domenica, 7 Marzo, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Che Dio ci aiuti 5: la forza di una religione che interroga se stessa

0

Terminata la quinta stagione di “Che Dio ci aiuti”, fiction sempre più di successo. Non finisce mai di stupire il pubblico ed i suoi fan, regalando piacevoli scoperte. Ha saputo (r)innovarsi in maniera sorprendente, dando una visione nuova anche persino della religione: una fede più terrena, più umana, forse per questo più vera, autentica, in cui è più facile immedesimarsi e da avvicinare, proprio perché più vicina alla gente comune e alla vita quotidiana. Al di là del finale molto romantico e piacevole, la serie ha dimostrato di non voler mai solo puntare sull’happy end a tutti i costi, quasi scontato, ma di essere pronta a rimettersi in discussione e metterlo a rischio e in dubbio, per sovvertire tutti i canoni e gli stereotipi immaginabili. Lasciando a bocca aperta gli spettatori, avidi di passare alla sesta stagione in un batter d’occhio per conoscere il futuro di suor Angela e di Azzurra, del convento e di suor Costanza, di tutti i protagonisti che sono sempre più una piccola, grande famiglia allargata; molto agitata, ma molto unita. Andata in onda sempre di giovedì su Rai Uno, rigorosamente, il suo posto verrà preso da un’altra fiction, che non si sa che riscontro potrà avere ancora, ma che promette bene dato il cast eccellente di attori protagonisti. Stiamo parlando di “Mentre ero via”. Con Vittoria Puccini, Stefania Rocca, Giuseppe Zeno, Carmine Buschini, Flavio Parenti e Francesca Cavallin; per la regia di Michele Soavi, la fiction è stata scritta da Ivan Cotroneo e Monica Rametta (coppia che ha dato origine a “Un’altra vita” e “Sorelle”). Ispirato a una storia vera, in sei puntate di cento minuti, è la vicenda della protagonista (Monica, Vittoria Puccini), che perde conoscenza a causa di un incidente e deve ricominciare a ricordare tutto di chi era e del suo passato. Aiutata dalla psicologa Caterina (Stefania Rocca). Non sa più chi fosse, ha perso la sua identità e quella è la più terribile delle scoperte che fa al suo risveglio. Da dove e come ricominciare? Questo si ricollega bene allo scenario di “Che Dio ci aiuti 5”.
Azzurra ha perso Guido Corsi (Lino Guanciale) e Davide in un incidente d’auto ed è tornata all’Angolo Divino. Ritrova il padre di sua figlia Emma (Bianca De Veroli), Athos (una new entry, interpretato da Raniero Monaco di Lapio), che vuole costruire una vita con lei, ma lei non riesce più a vederlo con gli stessi occhi di quando era giovane. Non sa più chi sia e cosa voglia. Crede persino di avere la vocazione. È possibile che ce l’abbia, lei amante della moda e fissata con la passione delle scarpe di lusso e super-chic? Anche suor Angela ha una crisi mistica e non sente più la voce di Dio dentro sé. Non crede più di essere una suora, fatta per la fede e la religione, comincia a chiedersi il perché Dio ci dia tanto amore, tanto splendore di bimbi amorevoli e fantastici, per poi toglierceli e farli morire senza che noi possiamo fare nulla e dandoci un senso di impotenza straziante. Tutto ciò non è giusto; è ingiusto e non può venire da Dio, che è Amore. Dio non può volere questo. Che cosa deve e può fare allora lei?
Lo stesso dolore e tormento che ha provato Azzurra e che non riesce a superare, dopo la scomparsa di quelli che considerava rispettivamente suo figlio e suo marito. Lo stesso che porta tutti gli uomini a chiedersi il perché di tanto dolore con la morte dei nostri cari. Finora suor Angela era riuscita a risolvere, aggiustare tutto, rimettere a posto ogni problema. Anche stavolta sarebbe stato facile farla riuscire nella missione forse più ardua di tutte, ovvero spiegare il perché esista la morte. Invece vediamo suor Angela piegata in due, in lacrime, dubitare della sua vocazione e togliersi persino il velo. In jeans e felpa in riva al mare (sulle spiagge di Sabaudia e con lo sfondo del Circeo), ad interrogarsi su quello che è stata la sua vita, tra peccato, redenzione, fede ed esitazione nel credo. Lei peccatrice, si era salvata ed ora si trova di nuovo confinata al margine del tormento religioso. Per non parlare di suor Costanza che anche lei ha bisogno di aiuto, anche se, da Madre superiora, dovrebbe sempre saper consigliare. E che dire della vocazione di Azzurra? Davvero Gesù può nascondersi in una donna come lei, che molti a primo acchito definirebbero persino superficiale e leggera a uno sguardo poco approfondito e distratto? Eppure stavolta suor Angela ha la risposta pronta: non sa se lei sia (più) una suora, ma di certo vede più lo sguardo di Gesù e il suo Amore sconfinato in Azzurra ed in suor Costanza (Valeria Fabrizi) che in lei e in se stessa. Questa è una lezione centrale nella fiction, di una religione terrena, umana, non perfetta e impeccabile, ma che può comportare sofferenza, tedio e tormento, ma che sa sempre riconoscere e che si trova sempre in un animo puro, nobile, sincero e generoso. Azzurra (Francesca Chillemi) è sempre pronta ad aiutare, si dà senza chiedere nulla in cambio, inizia ad adoperarsi per dare il suo contributo nel risolvere i problemi degli altri (anche sbagliando), senza pensarci due volte e senza secondi fini. Questo basta a farne una creatura divina e ‘religiosa’, anche se forse non una suora. Che lei abbia o non abbia la vocazione, che sia un modo per incanalare il suo dolore o un sentimento contrito e sentito, poco conta: la sua bontà d’animo è infinita e genuina e questo la fa brillare di luce propria in tutta la sua ilarità benevola. Così come quella della neo arrivata mamma delle due gemelle aiutate da Gabriele (Cristiano Caccamo), interpretata da Ilaria Spada: Teodora, aspirante attrice di successo di Hollywood. Oppure quella della nipote di suor Costanza Maria (Laura Adriani); oppure di Nico (Gianmarco Saurino, il cui personaggio ha acquisito sempre più spazio nella fiction, a vantaggio della stessa, mostrando tutta la bravura e disinvoltura del giovane attore).
Se il ritorno della Chillemi è quanto mai gradito e dà valore aggiunto alla fiction, non meno lo sono in tale direzione le new entry. Oltre al nuovo personaggio di Teodora, anche quello della novizia Ginevra (Simonetta Columbu). Lei che crede di avere una fede profonda, invece sarà sorpresa da un destino totalmente diverso per lei, ma sempre di amore. Il suo personaggio, come quello di altri, non serve solo a parlare di fede fatta di misericordia, di perdono, di solidarietà, di benevolenza innocenti, ma anche di violenza sulle donne e di bullismo (temi quanto mai importanti, che rendono attuale la serie tv). Tutto questo ha fatto il successo di “Che Dio ci aiuti”, che speriamo possa stupirci ancora con una sesta stagione, che non usa retorica né tanto meno finali scontati e a senso unico (sempre positivi cioè), ma è pronta a mettersi in gioco ed in discussione, ad osare ed a scandagliare il tema della religione a tutto tondo, in profondità ed a 360 gradi, affrontandone le sfaccettature ed i risvolti più insoliti e delicati; senza essere irriverente, laica o irrispettosa.
Ma “Che Dio ci aiuti” non poteva tradire le aspettative del suo pubblico ed ecco che, così, un tocco di sano e tanto atteso romanticismo, di estrema dolcezza e tenerezza, che regala persino qualche naturale lacrima di commozione, arriva nel finale con Gabriele e Valentina (Arianna Montefiori, in crisi dopo che ha perso l’uso delle gambe a seguito di un incidente e senza la possibilità di potersi operare per un difetto genetico nel sangue), che riescono finalmente a realizzare il loro sogno d’amore, a dichiararsi e a sposarsi; così come Nico e Ginevra convoleranno a nozze, occupandosi del figlio di Nico (Mattia), che tanto lo aveva rifiutato (un po’ come poteva essere stato fatto da suor Angela con la fede, cioè la fiducia in Dio, nel Suo amore misericordioso, quando aspettava un Suo segno che stentava ad arrivare, ma – prima o poi – una Sua risposata ci sarà) per paura di soffrire, come un po’ era stato per Azzurra. Nico, infatti, aveva perso il fratellino minore da piccolo per una rara malattia e malformazione cardiaca genetica e temeva che il figlio potesse averla e che potesse perdere anche lui così, senza poter far nulla, tra le sue braccia; così come Azzurra aveva paura di legarsi ad Athos e di esser di nuovo felice dopo aver perso Guido e Davide, si sentiva in colpa per questo, le sembrava di tradirli e di mancare loro di rispetto, anche per il solo fatto di provare a rifarsi e ricostruirsi di nuovo una vita; intanto si continuava a domandare perché Dio l’avesse fatta affezionare così tanto al piccolo Davide ed a Guido se poi glieli ha tolti.
Ma Dio ha altri progetti imperscrutabili per noi, che non possiamo né riusciamo ad intravedere, ma che possono sempre sorprenderci all’improvviso (come la fiction “Che Dio ci aiuti”). Bisogna solo confidare in Lui e avere fede; fiducia in Lui come nell’altro, in chi ci vuole bene, a cui affidarsi. Ora, mentre ci si chiede e si è ansiosi di sapere se ci sarà un “Che Dio ci aiuti 6”, si solleva il dubbio se si chiamerà sempre “Che Dio ci aiuti” o si adotterà quel “Che Dio ci salvi” esclamato per errore ironicamente da Teodora al suo arrivo al convento di suor Angela e suor Costanza. Perché, in fondo, tutti si vuole essere salvati in qualche modo, anche se non si chiede aiuto spesso perché ci si vergogna. E si vuole essere salvati dall’amore, di Dio o di chi ci ama veramente appunto. E con questa nota romantica, chiudiamo anche noi con romanticismo come la fiction. Al prossimo appuntamento ed a presto speriamo. Intanto: “Che Dio ci aiuti!”. Suor Angela è sicuramente pronta a tornare: e voi?
Ma tutto non poteva finire senza una novità. Il finale aperto ci regala un’ultima sorpresa: il convento e tutta la sua troupe scoppiettante, ma solidale, è pronta a trasferirsi ad Assisi, luogo emblematico per eccellenza, per seguire le orme di san Francesco, esempio altissimo di umiltà. Per questo c’è quasi la certezza di un “Che Dio ci aiuti 6”. Allora tutti pronti ad affidarsi alla misericordia di San Francesco, che illumini le nostre menti e i nostri cuori di sapienza caritatevole. Per una pietas eccelsa che rima con caritas, nel senso di donazione generosa di se stessi, del proprio sé. Sono queste le piccole, grandi cose della vita, le più importanti forse, i grandi stravolgimenti delle nostre esistenze.
Ed è per questo che i personaggi di “Che Dio ci aiuti” sono così veri, reali, terreni, umani, eppure così ‘devoti’ come direbbe suor Maria Claretta in Sister Act (alias Whoopi Goldberg) alle consorelle. Del resto anche suor Angela è più svitata che mai (nel senso benevolo del termine): è lei “la star di Hollywood” (come un po’ vorrebbe esserlo Teodora, per fare un’auto-citazione quasi della e dalla fiction), per parafrasare quanto dice Deloris alla fine di Sister Act 1: “io sono la star di Las Vegas”. Intanto, oltre alla fiction (con il record di ascolti e consenso), c’è anche un’altra vincitrice: è la stessa Elena Sofia Ricci, premiata con il David di Donatello quale miglior attrice protagonista per la sua interpretazione di Veronica Lario (la ex moglie di Silvio Berlusconi) nel film “Loro” (sulla vita e sull’ascesa al potere e in politica, al governo, del leader e fondatore di Forza Italia), per la regia di Paolo Sorrentino (non presente però alla cerimonia di premiazione dei David condotta da Carlo Conti).

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply