lunedì, 22 Aprile, 2019

Chi m’ha visto? di Pondi: sparire per ritrovare una propria identità

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Il film “Chi m’ha visto?”, per la regia di Alessandro Pondi, con Beppe Fiorello, Pierfrancesco Favino e Sabrina Impacciatore, può essere definito in molti modi; tuttavia, quello che è rilevante, è che tutto parte da un interrogativo sollevato sin dall’inizio: quello che conta più di tutto è solo apparire oppure no? In realtà i due protagonisti si troveranno a dover scegliere su chi vogliono essere veramente, su quello che vogliono diventare realmente. Ispirato a una storia vera, è ambientato in Puglia (siamo a Ginosa, un piccolo paese della Murgia tarantina). Tra l’altro, Beppe Fiorello è anche coautore sia del soggetto che della sceneggiatura. Può essere definita una commedia all’italiana made in Sud, quasi un road movie attraverso cui si fa la parodia del mondo dello spettacolo, della società dei social network, dei reality, della mania dei selfie, dell’ossessione per il successo, per la fama, per la gloria; ma anche quella dello scenario desolante di mancanza di prospettive di un futuro per molti precari, giovani e meno giovani. Come il protagonista interpretato da Beppe Fiorello, alias Martino Piccione, che a 48 anni è alla ricerca della stabilità che non ha ancora trovato. La musica è protagonista in questa parodia a tutti gli effetti, come evidente dal titolo, che rimanda alla trasmissione condotta da Federica Sciarelli su Rai 3 “Chi l’ha visto”. Tuttavia è una parodia ironica, comica, leggera, divertente, non satirica; non sfiora mai la denuncia sociale, per quanto sproni molto alla riflessione. L’attore definisce il film rock, anche perché rimanda alla passione per la musica del suo personaggio, che non si separa mai dalla sua chitarra. Lui, come Pierfrancesco Favino e Sabrina Impacciatore, sembrano essersi davvero divertiti molto a girare questo film. Favino appare quanto mai esaltato, ispirato dal personaggio da cui si lascia trascinare e trasportare. Prima di vedere, però, la doppia lettura che ha questa commedia esilarante, vogliamo sottolineare la gentile partecipazione di molti artisti, tra cui: Jovanotti, Max Pezzali, Elisa, Gianni Morandi, Edoardo Bennato, J-AX, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Emma, Gianluca Grignani, Biagio Antonacci, Simone Cristicchi, Nek, Paola Turci, Arisa, Carlo Conti, Alex Britti, Nicola Savino, Federico Zampaglione dei Tiromancino.
Infatti è la storia di questo musicista che accompagnava in tournée cantanti come Jovanotti o Laura Pausini, molto amico di Elisa e di tanti altri; ma poi tornava sempre a casa sua; finchè non decide di tentare la carriera da solista, di intraprendere la scalata del successo. Del resto, dopo l’esperienza di “Volare – La grande storia di Domenico Modugno” (per la regia di Riccardo Milani, del 2013), Beppe Fiorello non è nuovo ad interpretare storie di cantanti; così come, dopo quanto ci ha fatto vedere sul palco dell’Ariston al Festival di Sanremo, Pierfrancesco Favino non è nuovo a interpretazioni teatrali da musical. Ma se i loro personaggi descrivono due protagonisti dalle attitudini completamente diverse, anche il titolo evidenzia le due peculiarità del film. Come già detto, il titolo rimanda alla trasmissione “Chi l’ha visto”: ripresa attraverso la trasmissione “Scomparsi” nel film, in cui Sabrina Impacciatore veste i panni della conduttrice (come Federica Sciarelli). Dunque “chi m’ha visto?” si riferisce a chi ha avvistato per l’ultima volta una persona scomparsa, per ritrovarlo appunto ed aiutare nelle ricerche, come accade nel programma. Tuttavia, con l’espressione “chi m’ha visto?”, si può intendere, chi si è accorto di me, chi mi ha notato ed ha visto e compreso il mio talento. Nella società dell’apparire appunto, quello che conta più di tutto è riuscire a finire sulla copertina della rivista più celebre di tutte forse nel panorama musicale: “Rolling Stones”. Come accade finalmente a Martino; ma è poi davvero questo quello che voleva? O piuttosto degli affetti veri e non di interesse superficiale? Sembra questo il bivio di fronte a cui si ritrova: quello che gli sembrava il sogno, improvvisamente quasi lo delude e non gli interessa poi più di tanto, non più. Per questo il personaggio di Martino verrà quasi surclassato, oscurato da quello di Pierfrancesco Favino (Peppino Quaglia), che invece finisce persino a “Uomini&Donne” di Maria De Filippi come tronista. Di fronte alla presa di coscienza che spesso c’è la spettacolarizzazione del dolore, la teatralizzazione del racconto televisivo nella cronaca delle vicende, della costruzione ad hoc di storie avvincenti ed entusiasmanti, più accattivanti che veritiere, il sincero e schietto Martino si trova frastornato e sconcertato. Non sa più se quel mondo dello spettacolo è davvero quello che vuole, si sente tradito persino nella fiducia dagli amici, dalla gente che lo circonda, sempre pronta a fare esclusivamente il proprio interesse personale. Infatti si accorge che, spesso, le persone si interessano più a quello che fa notizia che a ciò che è loro veramente vicino. Se Martino cerca una svolta alla sua vita, alla stessa maniera vediamo che incontrerà una ragazza laureata costretta a prostituirsi: “in fondo è pur sempre un lavoro!” gli dice. Così anche il film ha una svolta nel momento topico, in cui la vicenda e la trama prendono più ritmo e piede; incominciato un po’ lento, a sottolineare forse la monotonia tediante della solita routine di paese, in cui non succede mai nulla di interessante né di buono, accade poi che a regolare gli eventi sia la logica del “si sente la mancanza di una persona solo quando non c’è più, quando scompare; la stessa che finora avevamo trattato con indifferenza quasi”, così come si apprezza una cosa solo quando la si è persa. Così Martino, di cui i suoi compaesani distratti quasi non si accorgevano quando tornava, anzi gli dicevano subito: “quando è che riparti, che te ne vai?”. Bell’accoglienza!, pensava sempre triste e rammaricato Martino. Allora decide di far sentire davvero la sua presenza, che per loro sembrava non contare poi molto, con la sua assenza: decide di sparire, così che la gente lo sarebbe venuto a cercare e sarebbe davvero finito in tv su tutti i giornali. Sì, perché una piccola realtà è mossa dalla curiosità, giusto per sapere gli affari degli altri più che per vero interesse; così una notizia come la scomparsa di una giovane o di un compaesano sono in grado di smuovere troupe televisive e tutta l’Italia intera; tanto che arrivano appelli da tutti i fronti, anche da numerosi cantanti e personalità varie, che si interessano alla ‘causa’ della scomparsa del musicista Martino Piccione, che aveva lavorato sempre nell’ombra e dietro le quinte, senza che nessuno ne fosse colpito o scandalizzato, se ne lamentasse. All’improvviso diventa quello che tutti definiscono ora “un grande chitarrista”: ora è diventato il personaggio che si è voluto e riuscito a costruire, una vera ‘star’ quasi si potrebbe dire.
Tuttavia, mentre è nascosto, capisce che in fondo non ha poi tanta voglia di tornare, ma preferirebbe fuggire lontano a trascorrere una vita più modesta, ma più autentica e dignitosa, in cui non si recita una parte, ma si vive davvero. Ciononostante è difficile rinunciare alla fama, al successo, alla gloria, alla notorietà, al successo, che gli piombano addosso all’improvviso in maniera esorbitante, tutto d’un botto, dopo averli ricercati a lungo: ragazze che gli chiedono autografi, gente che viene a visitare la sua casa e si fa selfie in quel posto ‘sacrale’ quasi, oppure che avvicina i suoi amici e le persone che conosce per cercare di saperne di più. Tutta questa celebrità gli fa gola, lo ingolosisce, lo attrae, lo fa sentire importante e non ‘ignorato’ o ‘disprezzato’ quasi, persino dalla sua fidanzata storica Laura, che lo ha lasciato e si è presto consolata. Cosa sceglierà tra le due situazioni, i due poli opposti di un’esistenza vissuta in modo completamente differente? Mentre andiamo a scoprirlo e Martino stesso cerca di capire ciò che vuole veramente, ne succederanno delle belle, per gag divertenti da vera commedia e parodia di un mondo dello spettacolo che mette in scena se stesso, in modo umoristico ed ironico, con molta autoironia verrebbe da dire; senza fare sconti, ma senza giudicare o condannare troppo, senza prese di posizione moraleggianti, ma con molto senso di coscienza. La bontà d’animo dei protagonisti, con tutti i loro difetti, errori e punti deboli, con debolezze umane che infondono empatia più che disprezzo, li rendono simpatici e non li inimicano al pubblico. In un mondo in cui tutto è retto dal dio denaro impernate, che domina e governa tutto, occorre ritrovare il senso di comunità sul serio – verrebbe da dire, riassumendo e sintetizzando, con le parole recenti di papa Francesco -.
Martino vuole fare l’artista, il cantante solista, ma è “roba per ricchi”, gli dice il suo impresario che lo abbandona presto, considerandolo un ‘fallito’ già in partenza. Così non fa altro che sognare ad occhi aperti o chiusi che dir si voglia, passando continuamente dal sogno – dipinto dalla sua immaginazione – appunto alla realtà. Per fare tv ci vogliono i soldi, ma, per la prima volta nella sua vita, si sente vivo, “vedo la luce, ho un progetto in testa”, dice egli stesso; per quanto il brano di sottofondo canta: “nella sua mente un po’ di ingenuità”, quindi anche se, sebbene e nonostante tutti lo prendano per matto, non lo comprendano e non approvino né condividano la sua volontà, non credano in lui insomma, lui continua per la sua strada. Mentre persino il suo amico Peppino Quaglia gli consiglia di fingere per avere successo e costruirsi un personaggio appunto, quello che lui sente e prova è vero: si vede continuamente, guardando davanti a sé all’orizzonte, su un palco durante un concerto rock live, inondato di fan trepidanti che affollano l’arena davanti a lui; poi ritorna alla realtà e, come apre gli occhi, quello che vede non sono più fan in delirio, ma uno spazio desolato. Lui, però, continua a ripetere che “non voglio cambiare, ma voglio suonare la mia musica” ovunque, quella musica con cui vuole descrivere le emozioni dell’anima e non cantare finzione.
Così un’altra canzone diventa emblematica ed è quantomai azzeccata, per quanto la colonna sonora del film sia molto essenziale e non preponderante: stiamo parlando di “Un nuovo amico” di Riccardo Cocciante. Questo descrive il rapporto comunque sincero e fraterno tra lui e Peppino, nonostante due caratteri così diversi: più timido, riservato e umile Martino; più estroverso, esuberante, sfrontato ed ambizioso Peppino (che ama la bella vita e le belle donne, mentre Martino sogna ancora il grande amore). Quando Peppino raggiunge il rifugio dove si è nascosto Martino, per farsi notare, affinché tutti comincino ad accorgersi di lui e lo cerchino, si interessino a lui, e lo va a trovare, arriva sulla sua apetta sulle note proprio della canzone di Cocciante, che parla di amicizia che supera tutte le difficoltà e va oltre tutti gli interessi più banali, superficiali ed effimeri. E la prima cosa che Martino porta via dalla casa della madre (Natuzza, interpretata da una simpatica Mariolina De Fano) è proprio la televisione (oltre al buon cibo genuino e tipico del posto e del suo paese), per restare sempre informato e connesso col mondo. Finalmente anche lui tiene tutti in apprensione (o forse contribuisce a rendere tutti presi dalle proprie manie di esibizionismo spregiudicato ed egoista), è interessante – dall’altro lato – notare come tutti lo descrivano come “un brav’uomo, buono e generoso, ma sfortunato, uno ‘sfigato’”; un ‘poverello’ o ‘poveraccio’ come si preferisce, senza troppe possibilità di riuscire a fare qualcosa di buono nella vita e a costruirsi un futuro e una fortuna. Questa etichetta che gli affibbiano ci fa comprendere come credere nei propri sogni non sia facile, perché spesso non c’è nessuno che ci sostiene, se non poche persone come gli amici veri come Peppino; ma poi, in fondo, anche loro sono tutti presi dal proprio egotismo; la mamma Natuzza stessa non ha grande stima e fiducia in lui; questo lo sconsola un po’, ma non lo scoraggia, non gli fa credere meno nel suo sogno di musicista di successo.
Mentre “tutti recitano” la propria parte, per apparire come meglio credono e come ritengono debbano apparire, la fidanzata Laura lo definisce “un sognatore”, forse senza volergli fare neppure un complimento, ma dicendo la verità. Per tutti è uno che “cercava di avere la sua occasione e qualcuno che potesse fornirgliela”, dargli una chance di svolta; ma, in fondo, parlavano di loro stessi, perché loro per primi volevano un cambiamento radicale, qualcosa che stravolgesse le loro monotone esistenze. Ed erano disposti a tutto, a strumentalizzare qualsiasi cosa e qualsiasi persona, pur di veder loro arrivare qualcosa di nuovo ed entusiasmante. Ed allora la domanda che il film pone ai protagonisti è proprio questa: cosa si è disposti a fare per avere un po’ di successo o visibilità? Si è pronti davvero a tutto pur di avere i riflettori tutti puntati su di sé? Etica e morale passano in secondo piano rispetto all’estetica.
Interessante anche che ci faccia riflettere mostrando che c’era chi sapeva e ha fatto finta di nulla, di non vedere, ha chiuso un occhio per non ‘scontentare’ il pubblico e non ‘tradire’ o ‘deludere’ le sue attese ed aspettative. La polizia ricorda che “per procurato allarme” si finisce in prigione. Così c’è un momento in cui Martino stesso vacilla, esita e vorrebbe fuggire lontano da tutto questo mondo finto, fittizio, irreale, inventato e costruito ad arte e ad hoc. Vorrebbe stavolta davvero sparire e scomparire, non essere cercato più da chi lo avvicina solo per tornaconto personale e non per reale interessamento. Infatti non bisogna dimenticare che, spesso, queste vicende che sono state manipolate portano ricchezza e soldi in piccoli centri di cui fanno la fortuna; pensiamo a tutti i pellegrinaggi per padre Pio o a Lourdes o alla madonna di Fatima o di Civitavecchia, che piange lacrime di sangue: nessuno sa quanto sia vero e quanto no delle vicende leggendarie che circondano tali realtà, ma ci si vuole credere e seguire il filone, la moda che ne nasce di interesse collettivo, seguendo la massa; un po’ come a credere alla magia, alle cartomanti. Non importa e non conta che quello che ci raccontano i media corrisponda alla realtà e sia vero, ma che sia verosimile e credibile e soprattutto accattivante. Ne nascono veri e propri spostamenti in massa, degni di un Giubileo. E non ci si sente responsabili (e/o colpevoli) per aver ingannato gente ‘credulona’, che più che ingenua ha solamente bisogno di credere in qualcosa, di evadere.
Però tutto ciò fa un po’ ‘squallore’ a Martino, che vorrebbe fuggire in Grecia a costruirsi un’altra vita con Sally, la prostituta (interpretata dall’attrice esordiente di origini cubane, la 28enne Mariela Garriga) che incontra e di cui si innamora. In questo i nomi non sono a caso. Sally è quella dell’omonima canzone di Vasco Rossi, interpretata magistralmente anche da Fiorella Mannoia, e ricorda proprio le sensazioni vissute da Martino e dalla giovane; sebbene tutta la canzone sia pregnante e attinente al film, forse la frase che più ne sottolinea il finale, il turbamento di fronte a cui si ritrova Martino, è proprio l’ultima strofa: “ed un pensiero le passa per la testa, forse la vita non è stata tutta persa, forse qualcosa s’è salvato, forse davvero non è stato poi tutto sbagliato, forse era giusto così”. Sbagliando si impara si dice sempre del resto. Ed allora ecco che se Martino con la sua musica è come un usignolo che allieta con la sua voce, come spesso si dice per ogni artista come metafora, potremmo ugualmente ben dire che Martino diventa quasi un Martin(o) pescatore, un uccello sempre in volo, diurno e solitario, abbastanza silenzioso e attaccato ai luoghi che elegge a propria dimora, i suoi habitat naturali prediletti, che predilige e che potrebbero essere i luoghi d’origine per un essere umano. Fuor di metafora, sicuramente quello che ci permette di sottolineare tale paragone è che Martino è anche un uomo semplice ed umile, con i piedi per terra e ben saldi, non con la testa montata, che insegue un sogno e non ‘falsi miti’. Del resto è stato lo stesso Vasco Rossi a cantare in “Basta poco”: “Basta poco a fare impressione, basta poco, basta andare in televisione”. Con questa canzone concludiamo, perché pensiamo che possa essere la summa perfetta di “Chi m’ha visto?”. Come a dire: c’è sempre una canzone a descrivere un film; c’è sempre una canzone in un film e un film in una canzone: quando si dice, farsi dei film della realtà, costruirsi castelli in aria con la fantasia e l’immaginazione e volare lontano con la mente. Ma immaginare e sognare non costa nulla ed è questo che fa sentire sempre vivi e dà speranza e fiducia nel futuro.
Del resto non conta il finale, che ci sia il lieto fine, che si vinca o che si perda, ma quello che si è imparato, la lezione appresa; che scelga la propria carriera o una nuova vita con Sally, Martino ha compreso quanto conti avere ancora passione in qualcosa, in un’arte soprattutto in particolar modo. Spesso si sente solo e incompreso, nella solitudine di cuori solitari persi nella moltitudine alienante di una società omologante. Lui impara che essere diversi e sentirsi tali non è una colpa, ma vuol dire essere se stessi e non ne ha più paura: lui è quello che ha deciso di (voler) essere, che sente rispecchi meglio la sua interiorità e non ha timore di essere giudicato o allontanato per questo e non vuole più nasconderlo né nascondersi più. A partire dal suo forte accento dialettale, come quello dell’amico, che li connota fortemente. E questo ovunque e sempre, dalla Puglia alla Grecia, non importa dove ci si trovi, il luogo e il momento.

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