martedì, 24 Novembre, 2020

Chiarezza e unità. Solo così il paese si salverà

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Le proteste scattate ormai in tutta Italia sono la rappresentazione plastica di un Paese che ha paura e che teme di non farcela. Non sono bastate le rassicurazioni del governo che ha annunciato che già dai prossimi giorni arriveranno sui conti correnti dei commercianti e degli imprenditori danneggiati dal semi-lockdown i contributi a fondo perduto come ristoro per la chiusura della loro attività. Napoli è stata solo la prima città a protestare, con forme del tutto sbagliate. Ma a questa sono seguite tante altre città, soprattutto del Nord, che hanno riversato la propria rabbia nelle manifestazioni che avvengono in queste ore per le strade. Per affrontare questa fase serve responsabilità, unità e soprattutto chiarezza nei proclami. I cittadini non vogliono assistere ad annunci senza che poi seguano i fatti e nessuno, a questo punto, può e deve creare allarmismo gratuito. La verità è che gli italiani si sentono un po’ presi in giro: siamo passati dalla convinzione comune di convivenza con il virus a combattere di nuovo contro il virus perché ci siamo trovati impreparati alla seconda ondata che, invece, era prevedibile. Non abbiamo potenziato adeguatamente le terapie intensive, abbiamo riaperto le scuole (salvo poi richiuderle a macchia di leopardo, creando grande confusione) senza potenziare il trasporto pubblico. Al governo non contesto le scelte che ha fatto: sono convinto che un nuovo lockdown debba essere l’ultima àncora alla quale bisogna aggraparsi. Non sono d’accordo, però, sul mancato coinvolgimento di tutte le forze politiche, sull’aver fatto orecchie da mercante su proposte sensate, anche socialiste, che oggi avrebbero alleggerito di molto la gestione dell’emergenza. Dobbiamo essere uniti, perché solo con l’unità e il coinvolgimento di tutti possiamo uscirne. Salvi.

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