giovedì, 1 Ottobre, 2020

CHI ROTTAMA CHI?

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Renzi-Letta-rottamare

«Siamo in una cristalleria, se non ci si muove con attenzione questa crisi può andare a finire male». Più chiaro di così il presidente del Consiglio dei ministri non poteva essere. Presentando il suo programma “Impegno Italia”, Letta ha dato una risposta chiara al tentativo spregiudicato di scalata messo in atto da Renzi che puntava, proprio lui, “il nuovo che avanza”, ad arrivare a Palazzo Chigi con metodi molto vecchi: la “trattativa” extraparlamentare.

Ma Letta, sconfessando le voci di presunte offerte del dicastero Esteri e nomina da Commissario europeo in futuro, ha tenuto il punto, ribadendo il suo «profondo attaccamento alle istituzioni» e sottolineando di non muoversi «per obiettivi personali»: «Le mie prospettive personali non c’entrano niente né sulle cose di adesso né sulle cose del futuro».

«Chiedo chiarezza al Pd, chi vuol venire al mio posto dica che vuol fare». Il premier ha ricordato che «le dimissioni non si danno per dicerie o manovre di Palazzo»: l’unica strada, dunque, è quella parlamentare. Chi vuole fare il Presidente del consiglio deve dire perché e come, non basta promettere.

Marco Di Lello, capogruppo del PSi alla Camera commenta: “Abbiamo ascoltato delle buone idee. Chiederemo di sapere perché non sono state messe in campo prima. Soprattutto ora stiamo attenti a non rompere il centrosinistra e nel merito vediamo dal principale partito di governo che proposte verranno; valuteremo quello che è più utile per il Paese”.

Ora non resta che attendere la direzione del PD dove, si fa sapere, Renzi preparerà un attacco di fuoco contro Letta aprendo la strada alla crisi. Operazione davvero pericolosa e acrobatica che potrebbe portare i democratici sull’orlo di un baratro senza precedenti: ma, il segretario PD, si dice, sembra non avere dubbi e punterebbe tutto sulla promessa di traghettare la legislatura fino al 2018 assicurandosi così l’appoggio degli alfaniani.

Certo, se così fosse, i democratici corrono il rischio di dover andare in Aula e sfiduciare a viso aperto il proprio presidente del Consiglio. Da Palazzo Chigi fanno sapere che proprio dopo la direzione del Pd, dalla quale Enrico Letta attende un pronunciamento ufficiale, il premier deciderà se chiedere al Capo dello Stato il passaggio alla Camere. Non solo. Sembra che, nel caso in cui la sua proposta venisse accettata dal Pd, Letta escluda un rimpasto, ma pensi ad un Letta II per realizzare il nuovo patto di coalizione.

Oppure si può intravedere nelle parole del deputato renziano Scalfarotto una soluzione diversa, una elegante retromarcia del giovane Sindaco: «Aspettiamo di sentire di Letta. Se ci dice che c’è un rilancio, se il Governo ha delle risposte, noi siamo tutti contenti».

Ma, soprattutto, è interessante notare quanto dichiarato da Stefania Giannini, segretario di quella Scelta Civica che proprio ieri, con il capogruppo alla Camera Andrea Romano, aveva “sfiduciato” Letta : «Valuteremo il testo di Impegno Italia, che è molto corposo e articolato, ma spetta comunque alla segreteria del Pd la responsabilità piena di fare chiarezza e togliere quell’ambiguità sul sostegno politico al presidente del Consiglio che ha impedito al governo di decollare veramente».

Stessa musica arriva dalla Lista Tabacci, altra componente parlamentare che aveva voltato le spalle a Letta puntando su Renzi. Pino Pisicchio ha spiegato che ora la palla passa al PD». Cioè a Renzi.

Un’altra sfumatura che fa riflettere, ma soprattutto mette in una condizione difficile il segretario democratico che può rimanere con il cerino in mano.

Chissà se la spregiudicatezza del “rottomatore” non si sia scontrata contro la realtà: dopo tanti tweet, una prima batosta reale. Chi rottama chi?

Roberto Capocelli

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