mercoledì, 13 Novembre, 2019

Centrosinistra. Serve un progetto chiaro da presentare ai cittadini

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A elezioni archiviate occorre riprendere con vigore il dibattito politico non dando per scontata una sola cosa: i giudizi sugli elettori italiani dipinti come incapaci valutare, scegliere e distinguere.
Un errore clamoroso non solo per l’esame fra elezioni europee ed amministrative locali, ma per una superficiale attenzione alle proposte e alla selezione di donne e uomini eletti.
In verità proprio tenendo in conto le fasce di età e della affezione al voto, altro elemento staticamente influente e da non disprezzare in democrazie avanzate come la nostra, si può intravvedere un sostanziale equilibrio intenzionale e un buon rapporta fra giovani generazioni e anziani con oltre venti anni di voto alle spalle. E questo un aspetto da non enfatizzare, ma anche da coltivare. E’ mia convinzione che non sia in corso un conflitto semmai il riformistico disegno delle tre grandi culture che hanno dato vita alla costituzione repubblicana di creare una scala di valori trasmissibili fra generazioni per garantire solidità istituzionale e rinnovamento emerge dalle elezioni.

Proviamo a relativizzare, non sottovalutare, gli aspetti truci a volte delinquenziale di neo fascismo neo giacobinismo dei centri sociali del vogliamo tutto e subito perché vi siete consegnati al capitalismo più becero, tutte le altre manifestazioni per la difesa della natura, per il lavoro per la giustizia giusta e per i diritti sono caratterizzate dal rispetto delle regole e partecipate da famiglie, da donne e uomini di varie età, di varie professioni, di cittadine e cittadini che escono in piazza, fuori dal loro privato per la prima volta.

Infine proviamo ad uscire dal consueto banale dei titoli e ragioniamo sui partiti vecchi e nuovi e sul civismo con anima e idea rispettosa della Costituzione per capire che il popolo che vota e che determina le scelte può essere visto con tranquillità perché rappresenta un sicuro riferimento per una società che non si disgrega, scontenta e desiderosa di cambiamenti non ancora ben definiti, ma non impossibili da ottenere, che determina vittorie e sconfitte elettorali, elementi essenziali per ogni stato democratico.

PERCIÒ SI DICE CHE VINCE LA LEGA E CHE PERDE CINQUE STELLE.
Verità relativa per la lega. Dove vince lo fa in coalizione prevalente con liste civiche che subito si dichiarano autonome. L’unico vero elemento nuovo è il sindaco fascista dichiarato di Sassari che può fare gridare a una destra che vince.
Mentre la novità vera, e la contraddizione, stanno nel centro sinistra dove Zingaretti non va oltre al recupero di articolo uno e perde il centro catalizzato da Renzi. La ove, come a Modena regge e vince con Muzzarelli, si trascina una componente cattolica di potere in piena crisi di identità, quindi molto litigiosa. Non c’è nessun indizio del recupero laico, sempre esemplificando su Modena, più Europa è democristiana una delle tante guidata da Tabacci con repubblicani emarginati, socialisti chiamatisi fuori e il movimento del sindaco di Parma non pervenuto col suo mix di prodiani, Serse Soverini ed ex comunisti, Adani.

Importante è quindi verificare il movimento delle liste civiche, ancora magmatico veleggiante fra la consegna alla opposizione o in un autonomismo senza verve e con idee programmatiche con scarsa incidenza o localistiche nei fini.
Ma il movimento esiste ed è in libera uscita alla ricerca di consolidamento politico.
Oggi si è messo in movimento i cinque stelle non solo fra Di Maio e Di Battista ma fra chi sente il fragore della caduta e chi vuole vivacchiare, e la lega è costretta alla frenata su tutti i fronti dopo il viaggio negli USA di Salvini e le risposte di governo da dare dopo la propaganda. Drammatico poi il PD che non riesce a uscire dalla crisi lanciando la idea di un partito pluralista di tipo socialdemocratico europeo archiviando la egemonia berlingueriana. Facile da dire, difficile da realizzare perché era la scelta dell’asinello democratico morto e sepolto con Veltroni.

Questo vale per la Emilia Romagna che va verso le elezioni: o il progetto è novità plurale vero ed europeo definito anche nella gestione o la accozzaglia di liste di supporto non produrrà l’elemento del rinnovamento che la regione aspetta. Su questo si deve aprire un dibattito intenso perché le forze in panchina, il mondo produttivo e intellettuale delle accademie e della scienza aspettano che si volti pagina nei metodi e nella sostanza di governo; da Piacenza a Rimini il popolo vuole partecipare al movimento e alla spinta per una regione, per la Italia e per la Europa democratiche.

Non è l’autonomia rafforzata che scassa la costituzione a creare le premesse per un dialogo che proponga alleanze adeguate a rilanciare il riformismo emiliano romagnolo. Cominciamo in tanti a discutere per arrivare a scrivere un progetto chiaro da presentare ai cittadini.

Paolo Cristoni

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