlli con i tamponi nell’isola.

Le alternative sono due: il nostro cronista può tenersi in gola le domande (e sperare che prima o poi arrivi per vie ufficiali dalla Regione proprio la risposta ai suoi interrogativi) oppure interpellare un medico.

Il medico a sua volta dovrà scegliere se rispondere mettendo a repentaglio la carriera, rispondere ma sotto anonimato e quindi attenuando molto la autorevolezza del suo messaggio oppure semplicemente non rispondere, e lasciare nel dubbio un’opinione pubblica che oggi più che mai ha bisogno di indicazioni chiare e verificate.

Queste giornate sospese e straordinarie stanno riportando all’osso la nostra quotidianità.

Se tratteremo i diritti civili al pari delle bicchierate fra amici e delle partite a calcetto, cioè come un lusso d’altri tempi e una prassi da abolire a tempo indeterminato, domani sarà più difficile rialzarci.

Se riusciremo a far capire a tutti, e alla politica innanzitutto, che il diritto di cronaca non è un morbo ma un anticorpo, ne usciremo tutti più in fretta e più robusti.

Questa – conclude Tabasso – non è la fine del mondo: questa è la fine di un mondo.

Nel prossimo vogliamo avere le stesse libertà di ieri e magari anche qualcuna di più.

Se vogliamo che domani i diritti fioriscano, oggi proteggiamoli tutti insieme”.

 

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