giovedì, 12 Dicembre, 2019

Chi spegnerà la luce?

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Non c’é argomento sul quale Lega e Cinque stelle non stiano in “gran dispitto”, per dirla alla Farinata degli Uberti. Dai migranti, alla Russia connection, alla flat tax, al voto sulla presidente della Commissione europea, Ursula von der Heyen, i due partiti sono in perenne dissenso. Anzi vivono in una condizione di perdurante, assoluta, spietata inimicizia. Ci manca solo che uno dichiari guerra e l’altro si schieri col fronte opposto. Ma allora perché non gettano la spugna e riconsegnano le chiavi al presidente della Repubblica? Cos’altro ci si deve attendere prima che il governo gialloverde tiri le cuoia?

Il problema non é sui tempi, ma su chi dovrà aprire la crisi e per cosa. Salvini ne sta facendo di ogni per costringere i poveri grillini a sfasciare il governo. Convocare i sindacati al Viminale per parlare di flat tax, con l’estromesso Siri, non si era mai visto. Un ministro dell’Interno che si sostituisce al ministro dell’Economia e al presidente del Consiglio per concertare un provvedimento economico non so in quale paese del mondo si possa incontrare. Ma non s’era mai visto un presidente del Consiglio che offre il proprio voto favorevole, in accordo coi grillini, a un presidente della Commissione europea senza averlo concordato col suo alleato. E mettendo nel ridicolo l’Italia che si trova così a Bruxelles con metà governo in maggioranza e metà all’opposizione. Quel che ha detto la von der Lehyen sui migranti confligge nettamente con la posizione del governo italiano. I grillini si contrappongono al governo italiano di cui fanno parte?

Quello che é avvenuto sulla Russiagate é ancora più grave. A fronte dei problemi causati alla Lega dall’amico Savoini sui rubli che sarebbero stati chiesti a fronte di una partita di petrolio per l’Eni al fine di finanziare la campagna elettorale europea, Di Maio, alla sua prima dichiarazione, ha voluto mettere in chiaro che i Cinque stelle non hanno mai preso un soldo come se la Lega, alleata, ne avesse presi. Una sguaiata competizione di moralità pubblica giocata sulle ferite dell’altro partito. D’altronde si tratta della riproposizione del caso Siri, ove il partito più deciso a pretendere le dimissioni é stato proprio il partito alleato.

Quanto può durare non saprei. Dipende dagli interessi politici ed elettorali di ognuno. Nessuno dei due partner può formare in questa legislatura una maggioranza alternativa. Nemmeno i Cinque stelle col Pd, perché a quel punto almeno i renziani si metterebbero di traverso. Il centro-destra non ha i numeri oggi e potrebbe averli solo domani. Tutto lascia pensare che alla crisi di governo seguirà lo scioglimento delle Camere e l’indizione di nuove elezioni. Paradossalmente i Cinque stelle son quelli che più le temono. Salvini lo sa a sfrutta questa paura per infliggere i suoi colpi. Fino a quando? Anche perché lo stesso Pd ha bisogno di tempi medio lunghi. Non ha raggiunto l’unità interna, non ha una coalizione né un programma. Solo Salvini saprebbe cosa fare e come vincere. Ma non vuole essere lui ad aprire la crisi. E cosi si andrà avanti ancora per un po’. A meno che l’improba legge di stabilità non convinca che é meglio accelerare. Aumentare l’Iva non fa aumentare i consensi. E Flat tax, pugno duro sui migranti e finalmente più Tav costituiscono invece il nerbo di un suadente programma elettorale. Per realizzarlo poi ci sarà tempo. Anche molto.

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Mauro Del Bue

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