mercoledì, 21 Ottobre, 2020

Che fare?

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La sconfitta c’è. Chiara e forte. E gira attorno a un fattore decisivo: nelle fasi lunghe di emergenza socio-economica, di impoverimento dei ceti medi e di profondo cambiamento, gli elettori sposano l’antipolitica e scelgono di rinnovare i loro rappresentanti. Cancellare il passato responsabile del loro malessere, questo l’orientamento. Europeo e d’Oltremare, come si vede. Si aggiungano fattori nazionali e locali – Mafia capitale ad esempio – e il gioco è fatto. Come? Uno. Salvo Merola a Bologna, nessuno dei sindaci uscenti nei grandi centri è stato riconfermato. Il motto è: cambiare! Due. Una conferma: quando al ballottaggio vanno i grillini, la destra li vota senza battere ciglio. E così la sinistra radicale. A differenza della Francia dove socialisti e partiti di centro, al ballottaggio, non votano il candidato lepenista. Come si fa a non vedere che questa legge elettorale favorisce, al secondo turno, chi al primo raggiunge appena un quarto dell’elettorato? Tre. Il Pd a trazione maggioritaria non esiste. Urge una coalizione. Quattro. Il centro-destra non è affatto morto. Ha difficoltà a coalizzarsi, ma non è affatto detto che queste difficoltà permangano in futuro. Quinto. Cresce ancora l’astensione.
Tre giorni fa ho scritto al Presidente del Consiglio per suggerire una diversa strada da intraprendere. L’ho fatto prima del voto di domenica. E non sono una Cassandra.

Riccardo Nencini

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