lunedì, 22 Aprile, 2019

Chi spiana la strada ai gilet-felpati giallo-verdi?

0

Non sappiamo cosa succederà alle primarie del PD ma non stupirebbe che, senza un vincitore, la vera ragione sia la debolezza dell’analisi politica e programmatica dei tre competitori. La maggiore preoccupazione appare contendersi le spoglie dell’ex gruppo di Renzi con la stizzita smentita anche di Zingaretti di non perseguire alleanze né a destra né con i grillini. Spontanea la considerazione: se si vuole accreditare una possibile alternativa di governo, senza andare a sbattere contro elezioni anticipate, con chi farla e a quali imprescindibili condizioni? È in gioco o no la democrazia rappresentativa? Qui cascano gli asini con una superficialità di analisi che fa temere il peggio. L’alternativa al suo governo è quella che sta incubando Di Maio secondo il modello francese dei gilet gialli magari con la felpa verde peraltro in totale assenza della saldezza dell’assetto istituzionale francese. Non è un caso che l’ultimo sondaggio abbia premiato col 58% l’ipotesi di un leader forte al comando senza la vischiosità e la conflittualità dei partiti che ogni giorno crescono con i relativi penultimatum.

E meno male che finora è stato accantonato il tema più scottante del federalismo nell’ipotesi tradizionale della Lega fin dalla sua nascita, quella di trattenere in loco, a prescindere dagli obblighi di eguaglianza e solidarietà, una crescente quota parte di reddito prodotto dalle regioni con l’esito scontato che quelle ricche diventano sempre più ricche e quelle povere si desertificano sempre di più. Con l’attuale insediamento elettorale, orientamento grillino al sud e leghista al nord, non sussistono dubbi che, si vuole il riequilibrio del Paese, con un programma non puramente assistenziale qual è quello grillino del reddito di cittadinanza, il PD deve sfidare il M5stelle con le sue proposte e non parlarne come degli appestati nella vulgata pilatesca dei vedovi del potere perduto e della logica suicida per il Paese del “tanto peggio tanto meglio”. Eppure una lezione preziosa è venuta dal congresso CGIL. La tentazione dell’uomo solo al comando, con tutti i cerchi magici ed imprevedibili che ne conseguono, è stata sventata dando la priorità ad un documento politico-programmatico condiviso dal 98% dei delegati, sulla base del quale è scattata la candidatura e la gestione unitaria nella persona di maggiore appeal all’esterno il combattivo Landini.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply