mercoledì, 20 Novembre, 2019

Chi si ricorda gli anni di piombo? Andare, essere in guerra, Quel fascistissimo interlandi, La dinastia segreta dei Tarquini

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SFORBICIATE LIBRI – Era ora che qualche storico noto si occupasse degli anni di piombo, come fenomeno complessivo, politico, non episodico e frammentario. Lo ha fatto ora uno storico di vaglia, di grande esperienza e notorietà, con “Anni di piombo e di tritolo (1969-1980) “Mondadori. Sulla copertina leggiamo un frase significativa dell’autore sul terrorismo nero e rosso : “ Se si ricordano i nomi dei carnefici e si dimenticano quelli delle vittime,vi è un corto circuito nella memoria collettiva: così si rischia di ribaltare i ruoli, di dimenticare ciò che realmente è accaduto. E la storia perde il suo senso”. I dati sono importanti da ricordare . Dalla strage di piazza Fontana a Milano (banca dell’agricoltura), del 12 dicembre 1969, fino all’assassinio di Roberto Ruffilli da parte delle Brigate rosse, il 16 aprile 1988, in Italia sono state uccise quasi quattrocento persone e oltre mille ferite, rimaste invalide. Con quella terribile stagione sono stati assassinati magistrati ( come Emilio Alessandrini),operai ( come Guido Rossa),giornalisti (come Carlo Casalegno e Walter Tobagi).Sono quelli anche gli anni del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro e delle stragi “nere” di piazza della Loggia ,del treno Italicus e della stazione di Bologna. Gianni Oliva ripercorretutte quelle vicende sanguinose ,ricostruendo anche il clima politico e lo scenario socioeconomico di quegli anni . Lo Stato, come si sa, ha vinto la guerra contro il terrorismo di tutti i colori, anche se ha perso molte battaglie. Sono rimaste però sul campo le vittime innocenti ,anche quelle più recenti (come Marco Biagi) e le loro famiglie con la loro sofferenza. Ma di queste vittime sacrificate se ne ricorda ancora qualcuno ? E’ questo l’interrogativo ricorrente dello studioso del Novecento nel suo saggio di 400 pagine.

Parliamo adesso di un’altra guerra, la prima mondiale, con un altro storico apprezzato, Mario Isnenghi . Il libro, pubblicato dalla Salerno editrice, ha per titolo: ” Bellum in terris – Mandare,andare,essere in guerra”, a cura di Roberto Iannantuono. Si tratta di una raccolta di testi di pubbliche lezioni di Mario Isnenghi ,svolte negli anni 2014- 2018 ,sul primo conflitto mondiale . In realtà “lezioni civili” sulle vicende della “grande guerra”, raccontate come dei saggi ,con i retroscena,i dibattiti,le polemiche del tempo, col taglio del giornalista. Non a caso l’autore si è occupato anche di storia del giornalismo. Quelle di Isnenghi quindi non sono solo “lezioni” ma analisi dei problemi politici, economici e sociali del 1915-18,anche di quelli irrisolti che portarono poi alle conseguenze di altri disastri, compresa la seconda guerra mondiale.

Giampiero Mughini è un giornalista scrittore che voi vedete spesso in tv, vestito in modo stravagante,che disserta su tutto : di costume, sport , politica, di pettegolezzi vari . L’autore vive, oltre che di pensione,di ospitate televisive; è spesso provocatorio e irritante . E’ sempre stato così sin dai tempi del liceo e dell’università a Catania. Poi, da giovanissimo,ha militato nei gruppi della sinistra estrema, al di là del Pci ,di cui era malvisto. Trasferitosi a Roma è “rinsavito” (ma questo lo dico io), grazie anche alla stretta amicizia di Leonardo Sciascia (che andava a trovare spesso) e di Antonello Trombadori, critico d’arte e notoriamente un moderato dall’ala comunista amendoliana. Ora Mughini ha pubblicato,anzi ripubblicato dopo molti anni, un saggio-romanzo su un giornalista fascista,anzi fascistissimo,Telesio Interlandi ,”A via della mercede c’era un razzista” (Marsilio). Il librio stava per scriverlo Sciascia,ma l’improvvisa morte glielo ha impedito. Mughini,sollecitato dal figlio di Interlandi,si era innamorato del progetto,anche se si trattava di un personaggio scomodo, sicuramente malvisto dagli intellettuali e da quasi tutti i partiti politici. Il personaggio Interlandi era un giornalista amato da Mussolini, direttore della “Difesa della razza”, una rivista che difendeva le atroci leggi razziali italiane. La sua storia è stata ritenuta ,politica e professionale, è stata ritenuta interessante,anche perché in quella rivista vi scrivevano intellettuali (come Moravia e Zavattini ) che poi diventeranno “penne di punta” del Pci . Una storia che comunque andava conosciuta ,anche se andava messo in rilievo il deprecabile comportamento politico del giornalista razzista. Ma in quella prima edizione il libro provocò polemiche roventi, mentre oggi l’uscita nelle librerie è caduta –almeno sin’ora –nel silenzio.

Infine,ci occupiamo di storia dell’antica Roma con un bellissimo libro di Emma Pomilio,docente alla Sapienza ,”I Tarquini ,la dinastia segreta” (Mondadori). La storia è affascinante. Comincia a Tarquinia sei secoli prima di Cristo, con il giovane mercante etrusco Lucumone che si innamora della nobile Tanaquil; la fuga a Roma di Lucumone dal re Anco Marcio. Il giovane etrusco cambia il nome nel romano Lucio Tarquinio. Da qui comincia la dinastia etrusca,con Tarquinio Prisco (quinto re di Roma),del suo erede Servio Tullio ,nato schiavo, che poi diventerà il primo tiranno della Città eterna .Un tiranno però che combatterà i privilegi dei nobili e che avvierà le prime grandi riforme che porteranno Roma a diventare una grande potenza nel Mediterraneo. Un saggio che si legge come un lungo racconto, con colpi di scena, tragedie e sorprese piacevoli.

Aldo Forbice

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