giovedì, 19 Settembre, 2019

Ciclismo. Domenica si corre per la maglia tricolore

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Guardatelo. Posa plastica, sguardo dritto sopra i baffi ottocenteschi. Forse trattiene il fiato per non far vedere un accenno di pancetta. Questo signore si chiama Giuseppe Loretz ed è il primo campione italiano di ciclismo “di velocità”.
Sembra uno molto sicuro di sé ed effettivamente lo era. Nel 1885 lavorava in Pirelli e chiese un permesso per partecipare al Campionato Italiano in programma a Torino, su una pista allestita in terra battuta. Il permesso speciale di cinque giorni gli fu concesso a patto che avrebbe dovuto montare sul suo biciclo gomme Pirelli e con l’intesa che se non avesse vinto sarebbe stato licenziato.
Domenica prossima nessuno dei 152 corridori che si contenderanno la maglia tricolore sulle strade emiliane dell’Alta Val di Taro rischia il licenziamento ma questo non vuol dire che in tanti non saranno motivati a fare bene.

Le strade dell’Alta Val di Taro hanno già ospitato un Campionato Nazionale. Era il 1981 e vinse Francesco Moser, primo al traguardo dopo una giornata passata a punzecchiarsi con Giuseppe Saronni, tenace avversario di sempre.
Il percorso di quest’anno è esigente e selettivo, diverso da quello del 1981, adatto ad atleti dotati di buon fondo, capaci di destreggiarsi su un dislivello complessivo di circa 4.100 metri, con alcuni strappi importanti, tratti di discesa impegnativi e sede stradale a volte piuttosto stretta.

Gli ultimi 124 chilometri dei 226,9 previsti si svolgeranno nel circuito di Compiano, 10 giri di 12,4 chilometri ciascuno, di cui solo 3,5 pianeggianti. Se ci aggiungete il gran caldo di questi giorni…

Ed i favoriti?
Vincenzo Nibali è l’uomo più atteso. Con alcuni compagni di squadra è stato a Livigno a smaltire le fatiche del Giro d’Italia ed a mettere insieme forze e motivazioni per l’imminente Tour de France. Nibali ha già indossato due volte la maglia tricolore ed il percorso è innegabilmente adatto alle sue caratteristiche. Occhio poi a Diego Ulissi ed a Davide Ballerini. Attraversano ambedue uno stato di forma invidiabile. Il primo è reduce dalla vittoria al Giro di Slovenia, come Nibali ha una buona squadra a supporto ed è bravo nelle volate a ranghi ristretti. Davide Ballerni ha appena vinto con autorità i Giochi Europei di Minsk e sta facendo una buona stagione. Tatticamente è intelligente e nessuno vorrebbe averlo a ruota in vista dello striscione del traguardo.

Chi sicuramente non si tirerà indietro è Giovanni Visconti, già tre volte Campione d’Italia. In altre due occasioni è arrivato secondo, nel 2008 e nel 2018. Con la quarta vittoria entrerebbe nel mito. Quest’anno corre nella Neri Sottoli Selle Italia KTM, una squadra di seconda fascia guidata dall’esperto Luca Scinto. Visconti, 36 primavere sulle spalle e sulle gambe, finora ha avuto una stagione difficile, vittima di tanti inconvenienti fisici che ne hanno condizionato il rendimento. Qualche giorno fa è tornato finalmente al successo, sull’asfalto della Slovenia, battendo in volata Diego Ulissi e recuperando fiducia e motivazioni per la corsa tricolore.
Altri papabili a vestire la prestigiosa maglia tricolore sono Giulio Ciccone, Sonny Colbrelli, Matteo Trentin, Damiano Caruso, Enrico Battaglin, Alberto Bettiol. Andrea Vendrame potrebbe essere la bella sorpresa.
Chi invece quasi sicuramente non salirà sul podio è il Campione d’Italia uscente Elia Viviani. Le caratteristiche del percorso lo condannano in partenza, troppo selettivo.
Nell’anno appena trascorso Viviani ha onorato la maglia tricolore in tutte le strade del mondo, sfrecciando per primo sul traguardo di corse prestigiose a tutte le latitudini, dall’Australia alla penisola arabica. Quindici giorni fa è tornato a vincere per due giorni consecutivi al Giro di Svizzera, un buon viatico per l’imminente Tour de France.
Si dice infine che per Davide Rebellin, 48 anni, sarà l’ultima gara in carriera. C’è da crederlo? Troppo affezionato alla bici da corsa.

Abbiamo detto che il circuito finale sarà percorso dieci volte. Tra un passaggio e l’altro cercate refrigerio in una pasticceria ed assaggiate gli Amor, deliziosi pasticcini di crema chantilly racchiusa tra due cialde sottili, tipici della zona. Ne vale la pena. Chi è a dieta potrà sempre portare a casa e mettere in dispensa i famosi porcini dell’Alta Val di Taro, quelli essiccati si trovano sempre.

Marco Burchi

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