domenica, 17 Gennaio, 2021

CHE FORTUNA!

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Una battaglia socialista, che ha 50 anni e non li dimostra. Sì, socialista perché la legge sul divorzio approvata nel 1970, e poi sottoposta a referendum abrogativo il 12 maggio del 1974, con un trionfo dei divorzisti, porta come prima firma quella di Loris Fortuna. I radicali crearono un movimento, la Lid, utile e radicato sul territorio, molto incisivo, ma il merito dell’approvazione delle legge é socialista. D’altronde una proposta di legge sul divorzio già era stata presentata nel lontanissimo 1901 da due deputati del Psi, gli onorevoli Berenini di Fidenza e Borciani di Reggio Emilia. Nel periodo repubblicano venne presentata una legge dall’on. Luigi Sansone. Ma fino alla fine degli anni sessanta, anche per la delicatezza che questo tema determinava nel rapporto di collaborazione tra Dc e Psi, l’argomento fu messo a parte. Ci volle la forza e il coraggio di un socialista autonomista e un po’ anarchico come Loris Fortuna a riproporre l’argomento e la sua legge, firmata anche dal liberale Baslini, divenne legge dello stato. Questo atto colmava una distanza abissale tra l’Italia e gli altri paesi europei e apriva una delle migliori stagioni socialiste, quella caratterizzata dalle lotte per i diritti civili, tutte vinte, dopo il divorzio quella sulla legalizzazione dell’aborto, quella sull’obiezione di coscienza che poi si legano a quelle più recenti sul fine vita e sulle coppie di fatto. La Dc si comportò lealmente e laicamente. A fronte di una maggioranza divorzista non dichiarò la crisi di governo, ma semplicemente chiese di approvare la legge applicativa della Costituzione sul referendum abrogativo. Il Pci tenne sempre sull’argomento, e sarà ancora più cauto sull’aborto, un atteggiamento prudente, preoccupato, più dei socialisti, dell’impatto che il divorzio potesse avere sul mondo cattolico e anche sulla sua base. Vale per tutti la posizione dell’on. Tullia Carrettoni, che fino all’ultimo si battè per evitare il referendum sul divorzio fortunatamente senza esito. La Dc si comportò come il partito dei cattolici, ma non del Vaticano. D’altronde già De Gasperi ebbe modo sull’operazione Sturzo a Roma di voltare le spalle al Vaticano.

Rino Formica

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