giovedì, 2 Aprile, 2020

Il primato della politica sul qualunquismo del disimpegno

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La distinzione classica era negli anni 70’ – 80’ tra “frontismo” e “autonomismo” (rispetto all’ex PCI, partito comunista), scelta che si è variamente intersecata nelle posizioni di Nenni, Lombardi (la cd. Sinistra socialista), Craxi (riformismo di ispirazione autonomista), tre figure fondamentali del socialismo italiano.

Craxi è stato il Segretario subentrato a Francesco De Martino, nel 1976, Congresso del Midas. Si mosse puntando al rilancio del partito che, partendo dalla sua grande tradizione, ritrovasse il suo orgoglio e il coraggio di dare inizio al “Nuovo corso”. Craxi si oppose al compromesso storico e delineò per il futuro una linea dell’alternanza fra la DC e il suo partito. Già nei primi anni di segreteria ci fu una rivalutazione del pensiero socialista libertario rispetto al marxismo.
Ha commesso degli errori ma, a mio avviso, è stato in larga parte ingiustamente travolto da tangentopoli.

Ed è stato uno dei migliori Capi di Governo – non dimentichiamolo – che l’Italia abbia mai avuto. La storia va riscritta, bisogna ristabilire la verità.
Era il tempo del Partito, più esattamente della Forma-Partito, della scelta ideologica socialista, riformista, libertaria e garantista, di sinistra (“sinistra”, si diceva un tempo, però sinistra non comunista), protesa verso l’Alternativa di sinistra e l’Unità delle sinistre (quella di derivazione socialista e quella di derivazione comunista). La principale ragion d’essere della sinistra si poteva riassumere nel pensiero di Pietro Nenni: “Il socialismo è portare avanti tutti quelli che sono nati indietro”.

Cultura del partito, delle sezioni e del dibattito interno, della discussione e della partecipazione popolare. Ci si chiamava “Compagni”, per identificare tutti quelli che condividevano l’Idea, ci si dava “del tu” e scomparivano le differenze di classe (il medico, l’avvocato, l’ingegnere erano del tutto uguali all’operaio ed avevano pari dignità all’interno del Partito), nelle sezioni si discuteva e si dibatteva la linea politica, ci si confrontava e si decideva a maggioranza. Altri tempi. Cultura del rispetto delle posizioni di chi la pensa diversamente. Sandro Pertini, socialista e forse il nostro più amato Presidente della Repubblica diceva,
citando Voltaire: “Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente”.
Mi chiedo che senso abbia la Politica, senza un’anima, senza una spinta ideale e propulsiva.
Alle spalle della Idea, e del “fare” politico-amministrativo, occorreva praticare nei fatti – come requisito pregiudiziale di partecipazione alla Politica – la Moralità, cioè l’Etica pubblica, che ha come naturale conseguenza la Credibilità.

Ecco, qui un’autocritica che pure è giusto fare del “rampantismo” (cioè, quell’uso spregiudicato della politica, che diventa sistema di affari, quindi corruzione, quindi clan), degenerazione che pure v’è stata all’interno del PSI, praticata da taluni, che non avrebbe mai dovuto trovare spazio all’interno del Partito (è anche giusto dire che il PSI di Craxi sia stato comunque fondamentalmente vittima di un attacco concentrico di forze di potere politico, economico, giornalistico).
Il senso di questo mio intervento è anche dichiaratamente quello di una riflessione più ampia sulla politica e sulle prospettive di una rifondazione di un’area culturale e di pensiero socialista, riformista e di sinistra nel nostro paese.
Al di là di un certo qualunquismo di un centro-sinistra genericamente progressista, forse andrebbe fatto il tentativo di ricostruire una Identità-appartenenza su un’Idea socialista condivisa e inclusiva (che non abbia al suo interno il “rampantismo”, ma i valori), che riaggreghi le diverse anime.

Non so se sia “vecchia” politica, se il discorso sia anacronistico, cioè in contrasto con i tempi (però, anche l’Utopia e l’Ottimismo fanno parte della cultura di sinistra e del cambiamento).
Più in generale, deve essere chiaro il senso della politica e dell’amministrare, i valori, i principi da perseguire, deve rinnovarsi la stagione delle Idee, il diritto-dovere dell’”impegno” nel segno della moralità, deve prevalere il “primato” della politica contro il qualunquismo del “disimpegno”.

Giovanni Maria di Lieto

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