sabato, 25 Gennaio, 2020

Choc in passerella, quando la moda s’ispira alla Shoah

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L‘Olocausto è fashion? La domanda polemica arriva dall’altro capo del mondo. Diet Prada, infatti, prende per i fondelli Loewe, il brand spagnolo che si è ispirata all’artista William de Morgan per un look che ricorda vagamente (neanche poi tanto) le uniformi utilizzate ad Auschwitz e altri campi di concentramento.
“Non è mai stata nostra intenzione e ci scusiamo con chiunque abbia pensato che siamo stati insensibili al tema. I prodotti presentati sono stati rimossi dalla rete commerciale“, viene chiarito, si fa per dire, in un comunicato stampa.
La maison, tra le più importanti in territorio iberico, si scusa sottolineando che mai avrebbe creduto di urtare la sensibilità dell’opinione pubblica.
In passato, anche il marchio di moda low cost  Zara, fu al centro di uno scandalo dopo aver commercializzato una t-shirt a righe con stella a sei punte troppo simile alla stella di David.
Anche in quell’occasione, il capo della discordia fu ritirato dal mercato con tanto di scuse al seguito.
Ma Zara si dimostrò recidiva visto che nel 2007 aveva creato una borsa con segni simili alle svastiche nazifascita.

NEL 2011 ANCHE JOHN GALLIANO DI DIOR CADDE NELLA TRAPPOLA RAZZISTA.
Il primo marzo del 2011 la celebre casa di moda francese Dior licenziò in tronco il direttore creativo John Galliano dopo le frasi filonaziste e antisemite, pronunciate ai danni di un gruppo di ragazzi in un caffè parigino. Visibilmente ubriaco, il controverso stilista inneggiava ad Hitler, proclamando il suo amore nei riguardi del Führer.
L’episodio, accaduto il 24 febbraio dello stesso anno, fu archiviato dalla Maison francese con il licenziamento “per il carattere particolarmente odioso del comportamento tenuto e delle parole pronunciate da John Galliano.”
Dimenticare significa essere complici? Diciamo di no, vogliamo essere garantisti ma in questo periodo storico, dove l’escalation di odio riguarda tutta l’Europa, una leggerezza di questa portata non può passare inosservata.
Non deve per onestà intellettuale. Per le vittime della Shoah, circa sei milioni di ebrei nel mondo. E per la senatrice a vita Liliana Segre e tutti i sopravvissuti (si pensi, per restare nel nostro Paese, a Sami Modiano e Piero Terracina, quest’ultimo scomparso domenica scorsa) di una delle pagine più tragiche che la storia abbia scritto nel corso del tempo.

Andrea Malavolti

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