giovedì, 17 Ottobre, 2019

Ciclismo. Strade bianche, la stagione inizia sul serio

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Fango o polvere. Dipenderà dal clima di sabato 9 marzo e forse quest’anno sarà polvere, tanta polvere. Oltre alla fatica è questo che aspetta i migliori ciclisti professionisti alle Strade Bianche, partenza ed arrivo in quel di Siena, in pochi anni diventata a pieno titolo una classica del calendario ciclistico internazionale. Se va male, come qualche volta è accaduto, si farà vivo un vento freddo e tagliente che pettina il grano ancora basso e striglia le reni ai corridori.

Non è facile governare il mezzo, a fine inverno, sugli sterrati delle crete senesi normalmente percorsi solo da trattori. Non è un caso, infatti, che corridori provenienti dal ciclocross, da queste parti, risultino tra i protagonisti come Wout Van Aert, terzo lo scorso anno, e compreso nel parterre dei favoriti in questa tredicesima edizione.
Il lotto dei pretendenti è composto da 207 iscritti suddivisi in 21 squadre. Già, la squadra. La squadra conta come sempre in questo sport ma poi, negli ultimi trenta chilometri, è come nelle grandi salite del Giro e del Tour, si corre uno contro tutti e per vincere la “classica del nord più a sud d’Europa” occorre avere la cosiddetta marcia in più su tutti gli altri. Bisogna saper guidare la bicicletta con potenza e finissima perizia negli undici settori di sterrato che caratterizzano il percorso, quest’anno per 63 chilometri sui 184 totali.
Mancheranno l’eclettico Sagan e il campione del Mondo Valverde, uscito malconcio dall’UAE Tour , ma saranno presenti l’ambizioso campione olimpico Greg Van Avermaet e, sebbene reduce da una caduta sulle strade fiamminghe, il vincitore dello scorso anno, il belga Tiesj Benoot.
Ci proverà come sempre il ceco Stybar, primo nel 2015 e secondo nel 2016, che la scorsa settimana con un magnifico spunto nel finale ha già vinto a braccia alzate la mini-classica belga Omloop Het Nieuwsblad.
Vedremo cosa sapranno fare il talentuoso Alaphilippe, il vincitore del Tour de France 2018 Geraint Thomas e altri valenti interpreti delle due ruote come ad esempio il kazako Lutsenko o il belga Wellens.
Tra gli italiani ci sarà il nostro Nibali, corridore esperto anche nello sterrato e, tra gli altri, il vincitore del 2013 Moreno Moser, per adesso una meteora tra i professionisti nonostante il cognome. Il campioncino Gianni Moscon della Sky nutre molte aspettative per questa stagione tanto da dichiarare, in questi giorni, di avere gli attributi per vincere anche in questa corsa.
Vedremo se taglierà il traguardo per primo in Piazza del Campo una volta superato il durissimo strappo nell’ultimo chilometro dopo Porta di Fontebranda, dove ancora tutto può succedere tenendo conto che sullo scivoloso lastricato medioevale la salita arriva ad avere una pendenza del 16%. Chiedete all’italiano Brambilla, quest’anno assente dell’ultimo minuto. Lui purtroppo ne sa qualcosa, risucchiato nel 2016 dai suoi inseguitori in men che non si dica.
Sotto la Torre del Mangia per un giorno udiremo il ronzio delle catene delle biciclette e non il rumore degli zoccoli dei cavalli del Palio.
Io sarò lungo il percorso, sullo sterrato numero 8, intitolato al grandissimo Fabian Cancellara, vincitore di questa corsa per ben tre volte.
Un tratto di quasi 12 chilometri, caratterizzato da notevoli saliscendi, con pendenze molto elevate sia in salita, sia in discesa.
E’ qui, in prossimità del Monte Sante Marie, che si trova il mio paracarro dove sedersi con un panino alla finocchiona, insieme ai tanti appassionati, in attesa spuntino i corridori dalla collina di fronte.
Paolo Conte ha proprio ragione quando in Bartali canta “vai al cine, vacci tu”.

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